Avvento: work in progress verso la luce vera

La prontezza di spirito è il filo conduttore di questa prima parte dell’Avvento. La Domenica che sta per volgere al termine ci vuole con l’animo di chi vive sempre nel ‘work in progress’.

La vocazione cristiana è un lavorio continuo di attesa e conformazione a Gesù. Attendendolo nella festività del Natale, ci proiettiamo nel futuro, quando lo vedremo ‘faccia a faccia’, come dice la Scrittura, ed Egli ‘sarà tutto in tutti’.

L’Avvento richiama la venuta (avvento) finale di Cristo, sia esso alla fine dei tempi, sia esso alla fine della nostra vita.

Cristo si fa carne (mistero dell’Incarnazione che celebriamo a Natale), perché noi possiamo guardare al cielo, senza paure.

Le Domeniche di Avvento servono a questo: capire che c’è una luce che ci attende, oltre le piccole e intramondane lucine, che sconfinano un po’ dovunque per i luoghi che abitiamo.

Il nostro ‘work in progress’ figura più veritiero, qualora si sa fare ordine ‘direzionale’: non verso lucine intermittetti, ma verso luce stabile, fissa, imperitura… con prontezza di spirito!

Buon cammino di Avvento,

Luca Sc.

Il Cristo inaugura il tempo di Kairòs, di grazia

#VangeloDomenicale: III del Tempo Ordinario, Anno C

Di Luca Sc.

Immaginiamo la scena del brano di questa Domenica. Immaginiamo la delicatezza di Gesù nell’aprire il rotolo e nel dare annunzio di salvezza.

Immaginiamo anche quanto stupore vi potesse essere tra i suoi compaesani – la sinagoga ove Cristo si trova è proprio quella di Nazareth. Qualche versetto dopo scopriremo che quegli stessi abitanti, che lo avevano visto crescere e lo avevano poco prima sentito parlare nel loro luogo di culto, volevano gettarLo giù dal ciglio del monte: ‘Nemo propheta in patria’.

Immaginiamo di essere lì, ad ascoltare la liberazione vicina, il kairòs, per bocca del Figlio di Dio, senza poter capire molto, ma restando stupefatti.

Immaginiamo di poter comprendere, diversamente dai Nazareni, la portata della dignità del Cristo, della sua Divino-umanità. Immaginiamo di essere felici per le parole di grazia, di kairòs, che attraverso Lui si fanno plasticamente presenti.

Se avete immaginato tutto questo, rileggete il brano di questa Domenica.

Ora potete rendervi conto, insieme a me che con voi provo a fare questo esercizio di meditazione sulla Parola del Vangelo, che Cristo è l’Unico importante e portatore di importanza per ciò che ci circonda, in questa vita e nella Eterna.

In Cristo si compie la grazia, la divinizzazione dell’uomo per mezzo del suo Incarnarsi. Il Verbo di Dio fatto uomo apre a noi il senso vero e ultimo della nostra esistenza.

Liberazione e vita vera: cosa chiedere di più? Se comprendiamo, come lo spero, che Colui che annuncia ciò è Dio, non abbiamo a che temere. Dio è con noi e vuole renderci come Lui, ‘grazie alla grazia’ della Incarnazione.

Nessuno potrà allontanarci da questa acquisizione, neppure con la violenza e la spada (memoria dall’epistolario paolino).

Come vivere, allora, questa vita divina? Nella Chiesa, comunità di salvati, di uomini e donne che respirano kairòs, grazia, continuamente, per mezzo dell’amore di Dio, in Cristo, nello Spirito.

Nessun membro della Chiesa è esente dallo sperimentare questa grazia di vita divina: ciò che è importante è che comprenda il valore del servizio scambievole e amoroso. Non è un gioco essere cristiani: è un impegno di vita donata.

Nella sinagoga a Nazareth ogni celato si disvela e finalmente, a chi desidera occhi nuovi, vien palesata l’identità di Gesù quale Cristo, ovvero Unto dallo Spirito per salvare l’uomo e renderlo partecipe della vita divina. Ecco il Kairòs! Ecco la Bella e Buona Notizia, il Vangelo!

Buona Domenica, cari lettori!

A presto,

Luca Sc.

#VangeloDomenicale: 26° Domenica del Tempo Ordinario. Credere alla salvezza universale di Cristo.

Di Luca Sc.

Roma, 29 settembre 2018

Il nome di Cristo è segno di salvezza universale!

Oggi il Vangelo offre un insegnamento senza tempo, perché portatore di gioia eterna: la salvezza di Gesù Cristo è per tutti!

Non ci sono limiti al Suo amore: “Chi non è contro di noi, è per noi”; gli apostoli ricevono questo insegnamento, il quale diviene forma per l’evangelizzazione futura.

Chi vive del Signore, non può, nello stesso tempo, parlare male di Lui, essere a Lui contrario…

I discepoli non comprendono la vastità del messaggio di Gesù, il quale, fino al raggiungimento degli eventi Pasquali e negli stessi, sarà la chiave di volta per capire la portata della salvezza, che abbraccia e abbraccerà tutti i tempi, tutta la storia, tutti gli uomini.

Un po’ si tende ad essere gelosi di Gesù: lo si vuole tutto per noi… Certamente è il nostro migliore amico…ma non dimentichiamo che siamo in comunione tra noi grazie al dono dell’amicizia con Cristo!

Essere Chiesa significa appartenere, come comunità (insieme), a Cristo, amico prezioso della nostra vita…

Chi ama il Cristo, Lo ama perché L’ha ben conosciuto! “Chi non è contro di noi, è per noi”, direbbe ancora il Maestro di Galilea. Ma colui che ha ben conosciuto Gesù, dovrà anche ben sapere che Egli ama tutti e vuole salvare tutti!

Il Vangelo di questa Domenica ci insegna ad allargare il cuore, dilatandolo fino a tenere il grande, immenso desiderio che tutti siano salvi, grazie all’unico Salvatore.

L’amore di Gesù non è solo nostro; il cambiamento che ha operato in noi non è un “unicum”: Dio salva tutti e rigenera tutti i suoi figli.

Quanto abbiamo ricevuto da Lui, dato quanto scritto, bisogna condividerlo… e non è facile! Siamo sempre pronti a fare discriminazioni: uno sembra un po’ antipatico e quindi non riusciamo a parlargli del Vangelo; un altro ci pare poco sveglio e così via…

Questo è un modo per stare soli con Gesù o per isolarci da Gesù stesso?

Meditiamo, meditiamo gente!

Buona Domenica.

Luca Sc.

#VangeloDomenicale: 24° del Tempo Ordinario. Il vero volto del Cristo e il nostro cuore

Di Luca Sc.

Roma, 15 settembre 2018

“Ma voi, chi dite che io sia?”.

Domanda da un milione di dollari o semplice?

Né l’una, né l’altra: è una domanda profonda, quanto si trova ad essere profondo il nostro cuore.

Il nostro “cuore”, si è detto in altri articoli che identifica biblicamente la “coscienza”, non si sazia mai di verità effimere, bensì cerca sempre “cose sostanziose”; il nostro cuore cerca l’essenza del vero e rimane deluso ogniqualvolta gli s’imbonisce una fasulla quasi verità.

Il cuore cerca il vero ed ha, come direbbe il filosofo, delle ragioni che la ragione non ha.

Se noi, leggendo il Vangelo di questa Domenica, sentiamo che qualche angolo di coscienza preme per conoscere nuovi tratti di Gesù, ciò è, evidentemente, una benedizione.

È il cuore che cerca il vero e non si può saziare totalmente di cose intermedie.

Il Cristo, dunque il Messia Salvatore, bussa con forza a questi nostri cuori.

Il “Ma”, questa congiunzione avversativa, non è solo forma grammaticale: pesa quanto il desiderio del nostro cuore.

Trovatemi qualsiasi bambino che non abbia desiderio di stare sempre “un po’ di più” con la sua mamma: è il suo cuore che glielo dice e esso non mente.

La coscienza, come direbbe la Teologia: intimo sacrario in cui Dio parla all’uomo, non può essere presa in giro.

Se vogliamo credere in Gesù, ci rendiamo conto, tramite il cuore, che Egli ha il volto del Cristo. Gesù Cristo.

Egli ha il volto di Colui che chiede la sequela: e ivi il cuore, oramai pieno di gioia per il riconoscimento del Vero, non può esimersi dal seguire la Verità.

Sequela significa avere il cuore aperto, pronto, vigile, veritiero e amante della verità.

Tale cuore ci porterà alle opere dell’annuncio, le quali saranno segno evangelizzatore.

Questo cuore felice non avrà paura della inevitabile croce, connessa alla sequela.

Dalla croce non è stato esentato neppure Cristo; il cuore nella Verità queste cose le arriva a conoscere bene.

Buona Domenica, cari lettori.

Luca Sc.

#VangeloDomenicale: 23° Domenica del Tempo Ordinario. Cambia punto di vista!

Di Luca Sc.

Roma, 8 settembre 2018

“Effatà”! Apri, Signore, il modo di vedere me stesso e il mondo al Tuo modo di vedere me e il mondo.

Ciechi lo siamo un po’ tutti, non comprendiamo subito la portata della grandezza del Cristo, il quale si fa presente in ogni vita, in modo misterioso, aprendola alla verità.

Apri! Effatà! Che i nostri orecchi possano ascoltare Te, che sei Verità! Che la nostra bocca possa lodare Te, che sei Verità!

Sicuramente sentiremo cose che, in un primo momento, non avremmo mai voluto sentire sul nostro conto, ma che ci faranno del bene. Quando arrivi Tu nella vita, o Gesù, apri alla conoscenza della profonda verità di noi stessi.

Ebbene sì: siamo ciechi sullo sguardo della nostra anima, su chi siamo veramente… Tu, Cristo Signore, entri in dialogo con noi, dopo averci permesso di guardarTi, e ci dici tutto di noi: le cose belle e le cose brutte.

Tu, per mezzo della preghiera e della fede in Te, apri il nostro intimo a noi stessi.

Infatti, Agostino, nelle “Confessioni” arriva a dire, che Tu sei più profondo dell’intimo stesso che ciascuno di noi, su sé, può scandagliare.

Apri! Risolleva! Fai risorgere! Tutta la nostra vita ha bisogno di essere veritiera dinanzi a Te.

Apri il nostro cuore, Signore, perché mai abbiamo ad arrossire quando ci troviamo ipocriti.

Apri tutti i nostri cancelli, che sprangano a noi la bellezza, la verità, la vita.

Scopriamo, così, cose di noi stessi che non ci aspettavamo di conoscere.

Buona Domenica, cari lettori.

A presto.

Luca Sc.

#VangeloDomenicale #VangeloDelleSolennità. Nascita di San Giovanni Battista: nel segno della misericordia e della benedizione.

Di Andrea Miccichè

Catania, 23 giugno 2018

La Chiesa oggi celebra la solennità della nascita di San Giovanni Battista, il precursore del Signore: il Battista diventa il punto di tangenza tra Antico e Nuovo Testamento.
È l’uomo dell’attesa, della preparazione, della via che si apre al compimento.
Proprio per questo, la liturgia di oggi non è incentrata sul martirio (la cui festa sarà celebrata il 29 agosto), ma sulla sua nascita: celebrando la nascita di San Giovanni Battista pregustiamo l’annunzio della Salvezza incarnata.

Tre i temi che colpiscono particolarmente: la misericordia di Dio, il nome del bambino e la benedizione.

Il Vangelo di Luca si apre con la meraviglia dei vicini e dei parenti che accorrono meravigliati da Elisabetta per glorificare “il Signore [che] aveva manifestato in lei la sua grande misericordia”: in Elisabetta si compie nuovamente il prodigio – tipicamente veterotestamentario – del parto della sterile e riecheggiano le parole del cantico di Anna “La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita” (1Sam 2,5b).
La misericordia di Dio non solo riequilibra quanto è impoverito dalla caducità della natura umana, ma sovrabbonda: Elisabetta non soltanto avrà la gioia immensa del figlio, ma al figlio sarà affidata la missione di aprire la via al Signore che viene.

Ed è ancor più singolare il posto che la madre ricopre nell’economia del racconto evangelico: è lei la prima ad attribuire il nome; non è un caso che Zaccaria, impossibilitato a parlare dopo la visione con l’angelo, si limiti a confermare quanto detto dalla moglie.
Il sacerdote che voleva far entrare Dio nei suoi calcoli di possibilità umane – e per questo colpito con la perdita della voce – ora riconosce che il Signore opera agli orizzonti del ragionamento umano.
“Giovanni è il suo nome”: Dio ha avuto misericordia.
Nel nome del Precursore troviamo impressa una sintesi e una promessa, il nesso inscindibile tra Antico e Nuovo Testamento.
Il fatto, poi, che questo nome non appartenesse ad alcuno della parentela, rafforza la novità della profezia: i legami umani sono trasfigurati e superati dalla dignità filiale divina.

Il Signore ricco di misericordia annuncia che è prossima la rivelazione della Salvezza definitiva e l’annunzio si concretizza in una persona.
Se è vero che, nella cultura ebraica, il nome evoca l’essenza dell’individuo, in Giovanni abbiamo espressa una missione e una Grazia.

Di fronte a questa sovrabbondanza, il cuore si apre alla benedizione.
Come Zaccaria, la nostra lingua, impacciata per il carico di peccati e sofferenze, incapace di trovare un motivo per gioire, prorompe in esultanza.
Che cos’altro è essere cristiani se non benedire Dio, riconoscendo che Sua mano è con noi (cfr. Lc 1,66)?

Il Vangelo, dopo il lungo salto del cantico di Zaccaria, si chiude con una notazione dell’evangelista, con cui si presenta un San Giovanni cin preparazione, nel deserto.

Anche lui, prima di manifestarsi al mondo, deve provare, come l’antico popolo d’Israele, il tempo del nascondimento e della tentazione, ma soprattutto dell’incontro con l’infinitamente Altro.

Buona Domenica!

#VangeloDomenicale. 11° Domenica del Tempo Ordinario: il Regno di Dio, tra già e non ancora

Di Luca Sc.

Roma, 16 giugno 2018

Il Vangelo di questa Domenica ci pone dinanzi ad un mistero grande: il mistero del già e non ancora.
Cosa è, innanzitutto, il Regno di Dio? Significa riconoscere la forza propulsiva del Vangelo e, dunque, la Signoria di Dio sul mondo; significa leggere e far leggere la realtà nella nuova mentalità del nuovo annuncio.

Il Regno di Dio comincia nella Chiesa: il germe di questo nuovo Regno, fondato dalla forza liberante del Vangelo, si rinviene, è bene sottolinearlo, fontalmente nella Chiesa.
Tra tanti inciampi e scandali, il germe del Regno cresce sempre più, fino alla fine dei tempi, alla mietitura.

Di cosa sto parlando? Della solidarietà, delle istanze sociali, del perdono, della rinascita di uomini e donne feriti. Tutto comincia qui e ora, per via dell’avvento del Regno di Dio, nella luce del Vangelo.
Il seme è stato piantato nella terra dal Cristo, che ci ha insegnato a dar fiducia al Padre, ha ristabilito la bellezza del rapporto con la Trinità Creatrice. Questo seme significa carità, sapienza nel leggere i segni dei tempi, novità contro il grigiore della reiterazione dei peccati umani, responsabilità solidale e solidarietà compresa e attuata da gran parte delle persone.

Il Regno vive nella dinamica del già e non ancora.
Già vediamo che si fa del bene, che la logica nuova del Vangelo avanza; vediamo, nondimeno, quanto ancora ciò non sia pieno, completo. La pienezza si vivrà nei cieli e nella terra nuovi… Non dimentichiamo, però, che il Regno di Dio è già in mezzo a noi!

Buona Domenica, cari lettori.
Luca Sc.