Fidarsi di Dio, pregandoLo sempre: sfida di ogni cristiano. VANGELO DOMENICA 20 OTTOBRE

La Parola di questa Domenia rincuora tutti e offre una chiave di lettura sul valore della preghiera.

Si tratta di una supplica FIDUCIOSA. È qui la parola chiave: fiducia.

Il leit motiv è chiaro, seppur arduo ad essere compreso nella vita.

Serve infatti tutta una vita per abbandonarsi fiduciosamente al nostro Dio che è Giudice Giusto.

Non casualmente il brano del Vangelo termina col questionarsi di Gesù: Egli troverà la fede sulla terra al Suo ritorno?

La preghiera è un continuo abbandonarsi, anche durante le faccende quotidiane, alla bontà di Dio, chiedendo quanto bisogniamo.

Una volta una Suora mia amica mi disse che il Signore ama giocare ad amare e rincorrersi con le Sue creature. Mi spiego di seguito.

Gli amanti si cercano e si richiamano gli uni gli altri… ricordate la celeberrima pubblicità della SIP?

Dio vuole che manifestiamo Lui i nostri desideri e bisogni. Li conosce, ma li vuol sentir dire, perché si palesino quale evidente attestazione di fiducia. Non si chiede forse a chi si pensa ci possa aiutare?

Ecco il senso compiuto e ultimo del Vangelo di oggi.

Chiudo con un pensiero. Un autore cristiano soleva dire che il mettere in discussione la bontà di Dio addirittura va via da noi a seguire della nostra stessa morte.

Sforziamoci di credere nella Sua provvidenza benevola.

Buona Domenica,

Luca Sc.

6 ottobre 2019. 27ma Domenica del Tempo Ordinario: la fede umile e bastevole è come un semino di senape.

A casa ho dei piccoli granelli di senape in un piccolissimo sacchettino, veramente minuscoli.

Se soltanto si avesse fede pari a quei milligrammi e si potesse vedere in Dio la roccia (da cui la matrice ebraica del termine ‘Amen’) a cui aggrapparsi saldamente, ci si potrebbe dire felici.

Dunque, quando e come aver più fede?

In ogni circostanza ci è chiesto un atto di abbandono: quando non si ha lavoro, quando non si comprende bene la rotta, quando gli affetti più cari paiono lasciarci.

Una piccola e semplice fede per piccole e umili anime.

Quando tutto sembra non avere senso (poi ci si accorgerà puntualmente che il tutto è provvidenziale), il nostro cuore, qualora recante una piccolissima fede, troverà requie.

La fede che serve, quella del granello di senape, appare più grande ogniqualvolta noi dimentichiamo l’umiltà, quella propria della creatura.

Meno umili si è, meno la fede appare possibile al nostro cuore.

L’assioma succitato è palese, semplice, senza concetti nascosti. Più piccoli si è, più fede bastevole si ha.

La fede dell’umile, la fede del granello di senape.

Grazie per l’attenzione e Buona Domenica.

Luca Sc.

Vangelo Domenica 29 settembre 2019. Non va escluso nessuno dal banchetto materiale, perché nessuno è escluso dal banchetto del cielo.

Il Vangelo di oggi ci invita alla reprocità e alla fede.

La pagina che si ascolterà questa Domenica affronta tematiche tanto cogenti nella nostra compagine: le tematiche dell’equità, della prossimità, dell’uguaglianza, della reciprocità.

Lazzaro ha un nome. Epulone un appellativo, usato posteriormente dai Padri della Chiesa. Epulone deriva da Epulae (banchetto): egli è il banchettatore, dedito ai vizi, ai piaceri, al gozzoviglio. Lazzaro è conosciuto da Dio (nella parabola ha infatti un nome), misconosciuto dagli uomini del suo tempo, da colui che forse poteva aiutarlo.

La stessa, identica, triste e reale drammatizzazione avviene anche oggi: con il vicino di casa, con chi adesso è nel bisogno e un tempo si è mostrato nemico, con chi è indigente di affetto, con i migranti.

Non va escluso nessuno dal banchetto materiale, perché nessuno è escluso dal banchetto del cielo.

Come nessuno è escluso dalla Buona Nuova di Gesù, Colui che Risorge, dando vita nuova a chi crede in Lui. Ecco il secondo step di questa pericope evangelica: aver fede alla rivelazione unica e definitiva di Dio, costellata dalla Legge Mosaica, come pure dalle parole dei profeti, e ultimata dal Cristo.

Da Lui impariamo il comandamento dell’amore, a cui va subordinata la ricchezza e la gloria.

Piccola chiosa. Il 29 settembre è la Domenica del migrante e del rifugiato. La carità e il perdono non hanno confini territoriali.

Grazie a voi, cari lettori.

Luca Sc.

Vangelo di Domenica 22 settembre 2019: scegliere Cristo, la vera ricchezza.

Il Vangelo di questa 25ma Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, sembra tratto da una pagina di un quotidiano, riportando un esempio di scaltrezza tipicamente mondana.

Un uomo, che rischia il licenziamento (per frode), vuol tenersi buoni i clienti del suo datore di lavoro e si inventa una trovata astuta e poco legale: fare uno sconto sui debiti e cambiare le cifre nella ricevuta. Trovata atta al farsi nuovi datori di lavoro o amici nell’evenienza della perdita dell’impiego.

Così agiscono i figli delle tenebre, usando astuzia senza remore; tant’è che il padrone loderà l’impiegato disonesto.

Così non si comportano i figli della luce, ovvero coloro che non pensano ai beni terreni, sebbene avrebbero ad essere più geniali nel seguire la Buona Notizia di Gesù e nel metterla in atto.

Infatti, nella seconda parte del Vangelo il Cristo pare incitare ad una arguzia geniale, per portare la luce nel mondo e perché si uniscano sempre più in intento gli uomini di buona volontà.

Qui son sostanzialmente due i consigli ineccepibili di Gesù:

1. Decidersi per Lui, in quanto vera ricchezza.

2. Amare e seguirlo in modo geniale.

Per il secondo punto, ad esempio, basta guardare ai Santi e a cosa non si sono inventati per mettere in atto il Vangelo e farlo conoscere (consiglio a tal proposito di studiare la figura di San Filippo Neri, anche attraverso il celeberrimo film ‘State buoni se potete’).

Siate caritatevolmente geniali!

Buona Domenica!

Luca Sc.

Vangelo Domenica 15 settembre 2019: la misericordia del Padre sconvolge la piccola logica umana.

Il Vangelo della 24ma Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, riserva le pagine del capitolo 15, quello sulla ‘misericordia’, del Vangelo secondo Luca.

Nella forma estesa del brano vengono riportate tutte e tre le parabole del capitolo.

Parabole conosciutissime, sebbene restino ancora quali tesori inesauribili, quelle della pecora smarrita, la dracma perduta e del Padre misericordioso.

Mi soffermerò su quest’ultima.

Chi frequenta con più assiduità le Celebrazioni Eucaristiche e le pagine del Vangelo, sa quanto sia difficile sintetizzare e offrire una chiave di lettura a questo brano.

Il figlio perduto e ritrovato sembra, infatti, mosso da un sentimento quasi utilitaristico: pensa al cibo in casa del padre, relegandosi autonomamente al rango di servo, forse in ragione di quel suo cercare sola convenienza.

Il Padre va, invece, oltre ogni schema, sconvolgendo semplicistiche logiche umane.

Il Padre va oltre il calcolo di convenienza, presumibilmente ancora adolescenziale, del figlio… non solo di quello perduto e ritrovato, ma anche dell’altro, in casa, fedele e ligio ai comandi, nonché poco propenso al seguirLo per amore.

I figli infatti son due, come due son gli sconvolgimenti oltre-logici e misericordiosi messi in atto dal Padre.

Ecco cosa è misericordia: generare qualcosa di nuovo oltre la logica umana del ‘do ut des’.

Generare oltre le nostre piccole cosette, oltre i nostri piccoli interessi… Ecco la forza del Vangelo!

Con questi brevi spunti vi auguro una buona Domenica di pace e serenità!

Luca Sc.

Cosa intende Gesù col pronunciare il verbo ‘odiare’? Spunti di riflessione sul Vangelo di Domenica 8 settembre.

La Parola del Vangelo della 23ma Domenica del Tempo Ordinario, anno C, è dura al primo ascolto: soprattutto nei primi versetti.

In essi Gesù coniuga il verbo ‘odiare’, con un significato che, ovviamente, è da esplicarsi, seppur brevemente.

Il linguaggio semitico, l’Aramaico e l’Ebraico possono aggettivarsi tali, sono scarni nel vocabolario… Per spiegare in breve, ad ogni parola corrisponde una ampia o discreta gamma di significati.

Odiare, in questo contesto e facendo caso al retroterra semitico, non significa dunque voler il male o accapigliarsi per qualsivoglia cosa: significa non prediligere in comparazione a qualcosa di preminente e migliore.

‘Odiare’, dunque, inteso come ‘non predilezione di ciò che è secondario’.

Potreste obiettare: ‘la famiglia non va forse prediletta? È per caso secondaria?’. Sì, qualora in riferimento alla preminenza delle richieste di autenticità evangelica.

Prima viene la chiamata del Cristo e l’accettazione di ciò che non possiamo cambiare e ci fa crescere nell’amore, nella carità verso gli altri e verso se (la croce).

Come potete aver acutamente colto, nella affermazione appena sopra è implicitamente risolto il quesito sulla medesima predilezione richiesta da Gesù. Se si ama Lui per primo, gli altri e le altre cose prendono il loro giusto posto e vengono, sembrerebbe paradossale ma è così, amati meglio e di più da noi.

Ecco un piccolo e breve spunto sul angelo di oggi!

Buona Domenica!

Luca Sc.

Domenica 7 luglio 2019. Seminare il Vangelo con la gioia empatica!

Evangelizzare significa trasmettere gioia: il Vangelo (che è della gioia) di questa Domenica, tratto da Luca, lo esprime con chiarezza nei suoi versetti finali.

L’evangelizzatore è tale in quanto, in prima battuta, si è fatto egli stesso evangelizzare.

Farsi evangelizzare in che modo? Nella serenità e felicità, principalmente.

Nessuno è insensibile alla tranquillità gioiosa di un altro. Questa cosa attrae e suscita empatia.

La gioia è empatica e Gesù, ancor prima della moderna psicologia, lo sapeva, e sa, benissimo!

Il suscitare empatia nell’allegria è spia di un cuore libero e sereno, conciliato col mondo e il passato. Ecco i migliori evangelizzatori.

Gli operai sono pochi anche per questo: pochi si fanno prendere appieno dalla fiducia nel Signore che fa gioire. Gli operai sono pochi, perché la gioia spesso non è di moda.

Per essere gioiosi, la maggior parte di noi pensa che bisogna avere (o ottenere) ciò che si desidera: falso. Per essere gioiosi si deve avere fede nella Sua Parola; per essere gioiosi non si deve far leva su quanto si fa di straordinario, ma sul motivo intimo che spinge all’azione, potenzialmente straordinaria o meno.

Questi i doni che il Vangelo ci fa in questa calda e afosa Domenica: doni che spingono alla fiducia e alla testimonianza.

Che tipo di testimonianza? Quella del sorriso e della pace, che trasmigra da un cuore all’altro, anche con lo sguardo.

Buona Domenica!

Luca Sc.