#RiflessioniCristiane: “L’unità è superiore al conflitto”, parola di Papa Francesco.

Roma, 8 novembre 2018

Se ieri ho scritto di bene comune, in queste ore piene di dati economici e quesiti che attendono risoluzione, oggi corroboro la tesi con il delineare ‘cristianamente’ il valore dell’unità.
Per fare ciò mi riferirò alla “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco.
Così recita il paragrafo 228:

“In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale:
l’unità è superiore al conflitto.
La solidarietà, intesa nel suo significato più profondo e di sfida, diventa così uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto”.

Il Pontefice, in poche frasi e con altrettante poche locuzioni, ci dà una linea guida per il futuro, si spera più roseo, dell’umanità.
Ho evidenziato le parole più importanti del testo, al fine di fare una semplice e sintetica analisi con voi.

  1. Comunione nelle differenze: Spesso si pensa che chi si trovi in comunione debba pensarla con uniformità. La Comunione non significa appiattimento: significa vedere le cose da punti di vista differenti e, nello stesso tempo, continuare ad accettarsi e a volersi bene.
  2. Nobili persone: Qui l’aggettivo non si rifà di certo a blasoni e a titoli da gonfalone; si tratta delle nobiltà d’intenti, d’animo. La nobiltà che ci fa travalicare le presunzioni personali, per guadare il tutto che ci circonda con lungimiranza e senso di futuro.
  3. Coraggio: Per andare controcorrente bisogna averne tanto; tante volte bisogna usarlo, sempre con toni pacati (si spera), per far sì che il mondo conosca un barlume di bene e di speranza.
  4. Gli altri hanno una dignità profonda: Gli uomini non sono cose, pacchi postali, merce di scambio; tutti gli uomini hanno desideri, speranze, paure, progetti, sentimenti, storia. Bisogna avere coraggio per lottare contro questa reificazione del genere umano!
  5. L’unità è superiore al conflitto: Cercare il dialogo nella comunione deve essere il primo pensiero da tenere nella costruzione sociale. Le parti, se contrapposte, avranno sempre qualcosa per cui lottare: ma perché lottare? La lotta continua non crea unità, non rappacifica gli animi, non porta al vero dialogo.
  6. La solidarietà costruisce la storia: Questa è la chiave di lettura per fare futuro, futuro di bene e di comunione nella pace. Essere solidali signifca capire che l’altro, nella sua dignità, è uomo come noi, ha pensieri validi come i nostri, può dare qualcosa di buono al mondo; siamo chiamati a promuoverci l’un l’altro, affinché la vita di ciascuno sia valorizzata in pieno e possa creare storia futura, nella solidarietà.
  7. La pluriforme unità è fatta di benigna potenzialità negli eventuali contrasti: Qui non si vuole fare irenismo spicciolo: il Papa è ben cosciente delle belle energie che può dare il pensarla diversamente e, per questo, scrive di “preziose potenzialità delle polarità in contrasto”. Si tratta di avere la forza di capirsi e di accettare che il pensiero contrario non equivalga a mera contrarietà conflittuale.

Quanto di tutto ciò serve in ogni frangente della nostra vita quotidiana! Dal condominio alla politica…Meditiamo gente, meditiamo…

A presto.
Luca Sc.

Rubrica #SegniDeiTempi: Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. La martyria degli ortodossi: un seme di speranza per la Chiesa.

​Catania,  25 gennaio 2018

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in questa seconda riflessione, ci fa incontrare la realtà ortodossa, un universo molteplice e variegato, frutto delle diverse sensibilità dell’Oriente cristiano che, per motivi sia teologici che di disciplina ecclesiastica, si sono separate dalla Chiesa cattolica.

La nostra guida ecumenica, frère Roger Schutz, nella sua preghiera di lode, evidenzia l’esperienza di questa Chiesa sorella come esempio di fedeltà nell’amore.

Una fedeltà che si spinge ancora oggi al martirio di sangue: non si può dimenticare il continuo avvicendarsi di attentati terroristici da parte di cellule di fondamentalisti islamici nelle chiese copte in Egitto e in quelle assire in Iraq.

È proprio nel solco del sacrificio di molti fedeli che sta rifiorendo una nuova linfa per l’unità dei cristiani: nel martirio di tanti nostri fratelli stiamo trovando la forza di superare le divisioni e ritrovare l’unità della testimonianza.

L’orizzonte ortodosso è sempre stato il più vicino a quello cattolico ed è quello che ha mantenuto intatto il deposito della fede condiviso con noi, pur nella differente sensibilità.

Come ha affermato Papa Francesco, il cammino verso l’unità con gli ortodossi non potrà condurre ad un’uniformità omologata.

Infatti, la il vero ecumenismo richiede che vi sia un autentico rispetto delle specificità e dei “respiri spirituali” delle confessioni coinvolte.

Pensiamo solo all’energia totalizzante della preghiera ortodossa, che coinvolge mente e corpo in un’unica invocazione, o alla predilezione per la via della bellezza per raggiungere il mistero.

Anche la visione antropologica ortodossa è complementare alla nostra: al nostro rimarcare gli effetti dannosi del peccato originale, tanto da fondare il credo sul sacrificio salvifico di Gesù e sulla Grazia, gli ortodossi proclamano con fecondo ottimismo l’Incarnazione di Cristo come prova della sublimità della nostra natura rispetto al creato.

È proprio quest’ottimismo che spinge i nostri fratelli orientali a donare la vita per il Vangelo, riuscendo a rispondere efficacemente alle tendenze che negano la dignità della persona.

Se l’Occidente continua nella sua lotta per “liberare l’uomo da Dio”, gli ortodossi testimoniano che solo nel Dio incarnato l’uomo è innalzato nella gloria.

Ora, nella difficile situazione del terrorismo e del fondamentalismo, queste parole sembrano stridere con la realtà dei fatti: cosa può spingere intere comunità cristiane a proclamare la grandezza della persona umana di fronte alla “bestialità” dei carnefici?

Ecco il mistero, la martyria, la coerenza cristiana: dove non arriva la voce, giunge l’esempio.

La strada del cammino verso l’unità con gli ortodossi è stata tracciata e, in questo tempo di persecuzione, è ancor più urgente trovare l’incontro: lo esige il sangue dei martiri dell’una e dell’altra Chiesa sorella, lo spera l’intero ecumene cristiano, lo suscita costantemente lo Spirito di Dio.

Andrea Miccichè