Santità, riconoscenza, preghiera: parole chiave di questi giorni.

In questi giorni, vari impegni di lavoro mi hanno precluso di scrivere qualcosa di inerente alla festività e alla ricorrenza che stiamo vivendo.

Due le tematiche fondamentali: la santità e la riconoscenza. Tematiche legate dal fil rouge della preghiera.

Per essere, divenire, santi, bisogna incontrarsi nella preghiera con Dio; per ricordare, con riconoscenza, i defunti che ci sono cari, bisogna incontrarli nella preghiera.

Pregare, per il cristiano, equivale al respirare, al potersi mantenere in vita; nella santità festeggiata ieri si sottolinea come la vita di semplici uomini e donne può essere stravolta dall’incontro, perpetuato nella preghiera, con il Signore Risorto. Badare all’aggettivo avverbiale: Risorto.

Si diviene dunque santi, quando si vuole vivere da Risorti; ragion per cui, il 2 novembre, si fa memoria ‘riconoscente’ dei cari che non ci sono più: essi Risorgeranno alla fine dei tempi. E intanto, nel nostro comune prefiggerci una vita risorta, siamo legati dalla preghiera. Non a caso, i nostri morti pregano per noi e noi preghiamo per loro.

Forse questo articolo potrà sembrare ingenuo…il Vangelo del Risorto non è per nulla ingenuo.

Potreste obiettare: la vita è difficile, complessa, e la meta ancor più… basterà pregare? Sì, se ci farà cambiare vita, se ci farà risorgere.

Noi siamo in cammino verso il cielo: non dimentichiamolo. Ecco il senso delle feste di questi giorni.

Luca Sc.

P.S. Volevo chiudere, compartendovi un post di instagram di un amico, @danieleradinitedeschi (a questo nome lo troverete sul social): può esservi di spunto.

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… potete trovare anche me su instagram, al nome @lucasalvatorescavone.

Ciao!

Quella ragazza a piazza Navona con il Rosario tra le mani…

Ieri sera mi trovavo a passeggiare in centro nella città in cui vivo, Roma.

Tra numerosi turisti e schiamazzi vari, una persona in particolare ha attirato i miei sguardi: una giovane donna, una ragazza, forse mia coetanea, ben vestita e dai tratti italiani, che attraversava Piazza Navona, tranquilla e con il Rosario tra le dita della mano sinistra.

Da uno sguardo fugace ha intravisto più futuro in lei che in tutta Italia, oggi.

È ancora presente nel mio animo lo sgomento per quanto avvenuto in Olanda, nell’indifferenza quasi assordante.

Lì un’altra ragazza, nel fiore dei suoi anni, ma senza futuro negli occhi…

Qui, nella ‘controversissima’ Italia del Vaticano e del PCI redivivo, trovo alla mia attenzione una ragazza, dal volto sereno e dallo sguardo semplice, quasi ‘inadatta’ alla nostra epoca contemporanea.

Una ragazza che prega, semplicemente… In questi anni abbiamo perso la trascendenza, spacciandola per avanzamento sociale, ancor più che in quelli di fine ‘800 e di inizi ‘900: siamo ben oltre.

Senza riferimenti è molto semplice credere che la soluzione sia lasciarsi morire o uccidersi… Arriveremo forse tutti noi a questo, in preda a una maniacale e incontrovertibile ondata di solitudine?

Quella ragazza che prega, tranquilla, è più eloquente che mille occhi con dentro una bara.

Voglio sperare che, smarcandoci dal bigottismo, anche tutti noi che crediamo, sappiamo pregare e sperare, in semplicità, per il mondo. Anche questo significa stare nel solco dell’ecologia integrale delineata da Papa Francesco in ‘Laudato si’ ‘.

Grazie per l’attenzione.

Luca Sc.

L’incontro con il Signore non è una fake news!

Ieri, parlando del più e del meno con un’amica consacrata, una suora, per dirla semplice, si è affrontato il tema dell’incontro con il Signore.

Insieme a noi una ragazza, amica comune, ha esordito con ilarità: ‘alla fine non sarà forse come l’incontro tra Pamela Prati e Mark Caltagirone?’. Siamo scoppiati a ridere. ‘Certo che no!’, rispondiamo in coro.

L’incontro con il Signore non si può inventare: si tratta della nostra condizione esistenziale stravolta dalla Sua presenza.

Incontrare Gesù non potrà mai essere una fake news. Come possiamo non dire dunque il contrario?

Chi incontra il Signore non si inventa il cambiamento interiore, il nuovo modo di leggere la propria vita e la sua storia.

Forse ad alcuni sembrerà strano leggere ciò: è evidenza per il credente.

In che senso?

La vita di fede è seguire una Persona, vivente, che sa darti il consiglio giusto al momento giusto, attraverso l’assistenza dello Spirito Santo.

Si parla con il Signore, si dialoga pregando con Lui. Egli non è per niente l’amico immaginario: non è come le fidanzatine o i fidanzatini inesistenti dei tempi delle scuole medie.

In questo mese, incontriamo il Cristo… ci renderemo conto che non si tratta di una fake news, con buona pace della Prati nazionale.

A presto,

Luca Sc.

QUALI OCCASIONI PER ‘RI-COMINCIARE’ A PREGARE?

Di Stefano Go.

Ieri la telefonata di un amico, scambio di saluti, informazioni e poi:
«Come stai?».
«Prima della fine dell’anno sono andato al pronto soccorso, non respiravo bene, avevo il fiato corto…»
«Ma ora come stai, cosa ti hanno detto i medici?».
«Tutto bene, me la sono cavata con una pastiglia. Lì però ho trovato un amico: è stata l’occasione per pregare per lui e per tutte le persone che erano lì. Vedi, Dio ha colto l’occasione di questo malanno per darmi la possibilità di pregare per gli altri. È lì, in quei momenti che svolgo la mia missione, come laico».

Una mancanza di respiro che si trasforma in sospiro di fede e che ci ricorda che lo Spirito soffia dove vuole, portando la buona notizia della redenzione nei luoghi più inaspettati e nelle circostanze più sorprendenti.
Diceva Madeleine Delbrêl:

«Se il prete-missionario è il portavoce della voce di Dio, noi, missionari senza sacerdozio, della Parola di Dio siamo una sorta di sacramento. Una volta che abbiamo conosciuto la Parola di Dio non abbiamo il diritto di non riceverla; una volta che l’abbiamo ricevuta non abbiamo il diritto di non lasciarla incarnare in noi; una volta che si è incarnata in noi non abbiamo il diritto di conservarla per noi: noi apparteniamo, da quel momento, a coloro che l’attendono».

Le occasioni della fede non sono progetti pianificati secondo metodi manageriali, anche se questo non significa che tutto debba essere lasciato al caso o peggio alla noncuranza. Eppure la creatività di Dio è un dono che sempre ci anticipa: a noi spetta di camminare incontro a quel dono.

Esiste un metodo nella fede e nella preghiera: metodo è una parola greca che contiene “odòs” la strada, una strada da seguire passo dopo passo. Eppure colui che si definisce come la “Via”, ci chiede di fare esodo dai nostri schemi e dal nostro io: anche esodo è una parola greca che contiene il termine “strada”, e vuole dire uscita.
Così i maestri spirituali ci insegnano che è sempre una cosa importantissima darsi dei momenti fissi per la preghiera, che scandiscano il ritmo della giornata e rimanere fedeli a quelli è una grazia che permette di crescere nella fede.

Ma non dobbiamo dimenticarci le sorprese di Dio, come gli incontri con persone particolari, certe circostanze che reclamano un’intercessione, o la bellezza di un’alba, o per una madre le dita di un bambino appena dato, sulle quali può sgranare un rosario vivente di gioia, oppure le nostre azioni quotidiane, perché ogni nostra azione può trasformarsi in preghiera. Madeleine Delbrêl ricorda che: «la preghiera è un’azione e l’azione una preghiera; ci sembra che l’azione veramente amorosa è tutta piena di luce».
San Francesco l’aveva capito bene, lui che era diventato preghiera.

Stefano

Pregare con i Salmi

Di Stefano Go.

Il Salterio è uno dei libri più citati nel Nuovo Testamento e le sue preghiere sotto forma di poesia sono tra le pagine più “masticate” della Bibbia sia per la tradizione ebraica sia per quella cristiana.

Da secoli infatti la preghiera in ogni sua sfaccettatura è ritmata dai versi dei salmi, che soprattutto nella tradizione monastica scandiscono lo scorrere del giorno e dell’anno.

Il fascino dei salmi è che sono delle preghiere che l’orante, ogni orante, può rivolgere a Dio, ma essendo contenute nella Bibbia, sono anche Parola di Dio. Solo Dio può insegnarci a pregare, e Dio, che è Parola, attraverso il suo Spirito, ci dona la capacità di pregarlo in spirito e verità.

Nei salmi Dio entra in noi, si abbassa fino a condividere il nostro desiderio di lode e di gratitudine, ma com-patisce assieme al nostro cuore la fragilità, le fatiche, i dubbi, le suppliche, le richieste di aiuto e perdono, che ci fanno soffrire e ci fanno uomini. I salmi preludono al Messia e tutti i loro versetti trovano compimento e spiegazione nella sua Vita.

Sant’Agostino nelle “Enarrationes in psalmos 85” dice che il Cristo è «un solo Dio con suo Padre, un solo uomo con gli uomini … Egli prega per noi; prega in noi; è pregato da noi … La nostra preghiera si rivolge quindi a Lui …, noi la recitiamo con Lui ed egli con noi».

Ma qualcuno potrebbe domandarsi: «A che serve pregare, se Dio sa già tutto, e poi non è meglio agire, invece di perdere del tempo a recitare formule inutili?». Innanzitutto pregare è mettersi in relazione con Qualcuno che ci ama e ci vuole felici: quindi la preghiera non “serve” a un bel niente come l’amore, come la felicità. Non fa parte delle cose che hanno a che vedere con l’utile e con l’efficienza, ma con la gratuità, la tenerezza: le uniche cose di cui l’uomo ha davvero necessità, ma che non può comprare, né pretendere, ma attendere con fiducia.

La prima forma di preghiera è mettersi alla presenza di Colui che ci ama molto di più di quanto noi potremmo amare noi stessi, perché Lui è stato capace di morire per noi. Il secondo gradino della preghiera è poi l’ascolto, avere l’umiltà di riconoscere che non abbiamo la verità e la salvezza in tasca e accettare di lasciarci lavare i piedi dalle parole di un amico. Il terzo gradino è inserirsi con le nostre parole nell’eterno Dialogo che Dio intesse al suo interno: per la Trinità comunicare non è semplicemente dirsi delle cose, ma donare il proprio essere ad un’altra Persona.

Allora pregare significa entrare nella danza della comunione che dall’eternità il Padre balla col Figlio nello Spirito d’Amore; abbandonare il nostro io chiuso nell’egoismo individualistico e lasciarci rivestire da altre parole, che, poiché ci vengono da Dio, ci rendono divini.

Pregare non è cercare di persuadere la divinità con paroloni, promesse e sacrifici ad eseguire i nostri desideri, ma lasciare che Dio faccia verità su di noi e ci comunichi il suo disegno, che ci rende più liberi ed autentici: non è un modo per far cambiare Dio, ma per lasciare che Dio ci cambi.
E con la forza della grazia che ci arriva attraverso la parola di Dio, possiamo agire, anzi possiamo trasformare ogni nostra azione in preghiera, cioè in linguaggio di divino amore.

Come uomini nuovi allora, incarneremo nella nostra vita la Parola incarnata, per proseguire senza fine la vita di Gesù. Se saremo valle svuotata da ogni male, potremo far risuonare sui pascoli del nostro cuore l’eco del salmo 62 che dice: «Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia salvezza».

Stefano

#SegnideiTempi: La bellezza della Supplica alla Madonna di Pompei.

Di Luca Sc.

Roma, 7 ottobre 2018

La Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, fin dalla mia fanciullezza, era un impegno di tutta la famiglia. Alla Solennità di maggio e ogni prima Domenica di ottobre, si allestiva la mensola sul camino di casa delle prozie, con candele e con l’immagine sacra, ed essa veniva recitata, con raccoglimento e devozione.

Si faceva tutto con semplicità, a mezzogiorno in punto, inginocchiandosi e leggendo la preghiera in raccoglimento.

Le candele, posti ai lati, erano rigorosamente riciclate dalle processioni o dalle Veglie Pasquali: in fin dei conti erano ‘moccoli’; tutto era, tuttavia, molto decoroso e gioioso.

Lì, in quel modo di fare, ho compreso lo stile del pregare cristiano, del senso liturgico dei fedeli; ho capito il valore della trasmissione della fede.

Oggi il Pontefice punta molto sulla riscoperta del valore dei giovani e, in ugual maniera, sottolinea l’importanza delle figure anziane nella famiglia.

Tramite la preghiera della Supplica, a casa delle mie care parenti un po’ più avanti negli anni, ho sperimentato il senso profondo del ritrovarsi insieme per parlare con Dio.

‘Insieme’ è ‘parola chiave’: sta ivi il significato profondo della comunione ecclesiale, la quale sperimentiamo, o dovremmo sperimentare, nelle nostre Celebrazioni Eucaristiche.

Dalla preghiera a Maria Santissima, tramite la Supplica, alla comunione ecclesiale: non è un caso che Maria è Madre dei Cristiani e della Chiesa.

In tempi remoti, infatti, nelle famiglie numerose vi si ritrovava ogni sera per la recita del Rosario. Oggi sarebbe bello riscoprirne il valore: la Supplica, che da bambino ho recitato insieme ai miei cari, offre un senso vivido a tutto ciò.

Si potrebbe cominciare con tale preghiera, per poi prenderci l’abitudine e ritrovarsi insieme per un Rosario, in famiglia.

Buona Domenica e buona festa ottobrina alla Madonna di Pompei!

A presto,

Luca Sc.

#RiflessioniCristiane: Prepariamoci alla Pentecoste. La pace, dono luminosissimo dello Spirito Santo.

Di Luca Sc.

Roma, 17 maggio 2018

La pace ha delle sembianze distintive. Mi spiego meglio.

Quando si vive in pace, i preconcetti svaniscono, ci apriamo a novità, a pensieri positivi sul mondo e le persone.

Molte volte, quando stiamo giù, non ascoltiamo il soffio dello Spirito, il suo correre pian piano e leggero, quasi imperturbabilmente pronto a turbarci dolcemente.

Ogni volta che pensiamo che tutto vada storto, di non avere pace, sediamoci in un luogo luminoso, appartato, ma comodo, e, con la libertà del cristiano, mettiamoci in ascolto del Signore.

Rileggiamo la nostra vita, la nostra storia, il nostro mondo interiore e degli affetti. Il Vangelo sarà la bussola di questo esame intimo e personale.

Il mondo, per avere pace, ha bisogno di uomini e donne che fanno pace con se stessi: non è per niente strano! Noi siamo parte del mondo!

La nostra presenza in società, anche se non ne abbiamo piena avvertenza, è importante…a partire persino dal modo in cui facciamo la spesa.

Non lasciamo nulla al caso, dal momento che non ci siamo per caso!

La pace verrà da sé e si spanderà per il mondo, come un vento leggero e soave.

Grazie per l’attenzione e buona preparazione alla Pentecoste.

A presto, cari lettori.

Luca Sc.