Figli del nichilismo. Qual è il limite tra arte e blasfemia?

Oggi si è avuto notizia che il Codacons ha denunciato Chiara Ferragni per blasfemia. Di cosa si tratta?

La nota influencer ha posato per il fotografo F. Vezzoli di Vanity Fair, per poi essere photoshoppata in veste di una Icone della Vergine Maria.

L’immagine in questione, a detta della imprenditrice digitale, è parte di un progetto artistico.

Nel mio blog io non scrivo di cose che già si sanno – il polverone in merito -, ma di ciò che suscita in me l’avvenimento controverso.

Nella fattispecie, mi chiedo quando la blasfemia possa coprirsi con l’epiteto di ‘arte’.

Vado per ordine e velocemente.

Vezzoli da molto tempo cambia e stravolge immagini sacre: pare essere il suo marchio di fabbrica. Questa è arte? Alcuni rispondono sì, altri ancora no.

La questione è molto profonda e non può essere dibattuta a suon di tweet o fluidi post di instagram. La questione è di natura estetologica, sul senso primigenio dell’arte.

L’arte non può essere dissacrante tout court, a prescindere. Vezzoli dovrebbe spiegare il significato della sua linea artistica, perlomeno.

Mi piacerebbe scoprire il senso intimo e a monte di tali sue scelte; lo chiederei anche all’arte mai minore e da stilista del direttore creativo della maison Gucci, Alessandro Michele, il quale usa spesso ex-voto riadattati nei suoi abiti. Non lo chiedo a chi consiglia Achille Lauro: perderei solo tempo…

Frecciatine a parte, la domanda è più che mai cogente e lecita.

Se tutto è arte e può essere dissacrato, nulla è arte e nulla ha più senso di dar senso al mondo.

Mi spiego meglio.

L’uomo ‘usa’ l’arte ( siamo nell’ordine dell’uti et frui di alta lega), per capirsi, comprendersi, centrarsi nel mondo, scoprire la bellezza, socializzare, vivere dando forma e profondità alla quotidianità e al tempo. L’arte, seppur mai serva di qualcuno, serve a chi la crea e ne gode. Frutto dell’uomo fa fruttificare l’uomo. Ecco la bellezza trascendente dell’arte.

Togliere sacralità ad una immagine sacra o ad un oggetto sacro cosa dice all’uomo di oggi? Dice sicuramente tanto nichilismo.

Il nichilismo, padre dell’alienazione, non è foriero, a parer mio, di Arte con la ‘A’ maiuscola. Alcuni inorridiranno dinanzi a questa affermazione, ma io la penso così.

L’uomo ha l’arte come pungolo e fucina per allenarsi al trascendente. Se non si pensa al grande e a lungo raggio, l’arte è misera e piccola. Quasi meschina.

Ecco la mia visione. E diciamolo fra noi: della Ferragni non me ne può fregar nulla. Neppure di Achille Lauro.

Luca

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