Tik Tok e il nulla

Da un po’ di tempo ho aperto un account su Tik Tok: non sapevo fosse così specchio della società odierna; non sapevo lo potesse essere più che Instagram; non sapevo potesse suscitare tanta euforia collettiva che nemmeno gli scioperi negli anni di piombo.


Guardare Tik Tok, anzi, esservi dentro sentendosene fuori, ha un effetto straniante su me, trentenne e cristiano.
Entri nelle case e nelle vite di molti senza soluzione di continuità, sperando che codesti neo-entertainer abbiano veramente qualcosa di costruttivo e obiettivamente divertente da mostrare. No, solo qualunquismo in vacanza permanente.


Su Tik Tok hai il biglietto di solo andata verso la mancanza di prospettiva e la vacuità del contenuto.
Ci sono elementi di positività, nuovi influencer pressoché degni di esser seguiti, ma che, detto tra noi, sono alquanto pochi.


Si tasta con mano, invece, almeno per quanto concerne la sfera di account italiani, il vuoto pedagogico. I ragazzi si educano da soli, lasciati in una cloaca informe e qualunquistica – mi ripeto a buon dovere semanticamente -, senza orizzonte di senso che abbia parvenza di granitica acquisizione.


Su Tik Tok, per capirci e fare un esempio plastico, trovi quattordicenni che parlano di aborto con l’eloquio di chi si crede il premio nobel della bioetica; trovi un pullulare di tardo-adolescenti completamente ‘brandizzati’ e devoti alla religione del capitalismo de-personalizzante. Sono dentro il nulla e non se ne rendono conto: a volte il nulla può essere molto materiale.


Altra nota dolens del suddetto social è la sua struttura: puoi vedere innumerevoli video randomizzati, facendoti un’idea del mainstream egemonizzante la piattaforma. Nella fattispecie mi riferisco a nudità non-sense, balletti ricopiati all’infinito pur di creare visualizzazioni virali, challenge trite e ritrite fino alla nausea vomitevole.


Vado al succo del mio scrivere: dove si trovano le agenzie educative che fino a circa venti anni fa avevano una media voce in capitolo? Dove sta la Chiesa? Dove sta l’oratorio? Dove stanno le buone letture da consigliare agli adolescenti di questa seconda decade di secolo?
Il ragazzo che vive su Tik Tok può sentire il profumo della convivialità positiva dell’oratorio solo attraverso un famosissimo Don? Ovviamente il sacerdote sul social deve starci, ma tutto sembra un inutile ‘metterci la pezza’. La Chiesa difetta in presenza: non basta pertanto l’account simpatico, per dare la lettura cristiana del mondo a chi si apre da pochissimo tempo ad esso.


Questi ragazzi sconoscono dove ‘sbattere’ positivamente la testa, se non nell’obiettivo dello smartphone. Voglio evitare di fare il bacchettone disfattista, ma devo essere diretto. La paura è nel futuro: cosa tramandiamo ai più giovani di noi? Io, giovane adulto, entro nella stupidità di queste strutture, come ho fatto per ambientarmi (potete vedere il mio profilo in merito), per sentirmi vivo o per perdere la mia identità? Dando peraltro il cattivo esempio… La vacuità intergenerazionale.


La Chiesa tra pochissimi anni avrà un calo ‘demografico’ impensabile fino alle soglie del duemila. Le nonne risulteranno meno presenti in materia di fede e tutto verrà demandato all’ignoranza e ai social, i quali, più che piazze (agorà greche), sembrano la parafrasi della ‘Storia della colonna infame’ del Manzoni.

La Chiesa ha una super-sfida dinanzi: meno pagine infinite di progetti pastorali per addetti ai lavori e più presenza materiale nei luoghi. Ovviamente non generalizzo: tanti sono gli elementi positivi nella Chiesa Italiana odierna. Gli account lasciano comunque il tempo che trovano…

Bene, mi sono sfogato abbastanza. Spero a buona ragione.
Ciao.
Luca

4 pensieri riguardo “Tik Tok e il nulla

  1. E’ giusto esserci, anche ai “confini”.
    Ma esserci non significa necessariamente partecipare: c’è social e social, c’è luogo virtuale e luogo virtuale (e, per intenderci e senza fare del campanilismo, la blogosfera pur con tutta la sua varietà non è un social network e lo si vede bene. Dal contenitore e, di conseguenza, dai contenuti).
    Si può agire utilmente negli ambiti più impervi (a tal proposito, non sono iscritta a TikTok e mi sono cancellata più di un anno fa da Facebook; ma sentendo parlare del primo e avendo vissuto il secondo mi son fatta l’idea che se su Fb si può ancora combinare qualcosa, su TikTok è un ottimistico ed ingenuo spreco di energie)… si può agire anche in ambiti limite, dicevo, è anzi un dovere provarci, ma senza dimenticare che ogni mezzo ha caratteristiche precise che condizionano anche il messaggio migliore.
    Non basta, come appunto scrivi, dire ciò che si ha da dire, bisogna saper utilizzare potenzialità ed attenuare difetti specifici. E non sempre ne vale la pena.

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