La questione antropologica come base per una nuova politica

di Dario Romeo

Come accade nell’esistenza di ciascuno, così anche nella vita associata è frequente
fermarsi all’epifenomeno, al sintomo, all’emergenza, senza affrontare i temi di fondo
che soggiaciono ad un episodio negativo o conflittuale. Quanto sta accadendo in
questi giorni a Taranto o a Venezia non fa che dimostrare tale principio. Di questi
eventi dobbiamo certamente occuparcene nella loro emergenza, ma dobbiamo anche
chiederci: “Qual è la causa profonda, quali sono la dinamica e la logica di fondo che
conducono a un tale risultato?” pena, presto o tardi, ritrovarci di fronte ad altre simili
“emergenze”.

Chi oggi volesse fare politica in modo serio avrebbe l’onere di cercare di individuare
quali sono i temi di fondo principali della nostra epoca e della nostra area geografica
italiana-europea-occidentale? Mi pare che uno di questi temi, e forse il più
fondamentale nell’Occidente di oggi, sia la visione antropologica. Ci si pone innanzi
un bivio che ha tante sfaccettature: il centro del mondo è l’io o l’unica possibilità di
pienezza per l’io è la relazione con l’altro, con il tu? Siamo al mondo per “vincere la
gara” ai danni degli altri o siamo al mondo per edificare una comunità? L’altro è un
lupo dal quale debbo difendermi o posso aprirmi alla fiduciosa relazione che con lui
che può essere la mia salvezza?

Certo, una volta individuato il tema di fondo non tutto è risolto; ci sarà la faticosa
‘aplicatio ad opus’ sulla quale l’accordo spesso non è immediato. Come affermava il
teologo domenicano Schillebeeckx, una dose di conflittualità può e deve essere
tollerata. Ma questo pluralismo, letto alla luce del tema di fondo antropologico che è
stato individuato, appare come altamente salutare. Quanto è facile che una parte si
sclerotizzi nelle sue posizioni o approdi a derive estreme se non contemperata dal
dialogo con l’altra parte? Anche in questo caso, l’altro è salvezza, salvezza dai
“drittoni” che una parte o l’altra possono prendere se lasciate ciascuna a se stessa.

Penso che oggi, una politica di ispirazione cristiana abbia il compito di rappresentare
trasversalmente, lontana da facili trionfalismi, chiunque si riconosce in tale modello
antropologico.

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