“Non ci sono più le mezze stagioni”, neanche in politica

Settembre, il mese in cui l’estate lascia il passo all’autunno: i colori accesi e brillanti iniziano ad appassire e il cielo vira verso sfumature cupe…

La descrizione del tempo si attaglia perfettamente alla stagione politica che stiamo vivendo: dagli “eroici furori” del Papeete Beach, dal giallo-verde, eccoci davanti ai loden dei giallo-rossi.

Creature mitologiche della vecchia e nuova politica si confondono in un tristemente famoso trasformismo, privo di qualsiasi ideologia.

Se, dalle piazze, anche virtuali, si sbandierano e baciano rosari, intercalando le invocazioni alla Beata Vergine Maria con gli insulti, nei palazzi romani il Conte diventa l’arbiter elegantiae di un’improbabile alleanza, pronta a contrattare le prossime misure economiche e politiche con Bruxelles.

Chiuso nell’ufficio del Quirinale, il Presidente Mattarella, sognando ad occhi aperti il mare della sua terra, pensa che le onde agitate dai venti, tutto sommato, sono meno violente dei toni adottati in questi giorni: i suoi appelli e le sue dichiarazioni, intrise del sapore del galateo istituzionale e dei valori – di autentico laicato cristiano – che hanno fondato la Repubblica, sono come il fruscio di foglie nella bufera.

L’apparenza dell’estate politica, segnata dalle vane promesse del Capitano, da futili sondaggi, da dichiarazioni pseudo-cattoliche e da un sovranismo di facciata, giunge a mostrare il grigio del nulla di fatto.

La Consulta si appresta a dichiarare incostituzionale l’aiuto al suicidio, introducendo surrettiziamente l’eutanasia, i parlamentari inerti abdicano a favore della magistratura, la famiglia, “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.) non riceve supporti.

Ma forse è bene così: se l’inverno demografico e sociale è la prospettiva che si presenta ai nostri occhi, sotto la coltre del gelido indifferentismo, qualche germe di umanità potrà svilupparsi.

Andrea Miccichè

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