Vangelo Domenica 29 settembre 2019. Non va escluso nessuno dal banchetto materiale, perché nessuno è escluso dal banchetto del cielo.

Il Vangelo di oggi ci invita alla reprocità e alla fede.

La pagina che si ascolterà questa Domenica affronta tematiche tanto cogenti nella nostra compagine: le tematiche dell’equità, della prossimità, dell’uguaglianza, della reciprocità.

Lazzaro ha un nome. Epulone un appellativo, usato posteriormente dai Padri della Chiesa. Epulone deriva da Epulae (banchetto): egli è il banchettatore, dedito ai vizi, ai piaceri, al gozzoviglio. Lazzaro è conosciuto da Dio (nella parabola ha infatti un nome), misconosciuto dagli uomini del suo tempo, da colui che forse poteva aiutarlo.

La stessa, identica, triste e reale drammatizzazione avviene anche oggi: con il vicino di casa, con chi adesso è nel bisogno e un tempo si è mostrato nemico, con chi è indigente di affetto, con i migranti.

Non va escluso nessuno dal banchetto materiale, perché nessuno è escluso dal banchetto del cielo.

Come nessuno è escluso dalla Buona Nuova di Gesù, Colui che Risorge, dando vita nuova a chi crede in Lui. Ecco il secondo step di questa pericope evangelica: aver fede alla rivelazione unica e definitiva di Dio, costellata dalla Legge Mosaica, come pure dalle parole dei profeti, e ultimata dal Cristo.

Da Lui impariamo il comandamento dell’amore, a cui va subordinata la ricchezza e la gloria.

Piccola chiosa. Il 29 settembre è la Domenica del migrante e del rifugiato. La carità e il perdono non hanno confini territoriali.

Grazie a voi, cari lettori.

Luca Sc.

Flavio Insinna a ‘Vieni da me’: ‘C’è una cosa in più che posso fare meglio?’. La sua domanda a Dio.

Ieri, durante la trasmissione condotta da Caterina Balivo nel primo pomeriggio di Rai 1, l’attore e conduttore Flavio Insinna si è prestato ad una divertente intervista musicale. Tra le numerose gag e i tanti sorrisi, il suo intervento ha avuto anche delle chicche spirituali non secondarie.

In questo mese, ormai al termine, il blog si è cimentato nello sviscerare il tema della scelta. Le parole del Flavio de ‘L’Eredità’ fanno proprio al caso nostro.

‘C’è una cosa in più che posso fare meglio?’, la questione palesata che Insinna rivolge a Dio.

L’espediente, nella trasmissione, è dato dall’ascolto di una famosissima canzone di Ligabue, ‘Hai un momento Dio?’, rivalutata poi dal conduttore come foriera, qualora ascoltata, di discernimento.

Discernimento credente.

La scelta parte da qui, da una domanda semplice, intima e cogente. Flavio Insinna pare averlo compreso esaustivamente.

Pare averlo compreso, da ciò che s’è evinto dalla diretta Rai, dal dolore nel mondo, dalla richiesta di equità, dalle nostre solitudini che permettono d’essere se stessi.

Tutti bisogna che si faccia questo cammino. È umano e in noi fa verità.

È stato semplicemente bello ascoltare parole sobriamente ‘ricercate’ da un uomo di spettacolo, il quale, a discapito di quanti altri voglian su di lui dire e far credere, non vuole ‘dar spettacolo’.

Buon discernimento a tutti! Scegliete bene.

Luca Sc.

Per scegliere bisogna passare del tempo della propria vita in sordina

A volte sembra che si sia obbligati a restare nascosti, quasi in cantina, in uno sgabuzzino abbandonato e oscuro.

Quei momenti sembrano infiniti, ma in realtà, cari lettori, durano pochissimo e dovrebbero durare di più: vi spiego il perché.

Quelli sono periodi, anni, ere vitali, importanti per formarsi, caricarsi, imparare a vivere e a lottare… Sono momenti imprescindibili alla generazione di una scelta consapevole e duratura.

Non tutto, quasi nulla, giunge infatti subito: spesso si aspetta e, innervositi umanamente dall’attesa, ci si tempra.

Temprarsi però costa sforzo e fatica, lavoro diuturno sulla propria indole e sulle proprie aspirazioni.

Quei momenti sono benedizione dal cielo, sono strumenti di discernimento indispensabili: senza la loro presenza ogni traguardo figura effimero, il più delle volte.

Queste non sono parole astratte e vi dimostrerò il perché…

Quanti di voi, genitori alla lettura, avete fatto fare sport ai vostri figli? Anche con fatica economica, grosso modo, ci avete provato tutti.

Lo sport è esempio di pedagogia divina sulla nostra vita, su quelle attese che temprano la scelta e il discernimento.

Se vai a giocare a pallavolo, prima di effettuare schiacciate alla Mila e Shiro, devi obbligatoriamente allenarti e, guarda un po’, aspettare, seppur con fregole e contro voglia.

La vita di fede è così. La vita di ognuno, credente o meno, è così. È l’ordine provvidenziale delle cose.

Potete leggere in merito molte pagine della Sacra Scrittura, ad esempio circa la vita di Abramo, Giacobbe, Mosè e Samuele.

Buon lunedì, cari lettori.

Luca Sc.

Vangelo di Domenica 22 settembre 2019: scegliere Cristo, la vera ricchezza.

Il Vangelo di questa 25ma Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, sembra tratto da una pagina di un quotidiano, riportando un esempio di scaltrezza tipicamente mondana.

Un uomo, che rischia il licenziamento (per frode), vuol tenersi buoni i clienti del suo datore di lavoro e si inventa una trovata astuta e poco legale: fare uno sconto sui debiti e cambiare le cifre nella ricevuta. Trovata atta al farsi nuovi datori di lavoro o amici nell’evenienza della perdita dell’impiego.

Così agiscono i figli delle tenebre, usando astuzia senza remore; tant’è che il padrone loderà l’impiegato disonesto.

Così non si comportano i figli della luce, ovvero coloro che non pensano ai beni terreni, sebbene avrebbero ad essere più geniali nel seguire la Buona Notizia di Gesù e nel metterla in atto.

Infatti, nella seconda parte del Vangelo il Cristo pare incitare ad una arguzia geniale, per portare la luce nel mondo e perché si uniscano sempre più in intento gli uomini di buona volontà.

Qui son sostanzialmente due i consigli ineccepibili di Gesù:

1. Decidersi per Lui, in quanto vera ricchezza.

2. Amare e seguirlo in modo geniale.

Per il secondo punto, ad esempio, basta guardare ai Santi e a cosa non si sono inventati per mettere in atto il Vangelo e farlo conoscere (consiglio a tal proposito di studiare la figura di San Filippo Neri, anche attraverso il celeberrimo film ‘State buoni se potete’).

Siate caritatevolmente geniali!

Buona Domenica!

Luca Sc.

“Non ci sono più le mezze stagioni”, neanche in politica

Settembre, il mese in cui l’estate lascia il passo all’autunno: i colori accesi e brillanti iniziano ad appassire e il cielo vira verso sfumature cupe…

La descrizione del tempo si attaglia perfettamente alla stagione politica che stiamo vivendo: dagli “eroici furori” del Papeete Beach, dal giallo-verde, eccoci davanti ai loden dei giallo-rossi.

Creature mitologiche della vecchia e nuova politica si confondono in un tristemente famoso trasformismo, privo di qualsiasi ideologia.

Se, dalle piazze, anche virtuali, si sbandierano e baciano rosari, intercalando le invocazioni alla Beata Vergine Maria con gli insulti, nei palazzi romani il Conte diventa l’arbiter elegantiae di un’improbabile alleanza, pronta a contrattare le prossime misure economiche e politiche con Bruxelles.

Chiuso nell’ufficio del Quirinale, il Presidente Mattarella, sognando ad occhi aperti il mare della sua terra, pensa che le onde agitate dai venti, tutto sommato, sono meno violente dei toni adottati in questi giorni: i suoi appelli e le sue dichiarazioni, intrise del sapore del galateo istituzionale e dei valori – di autentico laicato cristiano – che hanno fondato la Repubblica, sono come il fruscio di foglie nella bufera.

L’apparenza dell’estate politica, segnata dalle vane promesse del Capitano, da futili sondaggi, da dichiarazioni pseudo-cattoliche e da un sovranismo di facciata, giunge a mostrare il grigio del nulla di fatto.

La Consulta si appresta a dichiarare incostituzionale l’aiuto al suicidio, introducendo surrettiziamente l’eutanasia, i parlamentari inerti abdicano a favore della magistratura, la famiglia, “società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.) non riceve supporti.

Ma forse è bene così: se l’inverno demografico e sociale è la prospettiva che si presenta ai nostri occhi, sotto la coltre del gelido indifferentismo, qualche germe di umanità potrà svilupparsi.

Andrea Miccichè

Vangelo Domenica 15 settembre 2019: la misericordia del Padre sconvolge la piccola logica umana.

Il Vangelo della 24ma Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, riserva le pagine del capitolo 15, quello sulla ‘misericordia’, del Vangelo secondo Luca.

Nella forma estesa del brano vengono riportate tutte e tre le parabole del capitolo.

Parabole conosciutissime, sebbene restino ancora quali tesori inesauribili, quelle della pecora smarrita, la dracma perduta e del Padre misericordioso.

Mi soffermerò su quest’ultima.

Chi frequenta con più assiduità le Celebrazioni Eucaristiche e le pagine del Vangelo, sa quanto sia difficile sintetizzare e offrire una chiave di lettura a questo brano.

Il figlio perduto e ritrovato sembra, infatti, mosso da un sentimento quasi utilitaristico: pensa al cibo in casa del padre, relegandosi autonomamente al rango di servo, forse in ragione di quel suo cercare sola convenienza.

Il Padre va, invece, oltre ogni schema, sconvolgendo semplicistiche logiche umane.

Il Padre va oltre il calcolo di convenienza, presumibilmente ancora adolescenziale, del figlio… non solo di quello perduto e ritrovato, ma anche dell’altro, in casa, fedele e ligio ai comandi, nonché poco propenso al seguirLo per amore.

I figli infatti son due, come due son gli sconvolgimenti oltre-logici e misericordiosi messi in atto dal Padre.

Ecco cosa è misericordia: generare qualcosa di nuovo oltre la logica umana del ‘do ut des’.

Generare oltre le nostre piccole cosette, oltre i nostri piccoli interessi… Ecco la forza del Vangelo!

Con questi brevi spunti vi auguro una buona Domenica di pace e serenità!

Luca Sc.

Cosa intende Gesù col pronunciare il verbo ‘odiare’? Spunti di riflessione sul Vangelo di Domenica 8 settembre.

La Parola del Vangelo della 23ma Domenica del Tempo Ordinario, anno C, è dura al primo ascolto: soprattutto nei primi versetti.

In essi Gesù coniuga il verbo ‘odiare’, con un significato che, ovviamente, è da esplicarsi, seppur brevemente.

Il linguaggio semitico, l’Aramaico e l’Ebraico possono aggettivarsi tali, sono scarni nel vocabolario… Per spiegare in breve, ad ogni parola corrisponde una ampia o discreta gamma di significati.

Odiare, in questo contesto e facendo caso al retroterra semitico, non significa dunque voler il male o accapigliarsi per qualsivoglia cosa: significa non prediligere in comparazione a qualcosa di preminente e migliore.

‘Odiare’, dunque, inteso come ‘non predilezione di ciò che è secondario’.

Potreste obiettare: ‘la famiglia non va forse prediletta? È per caso secondaria?’. Sì, qualora in riferimento alla preminenza delle richieste di autenticità evangelica.

Prima viene la chiamata del Cristo e l’accettazione di ciò che non possiamo cambiare e ci fa crescere nell’amore, nella carità verso gli altri e verso se (la croce).

Come potete aver acutamente colto, nella affermazione appena sopra è implicitamente risolto il quesito sulla medesima predilezione richiesta da Gesù. Se si ama Lui per primo, gli altri e le altre cose prendono il loro giusto posto e vengono, sembrerebbe paradossale ma è così, amati meglio e di più da noi.

Ecco un piccolo e breve spunto sul angelo di oggi!

Buona Domenica!

Luca Sc.