Accoglienza: i quadri di un artista commentati dai bambini. Ultima puntata

In questa settimana che si avvicina alla festività del ss. Corpo e Sangue di Gesù, giungiamo alla fine del nostro percorso sulla scoperta delle opere d’arte di Tamidi’s, viste attraverso gli occhi dei bambini. Abbiamo imparato ad accogliere non solo il linguaggio pittorico di un artista contemporaneo d’arte astratta, ma anche il punto di vista di giovanissimi interpreti, che ci hanno condotti per mano per diverso tempo.

Lasciando per ultima “Famiglia. Scuola di accoglienza”, ci imbattiamo nella realtà che per un bambino è la via naturale per approfondire le tematiche della diversità e dello stare insieme: è nella famiglia, infatti, che si impara l’arte del vivere in comunità, una scuola che nessun libro e nessun insegnante potranno mai sostituire.

Il dipinto ritorna ad uno stile figurativo stilizzato e ci presenta tre personaggi, padre, madre e figlia, nella solita forma allungata, che si confonde con la presenza vegetale. Ma questa volta abbiamo anche altri elementi naturali ben riconoscibili: una spiga di grano e una vite con tre bei grappoli d’uva in evidenza.

I bambini non esitano a dire che «la spiga rappresenta il corpo di Cristo e l’uva il sangue di Dio». Questi simboli della tradizione cristiana, così visti e forse così abusati, quindi poco eloquenti alle nuove generazioni, vengono riattivati nel quadro da un elemento peculiare: le foglie della spiga e della vite, color verde, ricompaiono nel padre e nella madre, in una modalità che ricorda delle ipotetiche braccia.

C’è allora come una fusione tra l’elemento vegetale e quello antropomorfo che per la fede cristiana è molto interessante: normalmente l’uomo assimila il cibo che mangia e lo trasforma in un elemento del suo corpo. Ma l’eucaristia opera qualcosa che va in senso contrario: mangiando il corpo e il sangue di Cristo, siamo noi a trasformarci in lui, a divinizzarci e diventare parte del suo corpo mistico, che è la Chiesa. La Chiesa fa l’eucaristia, perché è con la celebrazione eucaristica che il pane e il vino si trasformano nel sacramento della presenza viva del Figlio di Dio. Ma è anche vero che è l’eucaristia, fondamentalmente, che genera la Chiesa, perché è da questo dono di Dio che noi ci riuniamo in un solo corpo e in un solo spirito.

Se è vero che i due genitori ricevono braccia dalla spiga e dalla vite, è vero inoltre che noi siamo capaci di abbracciare e quindi di amare i nostri figli nella misura in cui accogliamo il dono di Dio, cioè amiamo con il suo stesso amore. Ogni nostra famiglia allora può trasformarsi in una Santa Famiglia, come suggeriscono le aureole gialle sulle teste dei tre personaggi, dello stesso colore della spiga e dei grappoli d’uva. In ogni nostra casa può riprodursi la vita di Nazareth, in cui una donna dice di sì al dono dell’Infinito, un uomo accoglie il mistero di sua moglie e gli trasmette la sua regalità, un bambino, in questo caso una bambina, rende presente l’inaudita novità di Dio, che vivifica tutte le cose.

I bambini affermano: «Abbiamo ricavato l’unione di entità diverse, l’ospitalità, l’accoglienza». Terminiamo questa serie di incontri sull’arte contemporanea, augurando a tutti i nostri lettori che ogni famiglia possa diventare “scuola di accoglienza”.

Stefano Go.

Famiglia: Scuola di accoglienza

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