Zeffirelli. Vita dedicata alla bellezza trascendente

Franco Zeffirelli: vita dedicata alla bellezza trascendente

Non sarò l’ennesimo che parlerà della morte di Zeffirelli per farne ricordo sterile. Voglio fare di questa vita, quasi centenaria, un ricordo cristiano.

Lo so che molti hanno espresso il loro pensiero, essendo forse più titolati di me nel compierlo. Io farò ciò da piccolo teologo.

Andrò al dunque. Mi ha colpito il giorno della sua morte: lo scorso sabato, ieri, in tarda mattinata.

Non un sabato qualunque, ma quello che racchiude in sé i ‘Primi Vespri’ della Solennità della Santissima Trinità.

Trinità creatrice, Trinità Agapica, Trinità bella nella relazione e nel promanarla nelle realtà create. Trinità che si contraddistingue per il Bene, il Vero, l’Unità, la Bellezza.

Questi ultimi, come direbbero i più genuini medievali, sono definibili come Trascendentali, ovvero come aggettivi propri e inalienabili dell’Essere.

Dio è, la Trinità è e dà origine a tutto ciò che è, il quale non può che essere buono, bello, vero, unico.

L’artista, Zeffirelli lo è stato a tutto tondo, comprende in maniera privilegiata tutto questo, vivendo in sé la capacità di farsi ‘creatore di bellezza’.

Mi ha colpito l’aver sentito che il Maestro, pensando alla sua dipartita, si rammaricasse di dover lasciare tanta bellezza. Provvidenzialmente il suo passaggio è stato da bellezza (terrena) a bellezza originaria e originante. Non è un caso (il caso non esiste).

Zeffirelli amava definirsi credente cattolico: non sto a spulciare la vita privata di un uomo, dato che non mi spetta neppur lontanamente; quel che so è che, nella sua esistenza, egli mai ha mancato a voler profondere bellezza.

Basta guardare la cura nei suoi allestimenti, mai contraddistinti dall’estetismo per l’estetismo, bensì dal bello che porta alla radice buona e vera dell’essere. Per dirla semplice: non si trattava del bello al botulismo e senza rughe, del bello da sovraesposizione luminosa alla ‘Barbara D’Urso’; si trattava, e si tratta, della bellezza che sa elevare gli animi e richiamare al trascendente.

La misteriosa bellezza della Trinità è un po’ traducibile dunque dall’artista, dal creativo.

Il regista fiorentino nel suo operare ha aperto uno spiraglio alla Trinità e, al suo novantaseiesimo anno di età, la Trinità gli ha schiuso le porte della sua medesima bellezza.

Buona Domenica, cari lettori.

Luca Sc.

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