Accoglienza: i quadri di un artista commentati dai bambini. 5ª puntata

In questa nuova puntata sui quadri di Oto Covotta ci troviamo di fronte ad una meta e ad un incoraggiamento per raggiungerla.

La meta è “fondere la diversità”, unico modo per generare l’amore, l’incoraggiamento è “non temere la fatica”. Non siamo fatti per stare da soli, in fondo al nostro cuore c’è una porta che ci invita ad uscire dal nostro io, per donarci all’altro: la nostra identità si scopre solo quando si orienta ad un volto che ci guarda, altrimenti il nostro cuore si trasforma in una trappola che ci incarcera.

Quegli occhi, quelle mani tese verso di noi ci aprono la via e ci sostengono con una misteriosa forza di attrazione, ma ora tocca a noi fare il primo passo verso il più santo dei pellegrinaggi: quello che separa la nostra vita da quella del prossimo. “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83).

La vita però, lo sappiamo, non è facile e noi ci sentiamo fragili davanti al suo mistero come un bambino di fronte al primo impatto con un quadro astratto:
«È molto difficile interpretare i quadri astratti, perché il pittore è come se buttasse giù tutte le sue emozioni e per chi lo guarda è un po’ difficile sapere quello che provava quando dipingeva».

Per questo noi non potremmo mai avere il coraggio di seguire i passi dell’amore se l’amore stesso non ci desse l’energia per camminare. I bambini si trovano di fronte “ad un universo di fatica e ad una paura illimitata”, ma è qui che si inserisce la parola di vita di Dio, che sentiamo risuonare in questi giorni nel Vangelo di Giovanni: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Ecco allora che “uno schizzo può diventare amore” e le nostre mani che sanno solo “graffiare l’amore” possono diventare carezze ed indici per mostrare la strada. Quando ci si scopre amati e voluti da sempre, di fronte alla paura che sembra senza confini, si riconosce che “non c’è un confine per l’amore”, che l’amore va oltre: “esistono solo ostacoli per cercare il cuore”, come una corsa allo stadio in cui il più bel trofeo è l’abbraccio che fonde la diversità dopo tanta fatica quotidiana.

Stefano

Amore: non temere la Diversità.

Non temere la fatica

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