Ravasi a chiusura del Festival Biblico di Vicenza:’Spazio deriva da SPERANZA’ e ‘GERUSALEMME deriva dal termine CIRCOLARE’. La sua risposta ad una ‘geometria dello spirito’ nella Polis.

A Vicenza si chiude con un intervento del Cardinal Ravasi la 15ma edizione del Festival Biblico. Quest’anno il tema, ‘Polis’, ci ha consegnato un itinerario civile, spirituale e umanistico dalle larghe e rispettabili vedute.

Come abitare la città? Come prendersene cura? Quali le accezioni bibliche e quale il compito dell’uomo di oggi, in una contemporaneità globalizzata nelle dovute variazioni social dei media e del web? Ecco alcune questioni in cerca di soluzione, ma ben più che abbozzate al Festival.

In sintesi, si tratta dell’interrogarsi sul ‘che’ dire all’uomo oggi: uomo in cerca di luoghi nuovi da abitare, pur consapevole di poter percorrere il solco già tracciato dai ‘Padri’.

L’incontro finale, nella splendida cornice della Chiesa Vicentina e conventuale di San Lorenzo, reca il tema ‘Geometrie dello Spirito. L’osservazione, l’ascolto, l’interpretazione della realtà urbana‘.

Prendono parte, oltre che il già citato biblista e Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il giornalista del Corriere Armando Torno e l’antropologo-architetto Franco La Cecla.

Riporto alcune frasi dall’intervento di Mons. Ravasi.

Il mio primo incontro con il festival risale al suo nascere, quando ancora abitavo Milano.

La geometria spirituale della città… io amo molto camminare nelle città ove abito. Sceglierò tre suggestioni per farne un messaggio sulla geometria segreta.

La prima. Lungo una via di Roma per caso vedo una scritta a pennarello nero su parete chiara: ‘in questa città nessuno mi conosce tranne Dio’.

Riflessione di un vagabondo ma significativa…

Seconda. Buenos Aires. Borges: ‘non si sa se in una di queste camere si innalzi una fiamma solitaria, non si sa se essa riscaldi o bruci’. Si tratta della famiglia.

Terza scena. Legata a Mario Luzi, un mio amico. Ci vedevamo a Firenze passeggiando sul Lungarno. Egli diceva: ‘Non si sa se le persone che sono di fronte al televisore tengano le mani alzate in segno di resa o in segno di adorazione’.

Quali dunque le città bibliche? Cosa possono indicarci?

Così il Cardinale:

Città verticale è Babiliona: compito principale dell’architetto di quella città era sfidare il cielo; città per eccellenza imperialista.

Babilonia era unica anche orizzontalmente: tutti dovevamo avere una lingua sola… La città del potere, delle violenza e della cancellazione della diversità.

Gerusalemme sarebbe invece la città circolare (dalla radice Shalom nella sua toponomia). Shalom infatti significa, nel suo significato originario, compiuto, completo.

Gerusalemme è anche rappresentata come un giardino fecondo. Un aforisma rabbinico recita: ‘Il mondo è come un occhio. Il bianco è il mare, l’iride la terra, la pupilla Gerusalemme e, infine, l’immagine in essa riflessa è il tempio’.

A conclusione, una sua suggestione significativa.

Ricordiamoci che Spazio deriva da speranza (indoeuropeo spat): ecco la geometria dello spirito.

Grazie al Festival!

Grazie per seguirci sempre.

Luca Sc.

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