Ritornare ad educare. Parola di D’Avenia

Ritornare ad educare

Ieri, nel tardo pomeriggio, ho finalmente avuto la possibilità di leggere, con la dovuta attenzione, l’articolo di ogni lunedì per il Corriere della Sera dello scrittore, young e professore, Alessandro D’Avenia.

Citando un testo quasi celebre di Buzzati, non esita a redarguire, col dovuto tono dotto e pedagogico, le strutture di un sistema societario e della sua correlata distorsione nell’educazione.

Si educa più? Questione che, certamente, non ha la pretesa di esaurirsi in un approfondimento giornalistico; questione che, nondimeno e nella sua discreta evidenza negativa, salta agli occhi di tutti, pensatori e non.

Se il cambiamento si è percepito a seguito del ’68 (nessun giudizio a priori sulla rivoluzione di quegli anni), le dinamiche educative, ad oggi, sono evanescenti: una recente legge dello stato ha eliminato la possibilità, ad esempio, delle sospensioni e delle note alle Scuole Medie.

Io, a sostegno di D’Avenia, poco concordo.

La libertà diventa veramente libera, allorquando può in egual modo dirsi ‘responsabile’.

Per sapere rispondere (respondeo-habilis: responsabile) bisogna conoscere il contrario, cioè quel che non ci piace, tout court.

Capire quanto non va, perché può farci del male, è tipico di chi conosce le variabili possibili: le stesse di cui non ha ancora contezza il bambino e, in parte, l’adolescente.

La libertà di chi non cresce o non vuol farlo è, infatti, mero libertinaggio. Sdoganamento, neppur tanto studiato, di ciò che piace o par poterci piacere.

L’educazione non è costrizione ma creazione di mappe, percorsi. Il ‘no’ da pronunciare è simile, seppur più affettuoso, a quello del navigatore.

Il lavoro dell’e-ducere (educare) è, dunque, cavar tutto il bello delle capacità dell’educando, portandolo alle scelte che lo renderanno felice, senza ripercussioni negative o costrizioni, nel pieno rispetto delle qualità e dei talenti. Senza educazione si diventa come quegli egoisti che, in modo prometeico, cercano la felicità in cose lontane da sé, nonché nocive o lesive di se stessi e degli altri.

Il futuro passa dai nostri bambini: non perdiamo la rotta.

Buona serata,

Luca Sc.

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