La ‘Vocazione di San Matteo’ di Caravaggio: spunti spirituali

Vocazione di San Matteo. Caravaggio

Per questioni personali, nel giro di pochi giorni e a brevissima distanza, a più riprese, mi sono ritrovato a osservare la ‘Vocazione di San Matteo’ del Caravaggio.

Non mi dilungherò in spiegazioni ricercate, astruse, che tra l’altro potete ritrovare in moltissimi siti dedicati all’arte e allo studio della stessa.

Darò lettura cristiana ad un’opera a tematica prettamente cristiana.

Quel che affiora primariamente al mio interesse di studioso di teologia è il seguente.

Innanzitutto, l’uso della luce. La luce celeberrima del Merisi; la luce epifanica, in questo caso.

Non si tratta di un barlume qualsiasi, ma di una chiave di lettura di tutta un’opera, di tutta un’opera d’arte.

Quando osservi, o, per meglio dire, ammiri la tavola resti folgorato dalla medesima luce, quasi che essa stia già entrando nella stessa cappella ove tu ti ritrovi ad ammirare.

Sì, perché l’opera ‘caravaggiesca’ si trova nella cappella votata a San Matteo, presso la Chiesa di ‘San Luigi dei Francesi’, a Roma.

La luce che taglia il quadro è la stessa che si ricerca: quella addivenente dal Cristo, il quale illumina, presso il medesimo luogo sacro, dal tabernacolo centrale.

La luce che entra, nel capolavoro, si direziona infatti verso il centro del luogo sacro, verso altare e il presbiterio.

La ‘Vocazione di San Matteo’ è, pertanto, un’opera dentro un’altra opera, ‘San Luigi dei francesi’.

Come non si può leggere un testo fuor dal suo contesto, la luce di un dipinto è illuminante o prende luminosità da tutto un suo contorno architettonico o di luogo.

Andando avanti, vorrei soffermarmi su un altro elemento: la chiamata, nelle sue dinamiche.

Salta agli occhi di colui che osserva la duplice indicazione. E del Cristo e dell’Apostolo San Pietro.

Sorge subito la richiesta di maggior comprensione del duplice gesto. Perché dunque? Non basta forse che il Signore stesso chiami?

Badate bene: l’opera in questione è cristiana ed è stata dipinta per ornare una chiesa (non è pertanto la chiesa che la orna); in ragion di ciò la teologia è più importante che l’estetica in sé e per sé, essendo il pensiero a dar ‘forma’ (bella ‘forma’ in questo caso) all’opera.

La chiamata all’annuncio, alla testimonianza, passa per il riconoscimento della Chiesa, della Comunità che ha già fatto esperienza del Risorto e continua a farne.

Non è un caso, il caso non esiste, che il segno dipinto esprima il sentire di una comunità, l’ecclesiale.

Ricordiamo che ogni cosa rimanda sempre ad altro, anche fosse una semplice e grande opera d’arte ‘caravaggiesca’.

Buon martedì,

Luca Sc.

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