Accoglienza: i quadri di un artista commentati dai bambini. 4* puntata

La quarta puntata del nostro viaggio nel mondo dell’arte ci porta in un tema che mi pare estremamente adatto a questo tempo pasquale: la luce che può sprigionarsi proprio nel buio, non dopo il buio, ma esattamente nel luogo in cui non ci si aspetterebbe di trovarla.

In questi giorni la liturgia ci propone un brano di Giovanni in cui gli apostoli, dopo la Pasqua, sono ritornati a fare il loro lavoro di sempre nel mare che ha segnato l’inizio della loro storia: ancora non hanno metabolizzato la conseguenza della resurrezione e in mancanza d’altro ritornano a fare quello che sanno fare con le conseguenze ben note. È notte e le reti sono vuote. Ma un incontro inaspettato genera una fiducia che si pensava sopita: gettano la rete e la barca è piena di miracolo. Ecco che l’amore fa intuire l’identità dell’uomo sulla spiaggia e Pietro, lento a capire, si getta finalmente in mare per raggiungerlo.
Dice a proposito di questo brano don Luigi Maria Epicoco:

«In tempi di confusione e di crisi l’unica cosa che può salvarci non è certo ripiegarci sui nostri problemi. I discepoli mostrano una marcia in più perché non si mettono ad analizzare le reti vuote, ma fanno un atto di fiducia nella parola di chi dice loro di riprovare».

Questo atto di obbedienza ad una luce che brilla nel buio, tenue cosa eppure unico elemento che ha il potere di dissipare le tenebre, fa sì che rinasca la speranza: e allora è festa di cibo, ma non solo, è incontro con l’Amato che è ritornato dal regno della morte per non lasciarti più.
Devo dire che, tra i diversi dipinti di Tamidi’s, quello intitolato “Nel buio sprazzi di luce” è l’opera che ha suscitato i commenti più poetici, forse perché nel buio della difficoltà è la poesia delle cose buone che ci ricorda di aggrapparci alla luce e ci salva. I bambini scrivono:

«Mi ricorda dei fiori, mi fa pensare a degli alberi e a dei girasoli, ad un’unione fra colori, ma mi ricorda anche un cielo con tanti soli, che sembrano come una famiglia».

In effetti chi non ha mai sperimentato che in un momento di paura, tristezza e delusione il ricevere un fiore, il tepore del sole, il profumo accogliente della famiglia sono mani tese che ti fanno uscire da te stesso e ti ricordano che il bello non è cancellato, ma può ancora essere?

Non possiamo allora parlare dell’accoglienza se non parliamo della tenerezza con cui sappiamo infondere speranza a colui che si trova nel bisogno. In effetti cosa sarebbe ospitare qualcuno se “ospitare” significasse “dargli semplicemente un alloggio”, ma non la nostra amicizia o la stima? Cosa sarebbe “visitare un malato” se fosse un asettico accertarsi del suo stato di salute, senza “com-patire” con lui e fargli sentire il calore di una silenziosa presenza?

Così don Fabio Rosini dice che non esiste nessuna opera di misericordia corporale senza una corrispondente opera di misericordia spirituale e viceversa.

È Pasqua e forse per qualcuno questa festa è passata nell’indifferenza o nel dolore. Forse anche tu che ora leggi pensi di trovarti in un labirinto che non ha uscita e ti arrovelli nel rotolare un macigno che non vuole spostarsi di un centimetro. La luce che stai cercando c’è, forse è già accesa e se ancora non la vedi, cercala e invocala, e se è così piccola che pare una scintilla, sappi che ha il potere di sorreggerti e trasformarsi in sole. Non avere paura di aggrapparti ad essa.

Vorrei terminare riportando le riflessioni di una bambina:
«Questo quadro mi fa pensare alla pioggia. A dei girasoli senza gambo inzuppati dalla pioggia.
Mi fa pensare ad un lago dal fondo blu e con un inizio azzurro, a degli schizzi di giallo in una nottata con il cielo blu.
A me fa pensare ad un bicchiere con tante sfumature, dal blu al verde che intravedo poco, dal giallo all’azzurro e al bianco.
Mi ricorda dei fiori e mi sembra anche un cielo con tanti soli di diverse sfumature, fra il giallo, l’azzurro ed il blu. O forse un cielo graffiato dal color bianco luce della luna, con un pochino di rosa alla fine.
A me sembra la luce verso un mondo migliore, la luce dell’amore.
Mi ricorda la luce del sole, perché in questo quadro vedo della luce, forse la luce dell’amore, ma mi fa pensare anche ad una famiglia di quattro persone: mamma, papà, figlio e figlia avvolti dalla luce della luna e dal blu del cielo: sembra un paesaggio visto da una finestra».

Ecco nel buio sprazzi di luce, che si trasformano in accoglienza quando, come dice papa Francesco, non rimangono una visione alla finestra o al balcone, ma un’ispirazione per scendere in strada e sporcarsi le mani con l’avventura della vita.

Stefano

‘Nel buio sprazzi di luce’

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