Il senso vero dell’inginocchiarsi del Papa

Ieri il Pontefice, tenendo gli esercizi spirituali ai leaders del Sud Sudan, ha compiuto un’azione molto eloquente, nonché simbolica: genuflettersi.

Tutti avete forse visto tale video trasmesso da Vatican News in varie piattaforme. Un video che mi ha emozionato, che mi ha fatto riflettere.

Ha posto il fulcro della mia riflessione sul senso dell’inginocchiarsi, della genuflessione.

Spesso essa si pone nel linguaggio della preghiera, della perorazione… Il genuflettersi del Papa si inserisce nel contesto della supplica. Supplica perché gli uomini attuino e creino con gesti concreti la pace.

Supplicare: verbo desueto e forse mal compreso talvolta.

Quando nel linguaggio comune usiamo dire ‘ti supplico’, spesso lo proferiamo per incitare gli altri a far quel che noi vogliamo, per costringerli al nostro volere tramite una finta umiliazione.

Nulla di più lontano dalla genuflessione a mo’ di supplica.

La supplica è per il bene, punto. Sia esso tuo, mio o, come nella maggior parte dei casi, nostro.

Francesco ha supplicato ieri tutta l’umanità; ha mostrato al mondo che per convivere nel bene bisogna perdersi un po’… Un uomo ultraottantenne che si prostra fino a terra. Ciò è ancor più eloquente se si pensa che molti dei nostri nonni non riescono neppur a inginocchiarsi nei banchi delle chiese.

Ieri ho imparato qualcosa da uomo e cristiano. Il Pontefice ha dato lezione di umiltà.

Buon cammino verso la Pasqua imminente, cari lettori.

Luca Sc.

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