Accoglienza: i quadri di un artista commentati dai bambini. RESTIAMO UMANI. Terza puntata

In questa nuova puntata presentiamo due opere di Tamidi’s strettamente legate, sia dal punto di vista formale, sia per il significato simbolico.

Esse rappresentano una nuova tappa del nostro percorso sull’accoglienza ed esprimono entrambe il tema del dono come espansione delle potenzialità racchiuse nell’anima di ciascuno.

Come abbiamo imparato quest’anno nel nostro corso sull’affettività (riportato in alcuni miei articoli del blog), esistono diversi modi per parlare di amore: “philìa” è l’amicizia, uno scambio reciproco di passioni, idee, talenti, affetti; “èros” è l’amore passionale, quello che parte dal fascino dell’aspetto fisico per raggiungere la bellezza dell’interiorità; infine “agàpe” è l’’amore più alto, quello che si dona, che ricomprende gli altri due e li sublima, superandoli.

I due quadri di oggi sono un’espressione di questo ultimo amore, che rende concreta l’accoglienza in un agire rivolto all’altro.

Amore che si diffonde” ci presenta un grande sole centrale di colore rosso che espande la sua natura su uno sfondo di colore freddo, colmandolo di sé.

I bambini colgono questa ambivalenza di un sole che piove i suoi raggi e il suo calore, scrivendo: «Una pioggia d’amore e un cerchio d’amore provocano una grande diffusione d’amore».

L’amore è un’energia che non può rimanere confinata nella stanza dell’interiorità, ma ha bisogno di uscire per incontrare dei volti cui sorridere, delle mani da stringere, delle bocche da sfamare.

Solo quando l’amore avrà colorato di sé il mondo che lo circonda potrà ritrovare se stesso e adempiere alla sua missione. Ma allora il segreto della felicità sta nel perdersi nell’altro per amore. I bambini lo esprimono con una frase molto semplice: «L’amore fa passare la tristezza».

Se il blu dello sfondo ricorda un sentimento gelido, ecco che solo l’amore lo può riempire col suo calore.

Quindi fare del bene ad un altro non è più soltanto un “dovere morale”, ma diventa un “desiderio di dare”, che è il titolo del secondo quadro, il quale – come dice una bambina – ricorda delle “foglie” che si specchiano o che vivono nell’“acqua”.

I sentimenti che suscitano questi colori mescolati sono per i bimbi un “desiderare la tranquillità”, che non è però mancanza di movimento, anzi si unisce col “dono” e con la “beneficenza”.

Queste pennellate verdi, che come foglie vogliono lasciare i loro colori in uno specchio d’acqua, fanno pensare ai bambini all’“unione di due amicizie”.

Questa riflessione ci riporta a considerare il vero significato del dono, che non è mai donare qualcosa a qualcuno che ne ha bisogno, ma che è un donarsi a qualcuno.

La grammatica dell’accoglienza, insomma, non parla di oggetti scambiati, ma di soggetti che si toccano, si fondono, senza rinunciare alle proprie differenze, anzi trovando il significato delle proprie differenze in questa unione profonda, che genera qualcosa di nuovo: il noi.

Stefano Go.

Amore che si diffonde

Desiderio di dare

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