La speranza è nei nostri figli

La Speranza è nei nostri figli

L’Italia, paese notoriamente a natalità zero (ed è un eufemismo), si trova sempre più arroccato nei rimasugli di certezze rimastigli. Non è poesia tale concezione così espressa, ma cruda, crudissima, realtà.

Si sta divenendo refrattari al dialogo e alla prospettiva di futuro, impauriti come si è delle nuove persone che arrivano nel nostro paese, come anche delle azioni caritatevoli nei riguardi di minoranze etniche, controverse sì, ma pur sempre da tutelare.

Gli attacchi ultimi ai Rom sono spia della glaciazione culturale e umana italiana.

Ovviamente, le difficoltà ci sono e le persone, i cittadini sono stanchi: il torto o la ragione non stanno mai dalla medesima parte. Se sussistono delle tensioni sociali le ragioni di ciò sono da rinvenire ad ampio spettro, non di sicuro soltanto nelle animosità degli ultimi tempi.

Il baricentro del mio dire di stamane non consta in fatti di cronaca che ben conoscete: punto tutto sulla speranza.

L’assunto fondamentale qui presente, come dal mio incipit, è la mancanza di natalità dalla percentuale forte nel Bel Paese.

Si stima, ad esempio, che nei prossimi decenni un terzo degli abitanti della Sardegna non vi sarà e non verrà rinfocolato da nuove nascite.

Molto triste: non vi è futuro né volontà di affrontarlo. Stiamo divenendo sclerotici, tristi, centrati sul Baby Boom che tra poco vanterà i 60 anni tondi tondi.

Nondimeno, la speranza può ancora farla da padrona. Lo dicono proprio alcuni emblematici adolescenti dei nostri tempi.

Simone, che a Torre Maura silenzia l’odio in mezzo alle baruffe del quartiere, e Alessandro, liceale di Frosinone.

Chi è quest’ultimo?

Uno studente della Quarta Ginnasiale (primo anno al Liceo Classico, per intenderci), il quale, da amante dell’astronomia, ha scoperto una Supernova, una stella.

Un ragazzo, che si affaccia or ora alla vita e alle sue innumerevoli sfaccettature, scopre un astro. Poetico e quanto mai significativo.

Saper che, in mezzo a tante controversie quotidiane e societarie, vi sia chi, appena uscito dalla fanciullezza, cerchi e guardi le stelle, promette bene per il Bel Paese.

Promette bene per la nuova semina di speranza che alla mia generazione, quella dei pre-Millennials, compete.

Compete infatti generare figli e creare così fiducia alla vita. Generarli non solo o meramente in maniera procreativa, ma alla relazione basata sul vero dialogo e sulla vera conoscenza.

Ogni ragazzo che si affaccia alla vita cerca la sua stella, aspirando a qualcosa per cui valga la pena vivere e che profumi di buono.

Speriamo che Italia, nel prossimo futuro, questo non venga mai a mancare.

Buona giornata, cari lettori.

Luca Sc.

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