Perché non conviene spettacolarizzare la fede

Sono in casa e mi ritrovo a sopportare inanemente i programmi tv della Domenica. Tutti i live del caso con annesse e connesse interviste di sorta.

Si trattava di incoerenza legata alla preghiera in un popolare reality show… Su questo mi taccio, per dire dell’altro che mi sta a cuore.

Quando si parla di tematiche religiose sono due i cliché della comunicazione: deridere o creare (andandone a caccia) il fenomeno: apparizioni, preti che fanno discutere, personaggi famosi grosso modo sulla via della conversione etc.

Spettacolarizzare la fede, far discutere su di essa generando acredine inutile in chi la disprezza, è oltremodo controproducente.

Perché? Come già Paolo VI negli anni 60 scriveva nella enciclica ‘Ecclesiam suam’, il mondo contemporaneo ha bisogno più di testimoni che di maestri (citazione ad sensum).

I testimoni parlano poco, dando opportunità di farsi ascoltare solo da chi, davvero, pensa di poter sentire qualcosa di positivo da loro.

Il testimone, qualora interrogato dopo esser stato visto nella sua condotta di vita, dice la sua senza megafono.

Alzare i toni per creare share, in questo caso share della o sulla fede, non è né foriero di evangelizzazione né apportatore di retta conoscenza del credo di chi manifesta una appartenenza.

Nessuno può metter in discussione le scelte di un credente e testimone. Il mondo spettacolarizza e vuole che tutto entri nella sua logica. Chi crede deve stare accorto: seppur sembri star sempre nell’ombra, è lì il suo ‘martirio’ (termine che, guarda caso, deriva dal greco è significa appunto ‘testimonianza’), è lì la logica della Croce che non converte tra scontri urlati, ma nel silenzio credente.

Non casualmente Mons. Pietro Parolin, intervistato circa l’incontro veronese sulle tematiche della famiglia, ha riferito di condividerne i contenuti (difesa della famiglia naturale e della vita da inizio a fine) ma non i modi.

I cristiani che seguono le orme di Cristo non saranno – e daranno – mai spettacolo, ma figurano quali semplici uomini e donne di quotidianità, poco avvezzi a palcoscenici mondani. Le urla da arena ricordano i tempi delle persecuzioni paleocristiane, non a caso.

Buon lunedì, cari lettori.

Luca Sc.

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