Tabor. Esperienza di bellezza e positiva inquietudine

Tabor. Seconda Domenica di Quaresima

2° Domenica di Quaresima, anno C, 17 marzo 2019

Dov’è Dio? Come si manifesta nella mia vita? Cosa significa l’esperienza del Tabor?

Domande profonde che meriterebbero trattazioni diffuse, tomi e tomi, al fine di essere sviscerate diffusamente, al fine di essere pressappoco adombrate alla nostra piccola comprensione.

Il monte è sede delle ‘teofanie’ (manifestazioni di Dio), come in Esodo è ben leggibile. Il monte Sinai, detto Oreb dal Deuteronomio, è il luogo del dono del Decalogo, delle Dieci Parole, dei Dieci Comandamenti, come usiamo dire noi normalmente.

Il monte è vicinanza con Dio.

Sul Tabor vi è Dio! Gesù sfolgora di luce, quella medesima luce che Dio proferisce per prima nella Parola creativa di Genesi.

La medesima luce che rappresenta il focolare per l’uomo e la vita. I lavandai non saprebbero fare più bianche, illuminate le vesti di Gesù. Questo appunto non si trova nel Vangelo di Luca (che si legge in questa seconda domenica di Quaresima, anno C), ma in quello di Marco.

La luce è l’esperienza bella, trasformante, fascinosa che noi, creature umane, possiamo avere del divino. Gesù appare luminoso nella prefigurazione della sua Gloria (Croce-Pasqua), compimento di tutta la pedagogia divina che è storia di salvezza.

Oltre al monte, altro elemento ricorrente per designare la manifestazione divina è la nube.

Qui si sta nell’incertezza dell’ignoto non pienamente comprensibile: altra esperienza del divino; l’esperienza del tremendum.

Se la luce è vita, tranquillità per i nostri occhi e la visione delle cose, la nube scardina tutte le nostre certezze e ci fa comprendere il senso della medesima luce, il perché essa esista.

La nube ci mette in discussione: è la domanda, la profondità. Nella nube il Signore parla, per non farci fermare alle cose penultime, ma al senso ultimo, a Lui.

Cosa dice? Dio sottolinea che Cristo è l’Incarnato Verbo, il Suo Figlio, l’amato di un amore unico, agapico, trinitario, fontale. Senza quest’amore nulla avrebbe senso: soprattutto la creazione e la sua luminosa bellezza.

Bellezza sfolgorante del creato, la quale ricalca quella del Figlio: ‘tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui‘, recitiamo nel Simbolo Niceno-Costantinopolitano, il Credo.

Ho evidenziato prima due aggettivi importanti per la buona lettura di questo passo evangelico: ‘fascinoso (fascinans) e (et) tremendo (tremendum)’; elementi che vanno riferiti al mistero di Dio.

Mysterium tremendum et fascinans.

Adagio usato da un filosofo dei nostri tempi, Rudolf Otto, ma adombrato già nei padri e negli autori medievali per designare l’esperienza che l’uomo fa di Dio, l’esperienza ineguagliabile del ‘Sacro‘.

Esperienza di bellezza affascinante e di paura, per lo scricchiolio dei nostri schemi mentali di fronte all’Autore della vita.

Dio non è frutto delle nostre immagini, della nostra testa, altrimenti sarebbe un idolo rassicurante: Dio affascina il cuore con una bellezza sovrumana e rende inquieti, dal momento che chiede a quel medesimo cuore di guardare al di là delle semplici certezze umane.

Stiamo sul Tabor, come credenti, cari lettori, amici e compagni di viaggio.

Buona seconda Domenica di Quaresima.

Luca Sc.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...