Metodo cristiano per sconfiggere la violenza alla donna

Donna, festa della donna

Oggi, otto marzo, tutti i fari sono puntati sulla donna: menomale! La donna è la radice e la fioritura di ogni genere di società: manca ella, manca il pane e la vita.

Oggi, forse più che prima, la violenza alla donna è negativamente d’attualità. I vicini fatti di Napoli e Messina sono eloquenti. La mattanza continua, nonostante leggi, associazionismo, festività come l’odierna.

Come reagisce un cristiano di fronte a tale aberrazione? Quale lo stile misericordioso e giusto da tenere, per contrastare il fenomeno e allontanare i violenti?

Il Vangelo, la Buona Notizia di Gesù, invoglia ad incarnare la misericordia. Qualcuno tra i lettori forse storcerà il naso: in ragione di ciò farò prima una brevissima disamina sul significato di cristiano di misericordia, per poi andare al nocciolo della questione.

Misericordia non è scollamento della giustizia: è superamento della mera giustizia umana e, nella logica innovativa di Gesù, sarebbe da definire quale ‘super-giustizia’.

Noi, come uomini e nel nostro immaginario, guardiamo all’esser giusti con gli occhi di chi tiene in mano una stadera: gli occhi fissi sulla misura. Misurazione inesorabile. Chi sarebbe ‘largo di manica’ si suol dire ‘magnanimo’; chi sarebbe fuori dalla semplice giustizia ‘misericordioso’; chi, invece, verrebbe ad essere puntiglioso e implacabile nel giudizio ‘tremendo giudice’.

La vera giustizia, che crea futuro, è quella del misericordioso, il quale non si trova per nulla fuori dalla ‘giustizia’, ma è ‘giusto e longanime’: in parole semplici, ‘ci vede lungo’, senza essere semplicemente ‘largo di manica’ o ‘implacabile’.

Premessa. Il cristiano denuncia e aborre gli atti terribili contrari alla donna e alla sua altissima dignità. Il cristiano deve muoversi per nobilitare la donna, farla crescere, avere a cuore la sua autonomia… Per molte società e molti uomini non è poi così scontato.

Nondimeno, se contro la violenza serve giustizia (penale, civile e a tempi brevemente congrui), il contrasto avverso e avvelenato contro chi compie tali fatti terribili andrebbe evitato: diversamente la catena di odio si propagherà da uomini a donne, da donne a uomini e così via.

So di scrivere qualcosa di leggermente impopolare, ma l’uomo che sbaglia, CHE DEVE SUBIRE UNA PENA (su questo non si discute), va anch’egli, forse e stranamente per primo, educato all’affettività, al contraddittorio, all’amore. E per questo serve ‘misericordia’. Superamento ‘divino’ (solo Dio poteva insegnarcelo nel Vangelo) della sola giustizia, che all’uomo, ripeto, serve.

Similarmente recita un antico adagio cristiano, che rinveniamo sotto traccia ai documenti del Vaticano II e nel diario di Papa Roncalli (Giovanni XXIII): ‘Odiare il peccato ma non il peccatore’.

Scambiamo mimose, ma piantiamo anche germogli. La denuncia per la denuncia non va mai bene. Ecco il metodo cristiano.

Buona giornata,

Luca Sc.

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