‘Canzonette’ che traducono il Vangelo

Canzone italiana, Lucio Dalla

Ieri, 4 marzo, social e molti programmi TV non hanno dimenticato di ricordare Lucio Dalla, in modo talvolta retorico, talvolta emozionante.

Immagini, teche, ritrasmissione del documentario ‘Banana Republic’ in seconda serata, diremmo notte inoltrata, su Rete 4, interviste e pensieri della comune gente.

Lucio Dalla non è che la punta di un iceberg della fantasia di un italiano nel canto: fantasia che si rifà alla tradizione culturale sfaccettata e multicolore del Bel Paese.

L’Italia non è da ricordare solo per ‘Pizza e mandolino’: abbiamo dato i natali al ‘Dolce Stil novo’ e ne abbiamo masticato fin nel suo midollo durante la nostra crescita, seppur per molti implicitamente; abbiamo il bello architettonico e le acquisizioni del vivere comunitario che fanno invidia a tutta Europa.

Le nostre canzonette, quelle vere e sincere, hanno pertanto un ‘di più’ ineludibile. Non solo quelle di Lucio Dalla.

Molti dei cantanti degli ultimi quarant’anni non hanno potuto non rifarsi al mare magnum della più genuina cultura italica. Famiglia, benessere in sintonia con l’ambiente e la natura, santità, Vangelo.

Sì, non ho sbagliato, Vangelo.

La Lieta Notizia ha in Italia culla dorata, per dirla in poesia. Niente è più lontano dall’Italia, che il pensarla avulsa dal cristianesimo. Ciò in tutte le possibili implicazioni.

Cristianesimo che si fa arte pittorica, tanto vivida nella Bologna della prima università medievale italiana (studium religioso); cristianesimo che si fa cultura culinaria: lo stesso Artusi dava collocazione liturgica ad alcune delle pietanze da lui ricercate e riportate nella sua raccolta; cristianesimo che si fa trasmissione di concetti chiave per l’esistenza e il pensiero costruttivo.

Dalla non è stato da meno; eccentricità a parte, nella sua musica traspariva tutto il bagaglio culturale tipico di un italiano.

Pensare alle Ballate d’amore (‘Canzone’), alla ballata ad un amico (‘Caro amico ti scrivo’), all’apparentemente ludico ‘Attenti al lupo’.

Ma Dalla non è il solo. Insieme a lui Cristicchi, Ron, alcune performance della Mannoia, Jovanotti, Mia Martini.

Le canzoni sono sì scarne interpretazioni della realtà, ma la vita italiana non è per nulla vuota e sterile: il nostro bagaglio vive di cristianesimo, bellezza, trascendenza, ordine, studio umanistico e ecologia ante litteram (pensiamo alla compostezza di un giardino ‘all’italiana’).

Crediamo un po’ più in noi stessi, anche quando non muoia un poeta dei giorni nostri.

Crediamo che persino una canzonetta possa dire di noi molto di più di ciò che pensiamo d’essere.

Buona giornata,

Luca Sc.

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