Che “professione” fai? Una domanda più che mai esistenziale

professione e vocazione

Di Stefano Go.

È una domanda che ti fanno questionari, curriculum, amici, persone incontrate per caso e a cui si risponde indicando il tipo di lavoro che ti impegna, più o meno a tempo indeterminato, più o meno duro, più o meno remunerativo.

Eppure questa parola racchiude un significato che ha ben spiegato il sociologo e filosofo del ‘900 Max Weber, ricordando che in tedesco “Beruf” può voler dire sia professione sia vocazione.

In italiano poi il termine “professione” è lo stesso che si usa per dichiarare la propria fede, che trova una sua esplicitazione nel Credo.

La professione, alla fine, in questo periodo di società fluida in cui non avere il posto fisso è divenuto la norma e dove l’elasticità richiesta rischia di logorare oltre il punto di flessibilità il proprio baricentro umano, dichiara volente o nolente chi tu sei, ciò in cui credi e come desideri rispondere all’esigenza di contribuire a modificare il mondo e guadagnarti da vivere.

Il lavoro è connaturato all’uomo, che nella sua capacità di oggettivare i suoi moti interiori, esprime in esso quell’elemento di homo faber, su cui si è appiattita purtroppo la più ampia natura simbolica che caratterizza l’essere umano. Nella Genesi, infatti, la finalità per cui Dio pone l’uomo nel paradiso terrestre è “coltivare e custodire”, verbi che ancora una volta non indicano solamente un lavoro pratico-manuale, ma vengono poi usati anche per significare il servizio nel tempio.

Le parole e la Parola ci conducono allora a riflettere sul lavoro che facciamo, perché, anche se non ci piace, anche se non è stabile, ha comunque a che fare con una chiamata che la Vita ci fa e a cui dobbiamo rispondere o stiamo rispondendo.

Nella prima lettera a Timoteo, san Paolo scrive al discepolo prediletto: «Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbiteri» (1Tm 4,14). Ora, se è vero che qui si sta facendo riferimento al particolare ruolo che compie un sovrintendente della Chiesa consacrato col rito dell’ordinazione, noi possiamo prendere questo versetto ed estenderlo a tutti i cristiani che per il Concilio Vaticano II condividono, secondo il loro stato, l’ufficio di profeta, sacerdote e re che Cristo ci partecipa.

Ognuno ha ricevuto un dono che si è trovato, e che è si è sviluppato grazie alle mani di chi ci ha cresciuto, amato o ferito, secondo il misterioso piano di Dio. Nessuno è nato da solo, come nella vita, così nelle proprie abilità: in esse troviamo sempre una parte di talento e una di creatività e di lavoro per far fiorire quel talento.

Qualcuno nella nostra vita ci ha consegnato una parola profetica che ci ha aiutato a riconoscere questo dono e aprirlo, magari proprio nelle situazioni in cui apparentemente quel dono non sembrava servire a niente.

Ecco allora che il lavoro che fai perde la semplice connotazione che l’etimologia sembra suggerire: il termine deriva dal latino “laborare” ed ha a che fare con una fatica continuata.

In quest’ottica la “fatica quotidianapuò trasformarsi in “professione”, cioè risposta ad una chiamata di Dio, che si è fatto Voce nella voce di altri uomini più anziani di noi, da cui abbiamo sentito ad un certo punto la necessità di raccogliere un testimone.

Se la professione è risposta ad una Voce, allora il lavoro che svolgi è preghiera vivente e vitale, dove crollano le barriere che nell’Antico Testamento dividevano il sacro dal profano e si inaugura la Nuova Alleanza: qui il culto che vuole Dio ha la sua fonte e il suo culmine nel banchetto dell’eucaristia, ma poi si espande nel fiume della liturgia della vita che trasfigura ogni attimo della quotidianità in icona trasparente di cielo.

Stefano

2 Comments

  1. Questa domanda a me provoca la stessa sensazione di quando i parenti mi chiedevano :
    “…come va a scuola?..” 😨
    .. i brividi che mi correvano lungo la schiena non erano per nulla piacevoli , e mi sono sempre chiesta il perché di tanto “cinismo” 🙄

    "Mi piace"

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