Individualismo e ingratitudine: correlati?

individualismo

Le notizie di questi ultimi tempi, siano esse di tenore sociale, politico o ecclesiale, rimandano a un problema comune: l’individualismo.

Nelle ultime decadi del XX secolo, e ancor oggi purtroppo, abbiamo dato spessore alle nostre rivendicazioni e necessità facendole passare per diritti.

Ogni cosa che vogliamo, buona o cattiva che sia, sembrerebbe per improvvida logica soggettiva dovuta. Ciò è comune ai nati un po’ dopo il boom economico italiano, ad esempio.

Si è pensato alla soddisfazione dei bisogni, prima ancora di soffermarsi sulla relazione previa che può determinare tale o talaltro bisogno.

I frutti malvagi di questa deviazione della retta relazione con gli altri e con il mondo li ritroviamo a 360 gradi nella quotidianità.

I politici, non a caso, paiono divenire le tate dei capricci del popolo: ‘accontentiamoli, così ci votano‘, in tal modo sembra pensino, rannuvolati in pensieri individualistici ed ego-centrati. Anche loro, i quali dovrebbero avere a cuore il bene comune e non la semplice soddisfazione di bisogni non lungimirante.

Nella società, vedi il mondo della scuola, le cose hanno il similare tenore. Insegnanti che non possono andar contro ad allievi abituati ad aver tutto. Tutto e subito.

Il rapporto con l’ambiente è altra spia di tale deviazione: io devo produrre, cancellare quel barlume di ecosistema per far denaro e soddisfare interessi. Piccoli individualistici interessi, qui ed ora. Il pensiero all’altro è relativo.

Qualche tempo fa, il Pontefice, intervistato da Don Marco Pozza sul significato del ‘Padre Nostro’, parlava di un ‘mio’ sempre più contrapposto al ‘nostro’.

Il bene collettivo, comune, è atto a promuovere sia me che l’altro, per unirci in un ‘noi’ positivo.

Il più delle volte, i miei interessi hanno a venir prima e sono dovuti: anche nella vita nelle nostre parrocchie sembra essere così.

Questo voler il ‘mio’ a tutti i costi, determina un altro male del nostro secolo – anche del precedente! -: la mancanza di gratitudine.

Tutto è normale che sia per me, ‘mio’: manca il rapporto con la logica, stavolta provvida, del dono, del gratuitamente dato (donato).

Lo si nota in tutte le sfaccettature della società, dal modo in cui ci rapportiamo alla differenza tra i sessi, fino all’evidente mancanza di dialogo, a più livelli.

L’individualismo, non a caso, porta a ‘divisioni’ anacronistiche, che vanno dal maschilismo e femminismo, al sovranismo statale a tutti i costi.

Basta pensare, a conferma di ciò, a tutta la boutade europea circa i migranti.

L’individualismo ingrato è uno tra i mali odierni, ma noi, forse, non ce ne accorgiamo pienamente.

Siamo capaci, come Chiesa, di testimoniare in controtendenza?

Lo dirà la storia. Molti uomini di fede, ogni giorno, si adoperano per instaurare relazioni e, dunque, una società più giuste.

Buon pomeriggio.

Luca Sc.

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