Quel fioraio napoletano che regala libri e ci dà l’esempio

Fioraio regala libri a Napoli

‘Cos’è un libro, se non un fiore che ben aleggia sulla nostra testa?’.

Incipit maldestramente poetico a parte, un testo da leggere e a cui attingere rende più luminosa, più colorata, più vivace la nostra mente. Come un fiore un vaso.

È di qualche giorno fa la notizia del fioraio partenopeo a via Ferrandina, che, forte della sua terza media e del suo amore per i libri, li regala, anche a chi non va da lui per comperare violette o rose.

Ti insegue, a quanto leggo da altri, pur di donarti emozioni rilegate. Emozioni che a lui, semplice amante della creatività dilazionata in periodi, hanno offerto strumenti per una visione innovativa e mai scontata della realtà.

Forse chi si dice uomo di cultura, anche in campo teologico, ha sbagliato qualcosa: non sappiamo più trasmettere in modo così genuino gli apporti del Vaticano II? In parole povere, ‘ce la cantiamo e ce la suoniamo’?

Sarebbe molto triste, se fosse totalmente così.

Chi ha studiato, ciò è una costante, a volte non sa più esprimersi ‘potabile’: non è capace di essere dissetante all’uomo contemporaneo come acqua fresca.

La cultura, non a caso, deve il suo etimo ad un verbo polivalente latino, colere, il quale può significare sia ‘coltivare’ che ‘curarsi di’, ‘osservare’, ‘onorare’. Il cultore è colui che, come un contadino, sa usare bene del suo tempo, per ap-portare al mondo frutti e, in questo caso, fiori.

Abbiamo forse perso il nostro contatto con la realtà, ‘coltivando’ qualcosa che non arriva ai banchi degli alimentari della conoscenza?

La domanda non è retorica, purtroppo.

Lo scollamento talvolta è evidente, soprattutto quando la teoria pare sovrastare la pratica. Beninteso: le due devono sempre stare in perfetto equilibrio.

Torniamo a fare i coltivatori diretti della cultura, tra la gente, nel web, sui blog, nel mondo.

Le persone hanno bisogno di questo.

Piccolo appunto: per potere ben ‘coltivare’ bisogna guardare le qualità del terreno. Ecco: questa è la metafora che uso per descrivere l’esigenza del guardare ai ‘Segni dei tempi’.

Ritorniamo al mondo: ha bisogno di noi, come artigiani, contadini e fiorai della cultura del bene e del bello.

A presto.

Luca Sc.

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