Ritornare a evangelizzare per immagini

Per tutto il medioevo si è trasmessa la fede con semplici o arzigogolate rappresentazioni della Sacra Scrittura per affreschi e dipinti.

Il semplice fedele ‘leggeva’ la Biblia Pauperum e ne restava edificato, nonché evangelizzato.

Alcune tra le prime immagini ‘romane’ di Cristo le troviamo nelle catacombe della capitale: esempi di dialogo con la cultura del tempo e di trasmissione della Buona Novella.

È di un professore della Gregoriana, il teologo Nicolas Steeves, la provocazione, corroborata da ben 414 pagine edite per i tipi di Queriniana, del ripristino dell’immaginazione nell’odierna cultura dei MeMe e delle immagini.

Immaginazione? Ha a che fare con le immagini? L’immagine è foriera di conoscenza?

Innanzitutto l’immaginazione è una azione conoscitiva dell’uomo (basti pensare al mondo delle idee di Platone); in secondo luogo immaginare presuppone il passaggio dalla (per la) realtà. Non si immagina che a partire di ciò che si è visto, che si conosce. Altrimenti sarebbe vana fantasia che non tocca l’uomo nella sua esperienza e, dunque, a mio parere sterile.

Come direbbe Gaston Bachelard, «L’immaginazione non è la facoltà di formare immagini della realtà, è la facoltà di formare immagini che superano la realtà, che cantano la realtà».

La realtà, nondimeno e come trampolino di lancio, è presa in considerazione.

L’immagine, quella di Instagram ad esempio, non è poetica, non canta sublimando la realtà: è spesso e volentieri semplice cronaca per immagini del nostro ego.

Il Vangelo deve parlare a questa cultura insta-cool e insta-fashion, per non dire anche insta-like compulsiva, creando dialogo fondato sulla ‘immaginazione’.

La fede si alimenta di ciò che lo spirito umano, nel suo tesoro più profondo, desidera e crea: il bello di ciascuno di noi.

Il cristianesimo deve accogliere, se vuol ancora dialogare con il mondo nel solco della Gaudium et Spes, la cultura ‘imago-centrata’, per far scoprire alla generazione Y quanto noi, in pratica, siamo desiderosi di essere immaginariamente-centrati: cerchiamo orizzonti di senso che si trasmettano per elementi atti a creare visioni comuni e immaginari collettivi.

La fede cristiana, comunitaria e centrata sull’agape, sulla carità, non può fare a meno dell’immaginazione. Avete mai assistito a una celebrazione liturgica che non ricorra a segni e simboli, a immagin-azioni? Io no.

La Chiesa non deve stare diuturnamente sui Social a creare MeMe alla ‘BabyGeorgeTiDisprezza’, ma deve trasmettere il buono e il bello del Vangelo con immagini proiettate sul futuro di speranza. Immagine è intesa anche quale messaggio poetico, coreutico, musicale. L’immaginario è trasversale: non è soltanto posa da selfie!

Infine, come scrive Timothy Radcliffe, «il cristianesimo in Occidente potrà rifiorire solo se riusciremo a coinvolgere l’immaginazione dei nostri contemporanei».

Buona evangelizzazione a tutti!

Luca Sc.

N.B: Il testo di Steeves è ‘Grazie all’immaginazione‘, tra poco nelle librerie.

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