Invidia, sabotatrice silenziosa di ogni relazione comunitaria

Prima di dare inizio diffuso all’articolo di stasera, vorrei riportare quanto scrive il dizionario etimologico in merito all’invidia. Segue foto.

‘Invidia’ ha, come avete potuto leggere, due previe parole che la compongono: in (sopra) e video (vedere).

L’invidioso guarda con occhio cieco, quasi rammaricandosi di quel che non vorrebbe mai vedere. Le nostre relazioni, non guardiamoci intorno bonariamente spaesati, sono avvelenate da questo mal siero per un bel 90 %.

Chi sa guardarsi dentro, conoscendo le proprie e altrui capacità, con onestà intellettuale e retto amore per il prossimo, non riconosce d’aver mai avuto sguardo ‘invidioso’.

Domanda plausibile: chi può dirsi, con certezza e definitivamente, una persona ‘risolta’, come desidererebbe poter epitetarci qualsivoglia bravo psicologo?

‘Risolti’, ovvero con tutti i nostri nodi esistenziali ‘sciolti’, potremmo definirci solo a fine cammino. Fin quando si percorre la via della vita, sappiamo di dover compiere un percorso di miglioramento… sempre se vogliamo camminare nel bene!

Qui sta la fallacia che potrebbe tentarci al provare invidia: camminare, ma non molto onestamente e non troppo!

L’invidioso, non credendo nei propri talenti (notizia bomba: tutti ne abbiamo qualcuno) e accecandosi malvagiamente verso l’altro, scardina qualunque germoglio di bene, qualunque fatica, qualsiasi altrui bellezza. Non vuole o non avrebbe mai voluto vederla.

Normalmente, chi vive questo disagio a livelli più elevati, scrivo per eloquenti personali contraccolpi, agisce il più delle volte silenziosamente seppur con costanza: a questi basta far qualcosina al giorno al fine di sabotare sempre più nel profondo.

A maggior ragione la situazione si complica, quando il tutto viene a porsi in linea comunitaria.

Ecco il motivo per cui l’invidia è massima ‘sabotatrice’ di ogni relazione interpersonale: non a caso è uno tra i sette peccati capitali!

I nostri cammini esistenziali si incrociano con quelli degli altri, per poi, se minati dal mal vedere silenzioso e ‘invidioso’, arenarsi in vicoli ciechi (non visibili appunto!).

Il subdolo rancore per l’altro, quando perpetrato, ferisce e crea malesseri e incomprensioni diffuse.

Non dite di non averne fatto esperienza in qualsiasi situazione sociale, ovviamente anche ecclesiale!

Qui la tristezza.

Cambiare dal di dentro è difficile, ma ne va del retto cammino verso una risoluzione di vita sempre più profonda e nel solco del vero amore per se stessi e il prossimo.

Buon cammino.

A presto.

Luca Sc.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...