Democrazia diretta: quel ‘Barabba’ che urliamo di nuovo

Democrazia Diretta

È di oggi, su Avvenire, un bell’approfondimento di Marco Morosini, che lapidario titola: ‘Il voto on-line non è democrazia diretta’.

I motivi, lo si evince dal pezzo giornalistico, sono numerosi.

Uno su tutti: la ‘democraticissima’ Svizzera si convoca a Referendum, per decidere se sia plausibile o meno votare via web.

Si chiama ‘E-Voting Moratorium’ e potrebbe essere aggiunto quale nuovo articolo entro la ultracentenaria Costituzione Elvetica (1848).

Perché queste reticenze?

Il voto via internet (l’E-vote) non è per nulla sicuro e risulta difficilmente usufruibile ai più, soprattutto alle fasce più anziane della popolazione.

L’evidenza di queste semplici affermazioni è sotto agli occhi, e agli schermi (!), di tutti: persino esponenti del Parlamento ‘Pentastellati’ non hanno potuto agevolmente votare.

Ho alluso elegantemente al Rousseau di noialtri: una storia italiana, ma non troppo, dal momento che in molti Stati si è cercato di avvalersi di questo tipo di consultazione simil-democratica.

In Italia, però, abbiamo fatto di più: abbiamo lasciato, al click dei soliti poco più di 50.000 votanti della suddetta piattaforma, una decisione ‘pruriginosa’ per la nostra classe di governo, con conseguenze che lasciano più che una perplessità.

Pochi votanti, con un metodo da molti in Europa messo in discussione, che fan sentire, beninteso: con buon loro diritto, la voce.

Nondimeno una domanda, da credente, mi sorge spontanea: di che voce si tratta?

È voce che sa di ‘Democrazia Diretta’? 50.000 votanti che danno, attraverso una consultazione che fa pure le bizze, un parere. 50.000 persone decidono le sorti di un movimento, anzi di una incombenza non semplice per degli uomini di governo.

Più che Democrazia Diretta, a me sembra presenza in una piazza affollata, dove sta un po’ di tutto e, ahi noi, non si sa chi stia cominciando a parlare (o urlare). Una piazza-web che ha nonni altisonanti, come quelle della ‘Storia della Colonna Infame’ di Manzoni e il pretorio di una Gerusalemme imperiale.

Il mio non è avallo a qualsivoglia esponente politico italiano: è presa di coscienza.

Non si tasta qui il termometro politico, ma si guarda con occhi cristiani quanto ci circondi. Senza voce stentorea e rivendicazioni.

Per il futuro, da Italiano con un background comune a molti miei connazionali, vorrei che i referendum vengano continuati a essere indetti dallo Stato e che le consultazioni partitiche, giustissime e lodevolissime, siano effettuate in tutti modi possibili e legittimi, dal banchetto in piazza al click internauti. Su una cosa vorrei si cambiasse: le consultazioni restino tali e siano viste come tali. ‘Consultazione’ è ‘cugina’ di quella sana volontà di ‘prendere coscienza di un consiglio’.

Per quella peculiare ‘Democrazia diretta’, mediata solo da uno schermo e una connessione internet e oggi messa in discussione da studiosi del mondo, attendiamo migliori possibilità e mezzi. La Democrazia fatta di seggi elettorali e sezioni di partito io, da quasi trentenne, ancora non la disdegno, anzi la ricerco. Anche ben corredata da percorsi formativi e pensiero personalista.

Grazie per l’attenzione.

Luca Sc.

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