Per ‘gettare le reti’ serve decentrarsi

Gettare le reti

#VangeloDomenicale 5° Tempo Ordinario

10 febbraio 2019

La paura del futuro e del fallimento attanaglia, in misura differente, un po’ tutti, in varie età dell’uomo.


Paura atavica che, spesse volte, fa perdere i giusti obiettivi, l’apertura ai bisogni dell’altro, la fiducia nelle proprie capacità.


Gesù manda i pescatori fuori dall’acqua conosciuta: li espropria delle loro sicurezze, affinché sappiano trovare fiducia in Lui, che solo esprime il futuro.


Cosa è il futuro?

Sant’Agostino risponderebbe grosso modo così: si vive sempre il presente, l’attimo che consciamente sentiamo scorrere nel nostro respiro; il futuro, come anche anche il passato, sono la presenza, l’attimo che noi ‘distendiamo’, ‘dis-lochiamo’, cambiamo di posto nel nostro intimo più profondo: la nostra anima viaggia nel futuro e nel passato e ciò avviene con molta più facilità che aderenza nel momento che ‘presenzia’, che è ‘attuale’, cioè che è contraddistinto da contemporanei nostri atti.


Il futuro è parte della nostra anima, declinandosi al presente, ogniqualvolta proiettiamo quello che pensiamo ci accada, per mezzo di dati il più delle volte poco ‘futuribili’.

Cosa voglio dire con queste parole forse difficoltose?

Semplicemente che gli elementi a disposizione per la previsione del ‘pauroso’ futuro non sono mai totalmente esaustivi, completi. La paura di ciò che non conosciamo ci limita al punto da anestetizzare il presente, il quale, nel nostro intimo che si piazza fuor dall’attimo che si vive, diventa anch’esso fortemente pauroso, dal momento che non lo si vive pienamente: tutto si condensa ad essere paura di ciò che potrà accadere.

Mi sono dilungato in pensieri filosofico-patristici (la ‘Patristica’ è lo studio delle concezioni dei Padri della Chiesa dei primi secoli, come Agostino) e, per tal ragione, mi scuso.

Qualche volta, nondimeno, tali divagazioni sono importanti, perché fanno capire meglio quel che siamo e viviamo.

Il futuro è nelle mani di Dio e i pescatori di Galilea lo avevan bene compreso anche da quelle reti stracolme, inaspettatamente.
Il futuro è anche dono da donare.

Cosa voglio dire? Niente di speciale.

Quando sappiamo di essere chiamati a qualcosa di grande -e tutti lo siamo-, ci rendiamo conto di dover dare fiducia a Colui che enuncia la grande verità della nostra grandezza.

‘Gettare le reti’ è un’azione che riguarda il più intimo di noi stessi: ci decentra e decentra i nostri pensieri, talvolta troppo pregni d’ansia.

Il vero saggio, non a caso, è colui che non si prende troppo sul serio e, come avrebbe detto Socrate, sa di non sapere. La Verità è più grande di noi, ma siamo sicuri che, con frutto, ci incita a calar le reti.

La Verità per un cristiano è Gesù.

Pace a voi e a presto.

Luca Sc.

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