Se l’Italia è il paese del ‘NI’

Considerazioni di un cristiano

Il 31° Rapporto Eurispes ha delineato quella che sembra una costante nel nostro paese: l’impasse.

Gian Maria Fara, presidente della suddetta, intervistato da AgenSir, afferma che in Italia ‘le scelte non sono mai chiare’, si vive la ‘qualipatia‘, si vive costantemente nel ‘Ni’, nell’indecisione.

Andrò per punti e farò le mie disamine, seppur indegnamente.

Innanzitutto a me questo ‘Ni’ non va per nulla giù. Perché dovremmo vivere nell’indecisione continua? E poi, perché proprio noi italiani? Siamo di ‘Serie B’, come spesso nel nostro interiore sentire?

‘Le scelte non sono mai chiare’: ovviamente qui l’ente effettua considerazioni politiche, che a me non competono.

Cosa si intende per ‘scelta’? Direste voi: una elezione di ciò che sembra meglio, a fronte di uno studio delle varie ipotetiche eventualità. E qui mi soffermo, con una ulteriore questione simil-retorica: si sceglie il meglio che si conosce? Ovviamente sì.

Non parlando della compagine politica, mi soffermo sul proverbiale buon senso, di cultura e matrice cristiana (mi si conceda), degli italiani.

Il ‘Ni’ è il ‘minimo sindacale’ che può chiedersi agli abitanti del paese col più alto patrimonio UNESCO al mondo.

Gli Italiani, Eurispes e suoi degnissimi e utilissimi studi a parte, non si limitano a vivacchiare, ma a meditare lungamente, il quale, se talvolta non pare essere un pregio, nel marasma di una ‘globalizzazione dell’indifferenza’, io presumo che lo sia.

Non si sceglie perché non si conosce bene. Non si sceglie perché non vi sono tutti gli estremi per fare le giuste decisioni. L’Italia, politici a parte, ha sempre avuto a cuore il bello, dal momento che ne è attorniata con pregio e senza soluzione di continuità. Una storia che non va cestinata con la semplice indecisione di un momento storico.

Analizziamo ulteriormente.

Qualipatia‘: la paura della qualità e del merito. Domanda plausibile: di quale qualità, scusando l’allitterazione, stiamo parlando? Forse di quella blasonata e giustificata solo in campo efficientistico? Probabilmente sì, probabilmente no.

Gli Italiani sono grandi risparmiatori, grandi pensatori, grandi amanti del bello, grandi promotori e fautori di cultura, in tutti i campi.

Questo ‘Ni’, lo si è ben compreso, a me non va proprio giù; il ‘Ni’ di cui il presiedente Eurispes parla, non è la NEET generation, quella dei non studenti, non lavoratori, non in cerca di impiego: è la sospensione del giudizio tipica dei grandi pensatori. Ma qui, beninteso, non mi riferisco alla compagine politica: solo agli italiani che ogni giorno si rimboccano le maniche e riflettono ben bene sul da farsi.

Qualcuno, un dì, disse che il linguaggio del cristiano aveva a essere ‘Sì Sì, no no’: nulla di più vero e di più confacente al nostro discorso. Il ‘Ni’ è appunto sospendere la decisione, per poi affermare e negare con giusta cognizione. Onestà intellettuale, che, volente o nolente, ha la matrice più genuina nel Vangelo.

Grazie per l’attenzione.

A presto,

Luca Sc.

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