QUALI OCCASIONI PER ‘RI-COMINCIARE’ A PREGARE?

Di Stefano Go.

Ieri la telefonata di un amico, scambio di saluti, informazioni e poi:
«Come stai?».
«Prima della fine dell’anno sono andato al pronto soccorso, non respiravo bene, avevo il fiato corto…»
«Ma ora come stai, cosa ti hanno detto i medici?».
«Tutto bene, me la sono cavata con una pastiglia. Lì però ho trovato un amico: è stata l’occasione per pregare per lui e per tutte le persone che erano lì. Vedi, Dio ha colto l’occasione di questo malanno per darmi la possibilità di pregare per gli altri. È lì, in quei momenti che svolgo la mia missione, come laico».

Una mancanza di respiro che si trasforma in sospiro di fede e che ci ricorda che lo Spirito soffia dove vuole, portando la buona notizia della redenzione nei luoghi più inaspettati e nelle circostanze più sorprendenti.
Diceva Madeleine Delbrêl:

«Se il prete-missionario è il portavoce della voce di Dio, noi, missionari senza sacerdozio, della Parola di Dio siamo una sorta di sacramento. Una volta che abbiamo conosciuto la Parola di Dio non abbiamo il diritto di non riceverla; una volta che l’abbiamo ricevuta non abbiamo il diritto di non lasciarla incarnare in noi; una volta che si è incarnata in noi non abbiamo il diritto di conservarla per noi: noi apparteniamo, da quel momento, a coloro che l’attendono».

Le occasioni della fede non sono progetti pianificati secondo metodi manageriali, anche se questo non significa che tutto debba essere lasciato al caso o peggio alla noncuranza. Eppure la creatività di Dio è un dono che sempre ci anticipa: a noi spetta di camminare incontro a quel dono.

Esiste un metodo nella fede e nella preghiera: metodo è una parola greca che contiene “odòs” la strada, una strada da seguire passo dopo passo. Eppure colui che si definisce come la “Via”, ci chiede di fare esodo dai nostri schemi e dal nostro io: anche esodo è una parola greca che contiene il termine “strada”, e vuole dire uscita.
Così i maestri spirituali ci insegnano che è sempre una cosa importantissima darsi dei momenti fissi per la preghiera, che scandiscano il ritmo della giornata e rimanere fedeli a quelli è una grazia che permette di crescere nella fede.

Ma non dobbiamo dimenticarci le sorprese di Dio, come gli incontri con persone particolari, certe circostanze che reclamano un’intercessione, o la bellezza di un’alba, o per una madre le dita di un bambino appena dato, sulle quali può sgranare un rosario vivente di gioia, oppure le nostre azioni quotidiane, perché ogni nostra azione può trasformarsi in preghiera. Madeleine Delbrêl ricorda che: «la preghiera è un’azione e l’azione una preghiera; ci sembra che l’azione veramente amorosa è tutta piena di luce».
San Francesco l’aveva capito bene, lui che era diventato preghiera.

Stefano

4 Comments

  1. Per me questo post è un’iniezione di coraggio ed ottimismo. Io prego spesso e volentieri ma a volte, data l’età,(73 anni) mi sento inutile. Invece ho nelle mani la possibilità della preghiera per gli altri e per me. Grazie.

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  2. Grazie a voi per le amabili parole. Comunque oggi pomeriggio dalle 15.30 alle 16.30 andrò a fare un’ora di adorazione e sarò felice di parlare a Gesù di voi, delle vostre aspirazioni e desideri buoni.

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