Christmas countdown: -3 Finalmente parte il tormentone…’Che fai a Capodanno?’

-3 a Natale

È la domanda più piena di mistero di questi ultimi giorni di dicembre e, a meno che per un qualche motivo cosmico tu abbia già prenotato un viaggio, passata la sbornia adolescenziale per i fuochi artificiali sparati con gli amici, la stragrande maggioranza risponde un bel: “Mi organizzerò all’ultimo minuto”.

Sì anche io ho ricevuto qualche proposta per passare l’ultimo dell’anno e capodanno, però vi voglio raccontare che cosa farò dal 27 dicembre al 30. Il resto lo lascerò in mano alla creatività degli amici e alla bontà della Provvidenza. In realtà lavorando a scuola e prendendomi il set completo delle malattie respiratorie stagionali con cui combatto da un mese, desidererei solo un posto caldo e qualche amico, per veder consumato nello stare insieme ciò che di buono c’è stato in questo anno e aprire con un sorriso le porte al 2019.

Come vi dicevo, dal 27 al 30 dicembre sarò a Cinisello Balsamo con gli amici della Famiglia Paolina, con cui ho condiviso l’esperienza della marcia “Sui passi di Paolo”, per fare da animatore ad alcuni giovani in un incontro sul tema della santità. Gireremo insieme Milano nello stile paolino, fatto di camminate, fede e cultura, ma anche tanta allegria, e cercheremo di capire assieme cosa significa “essere santo” oggi, in questo ritaglio di tempo che ci apre al 2019.
Papa Francesco, riportandoci all’essenziale del Vangelo, ci ricorda nella “Gaudete et exultate”:

«Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”».

Alcune parole mi colpiscono di questo breve passaggio dell’esortazione apostolica. Prima di tutto la santità è “nel popolo di Dio”, cioè per il cristiano la più alta forma di somiglianza a Dio non è un esercizio ascetico che ti porta ad isolarti dagli altri e dal mondo, ma si colloca nel mondo e per il mondo.

Questo può esserci utile per vivere meglio questo periodo di festività che sta per arrivare, eliminando due estremi: da un lato l’isolamento di chi, ascoltando le notizie che provengono dal mondo, si autoesclude da ogni momento di allegria con gli altri, dicendo che tanto una festa vale l’altra e magari non coglie un’occasione per lasciarsi strappare dalla solitudine che deprime o strappare qualcun altro dalla tristezza dell’esclusione.

L’altro estremo è quello di vivere le festività come mero riposo, divertimento, se non addirittura frastuono: certo ogni festa è data anche per dare ristoro allo spirito, ma il richiamo al popolo di Dio, ci ricorda che l’uomo trova la gioia nel cuore quando condivide la sua vita con gli altri, in uno scambio reciproco, e questo è così importante che c’è addirittura un articolo del Credo che ci parla della comunione dei santi. I santi sanno stare insieme come le membra di un corpo e dove gioisce uno, tutti gioiscono, e dove uno soffre tutti soffrono.

Un’altra parola mi sembra molto bella ed esigente: la “pazienza”. In un mondo che scalpita e ci spinge a vivere in un continuo fast food delle esperienze, la pazienza ci invita a rispettare i tempi di Dio, i tempi degli altri e i nostri tempi, camminando in avanti con la passione e la fiducia del contadino che in questo periodo vede i suoi semi sotterrati sotto il gelo, o con la calma laboriosa della nonna che rispetta i tempi di cottura dei dolci.

Santità però non è solo rispetto di tempi diversi, ma anche delle diverse forme con cui la poliedrica eppure semplice Parola di Dio suscita il desiderio di seguirlo. Tutti allora possono diventare santi, nelle forme più diversificate, perché Dio non ci vuole soldatini fatti con lo stampino, ma figli che parlano ognuno con la propria voce e si muovono con un’andatura particolare.

Santità infine significa richiamo a diventare santi per davvero, noi tutti insieme, anche tu che leggi, perché non è solo una cosa adatta ai funamboli della fede, ma una gioia e una responsabilità che si trovano dove tu non pensi, lì nella porta accanto.
Anche Mosè nel Deuteronomio, salutando il popolo che entrerà nella Terra promessa dirà:

«Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (Dt 30,11-14).

Il più bell’augurio allora che posso fare a te che leggi per l’anno che verrà è: “Possa tu diventare il santo che Dio ha sognato per te”.

Stefano

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