Christmas countdown: -4 Canti di Natale, una persecuzione?

-4 a Natale

C’è una persecuzione che in questo periodo dell’anno chi insegna nelle scuole primarie sta affrontando con intrepido coraggio: la prova delle canzoncine natalizie, unite ai bigliettini natalizi e ai glitter.

Un triplice assalto alla pazienza e alla santità anche delle maestre con più esperienza che, dietro alla serafica compostezza di chi ha visto passare tanti Natali, celano la voglia di scappare al Polo Nord, non per andare a trovare Babbo Natale, ma per provare la pace del silenzio assoluto dentro un iceberg, come seguaci estremiste di Elsa di Frozen.

Tanto più che la canzoncina si ascolta mentre si fa il biglietto e il biglietto ti fa pensare alla canzoncina e tutti contengono brillantini, perché la Trinità riesce a manifestarsi ovunque e quindi a scuola crediamo in un unico lavoretto in tre avventure diverse: la canzone, che essendo fatta a jingle ti entra dentro e te la sogni di notte, il biglietto, che ti chiama nelle sue mille varianti a sperimentare, più insistente della voce di Dio con Samuele, e i brillantini che procedono dalla canzone e dal biglietto e che rivestono di amore incollato e luccichii abiti, vestiti, facce, merende.

In questi giorni mi ero rimesso ad ascoltare le canzoni di Mary Poppins in inglese, poi però non potevo non risentire su youtube i successi dei Queen, visto il film uscito nelle sale, ma tutto ciò è stato investito in un medley insuperabile dalla canzone “Goccia dopo goccia” dello Zecchino d’oro che stiamo imparando a scuola, insieme a “Benvenuto” di Laura Pausini. Come se non bastasse è iniziato il bellissimo progetto di opera lirica con una bravissima insegnate che sta preparando i bimbi nelle parti corali dell’“Elisir d’amore” di Donizetti, per farli esibire a teatro.
Insomma nella mia testa c’è questo caos:

«Basta un poco di zucchero e la pillola va giù,
perché goccia dopo goccia nasce un fiume,
ma can anybody find me somebody to love,
e allora benvenuto a un pianto che commuove
ad un cielo che promette neve:
Che più cercar io vò?
M’ama! Si, m’ama, lo vedo.
War is over, if you want it…».

“So this is Christmas” di John Lennon è stato un acquisto a sorpresa che però non può mancare come sottofondo.

Eppure festa vuole dire canzoni, perché quando l’uomo è contento sorride, quando è felice canta. Il re Davide danza e compone salmi, Maria “esulta” nel suo spirito, parola legata al salto della danza, e canta il “Magnificat”, gli angeli cantano ai pastori il “Gloria” e nell’Apocalisse i santi cantano e suonano una serie di concerti da far invidia a quelli di capodanno. Ma perché?

Se l’uomo è stato creato dalla Parola di Dio, significa che la sua natura è di essere un suono vibrante che si diffonde nello spazio e nel tempo. Anche la scienza ci parla della natura corpuscolare e insieme ondulatoria della materia: quindi noi siamo vibrazioni della voce di Dio e diventiamo noi stessi quando siamo musica che lo ringrazia. Come chi non è abituato ad un nuovo genere musicale fatica a capire il senso della melodia, così anche noi spesso facciamo fatica a decifrare le note su cui camminano i nostri passi.

Ma forse, come ad un concerto, non ci è richiesto di capire tutto: ci è domandato di cantare e ballare questa vita che abbiamo, seguendo quel Musicista che sa toccare quei tasti che ci riempiono l’esistenza, anche se rimangono e rimarranno un mistero.

E così di fronte alle musichette di Natale, c’è solo una cosa seria da fare e l’ho capito ieri al bar mentre pranzavo con una radio accesa. Parte la musica e mi sono chiesto: “Ma ho preso bene l’attacco, perché non sto cantando?”. Poi mi sono reso conto che non ero a scuola…
Insomma ci sono momenti della vita e dell’anno in cui si vive di silenzio, come del grande grembo oscuro in cui siamo chiamati a vivere la gestazione del lavoro. Ci sono altri in cui è tempo di uscire dal grembo e cantare, ballare, suonare. E quando c’è da cantare si canta, perché anche in questo caos un po’ delirante è nascosto uno dei segreti della vita: la gioia di stare insieme.

Anche Gesù rimprovera i farisei, dicendo loro che non hanno ballato quando il flauto stava suonando e il Qoèlet dice che “c’è un tempo per fare lutto e un tempo per danzare”. Questo è il tempo delle canzoncine natalizie, che insegnano ai bambini quelle verità di fede e speranza che rimarranno nel loro cuore tutta una vita e ricorderanno alla loro versione adulta che

«Non è importante se non siamo grandi
come le montagne, come le montagne;
quello che conta è stare tutti insieme
per aiutare chi non ce la fa,
per aiutare chi non ce la fa.
Goccia dopo goccia…»

Stefano

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