Christmas countdown: -13 Cara luce, quanto mi costi?

-13 a Natale…

Cara luce quanto mi costi?

È un tripudio di luci il Natale e percorrere di notte qualche strada mette nel cuore uno stupore rinnovato che non passa mai. Non c’è Natale senza la liturgia colorata che inonda le vie, le finestre, i cancelli di intermittenze luminose, per non parlare dei presepi e degli alberi di Natale.

Bologna addirittura ha abbellito via D’Azeglio con i versi di Lucio Dalla e molti cortili ospitano improbabili luminarie psichedeliche che stordiscono gli altrettanto improbabili Babbo Natale, che cercano allucinati di salire le finestre in posizioni da free climber sovrappeso.

In un tempo di crisi la domanda che in molti si fanno attaccando la presa alla corrente però è: “Cara luce, quanto mi costi?”. E si è tentati di mettere un cartello vicino ad albero e presepio, avvertendo la Sacra Famiglia che per motivi tecnici l’amministrazione familiare toglierà la luce al bambinello, che dovrà prendere il latte da Maria solo in ore ben definite e magari a risparmio energetico.

Giuseppe, oltre ad essere un migrante senza alloggio, si dovrà ingegnare a servirsi di mezzi più tradizionali per far luce, come cerini e candeline, badando però agli sprechi, perché anche i fiammiferi sono costosi e le tabaccherie chiedono conti salatissimi. Quindi scordarsi le sigarette da offrire ai pastori, che attendono fuori dalla stalla al freddo.

Scherzi a parte, è questo il momento per porsi la vera domanda: “Cosa conta davvero?” Perché rispondendo a questa domanda, capiremo veramente per cosa vale la pena spendersi e a volte senza fare conti. Ci sono circostanze in cui o non si bada a spese o non si sta facendo la cosa giusta: sempre l’amore esige una misura che non ha misura, o non si ama.

Questo non significa fare cose colossali, ma dare tutto quello che si ha, o meglio quello che si è, come la vedova del Vangelo che, donando due monete, dà più di tutti gli altri che donavano cose superflue, mentre lei regalava tutto quello che aveva per vivere. L’amore è così: esige un’attenzione totale all’altro e non servono grandi cose, ma è necessario che quelle cose che si offrono vengano investite di un significato assoluto.

Così una piccola lucina messa per illuminare la notte al presepio da un bimbo che non sa neanche come collegare le luminarie è il dono più grande che si può fare al bambino di Betlemme, perché è la totalità dell’amore. Gli innamorati sanno trovare la luce perfino dove non c’è: si può sempre rubarla alle stelle per donarla a chi si ama.

La luce che noi accendiamo nel periodo natalizio è strettamente legata alla nostra nascita, oltre che a quella di Gesù: del resto quando qualcuno nasce, non diciamo forse che è venuto alla luce?

Allora la domanda iniziale, “Cara luce, quanto mi costi?”, può essere riformulata così per noi cristiani: “Quanto mi costa venire alla luce, quanto mi costa nascere ancora, rinascendo in Gesù, quanta fatica mi costa portare sotto la luce della verità i miei lati più oscuri?”.

Nascere è qualcosa che ci accade, quasi che subiamo, eppure anche il bimbo fa la sua parte, cercando di uscire dal ventre materno. Così ogni anno Cristo ci chiede di venire alla luce, di nascita in nascita, e ci dona la grazia per farlo, nella celebrazione liturgica e nel sacramento della riconciliazione: ma questa volta chiede una nostra partecipazione più attiva, ci chiede la scelta di rinascere e di accettare la gioia che vuole darci.

Nei primi secoli coloro che aspettavano di ricevere il sacramento del battesimo per rinascere come cristiani venivano chiamati “photizòmenoi”, coloro che sono illuminati, illuminati dalle catechesi, per poi entrare nella luce del Cristo.

E una volta divenuti cristiani, scoprivano il significato di questa rinascita dalle parole di un ministro, come san Cirillo di Gerusalemme, che spiegava loro: “Mentre prima eravate immersi nella notte e non vedevate nulla, riemergendo vi siete ritrovati in pieno giorno. Mistero della morte e della nascita, quest’acqua di salvezza è stata per voi tomba e madre”.

In questo Natale anche noi siamo chiamati a seguire senza calcoli la luce di una stella, anch’essa intermittente, che parte dall’oriente, si spegne a Gerusalemme e si riaccende a Betlemme, per poi eclissarsi di fronte alla luce di un Sole destinato a non spegnersi.

Questa luce ci invita a far luce su di noi e a lasciare che vengano alla luce i nodi che ci fanno soffrire e ci tengono lontani da Dio. Lui, che è la sorgete della luce, vuole sciogliere questi nodi col calore del suo amore. Non temere: è tutto gratuito, ti chiede solo la fatica di lasciarti amare per amare a tua volta.

Questa è la vera nascita!

Stefano

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