Christmas countdown: -21 Attenti al gatto !


-21 a Natale: Attenti al gatto!

Già fatto l’albero? Bene! Possiedi un gatto? Ah! Quindi anche tu decori l’albero dal secondo piano di rami in su?!

Ho vissuto per 17 anni con una gatta di nome Mina, che mi ha accompagnato dalle elementari all’università, e, come tutti i padroni di un felino, mi sono reso conto che fare l’albero di Natale è come vedere il drago rosso dell’Apocalisse che trascina giù un terzo delle stelle del cielo. Del resto cosa si pretende? Si gioca un anno col micio a rincorrere palline, poi quando è la fiera delle palline, si pretende che stia fermo: è decisamente un controsenso.

Questo allegro disastro, disperazione di ogni mamma che vorrebbe la casa in ordine, viene poi rivalutato quando si considera al contrario una casa perfetta, con un albero artistico, in uno spazio di vuota solitudine siderale.

Insomma il gatto che disintegra le decorazioni natalizie è un simbolo che ci mette davanti a due strade: quella che porta ad un mondo perfetto ed ideale, visto dalla finestra, che per essere mantenuto così utopisticamente armonico prevede la solitudine della torre d’avorio; oppure la strada che porta a sporcarsi le mani e quindi ad entrare nella mischia, accettando quel grado di disordine dovuto al fatto che nella vita sono entrati ospiti ed eventi inattesi.

Maria e Giuseppe, la piena di grazia e il discendente di Davide, si trovano a dover attendere un Messia mentre sono in viaggio, e quanto avrebbero desiderato accoglierlo con tutti gli onori. Poi capiscono che una mangiatoia piena di amore è la decorazione più bella che serve ad un figlio e la paglia incendiata dalla presenza di mamma e papà brilla di più di un drappo d’oro senza affetto. Capito questo, Dio fa arrivare i re magi, che onorano quel bimbo povero come il vero re.

L’albero imperfetto a causa di un gatto che gioca, di un bimbo che prova con le sue forze ad appendere in modo improbabile palline e fili, una casa in disordine per far posto ad un parente lontano che si ferma a dormire per le feste natalizie, un presepio fatto col cuore ma in miniatura, perché c’è un anziano malato da curare… tutti questi segni ci ricordano che il cristianesimo non è la religione dei puri che si lavano pilatescamente le mani per non farsi contagiare dalla vita, come se fosse una malattia, ma è la fede di chi immerge le mani in catini di acqua sporca per servire il prossimo e fargli spazio.

Secondo la mistica ebraica, Dio crea attraverso lo “tzim tzum” ovvero la contrazione, per far posto all’essere e alla libertà delle sue creature. Accogliere il Natale significa ritrarsi per far posto al Cristo che arriva incarnato in un evento, in un ospite o semplicemente nel caotico trambusto della vita familiare. Lui non chiede la perfezione dell’etichetta di corte, gli basta la povera paglia del nostro cuore, e un albero decorato dalla seconda fila di rami in su.

Sotto c’è tutto lo spazio per ospitare il gioco, l’allegria, la condivisione, l’umorismo di un Dio che tutti aspettano ci guardi dall’alto e invece gioca a nascondino nel volto di un neonato che ci sorride dal basso di una culla improvvisata. Un Dio immenso e per questo presente nelle grandi come nelle piccole cose, anche nel miagolio di un gatto, ipnotizzato dalle lucine di Natale.

Stefano

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