#VitaEcclesiale: la gioia di ricominciare

Per una comunità che perdona

Roma, 15 novembre 2018

Spesso ci ritroviamo a fare i conti con una persona che ci ha fatto del male e che proprio non riusciamo a perdonare, sperando di incontrarla il meno possibile e di non sentirne parlare più.

Questo trattasi di “rimozione”, non di “perdono”. Spesso le nostre comunità parrocchiale e familiare (la famiglia, non casualmente, è detta “piccola Chiesa domestica”) risentono di vecchi rancori: labirinti che minano il nostro cammino autentico alla sequela del Vangelo.

Se qualcuno ci ha ferito,meglio dirlo, e diglierlo subito, con pacatezza e senso di realtà.

Qualche volta, infatti, veniamo feriti proprio sulle cose che meno reputiamo ovvie e che non riusciamo a cogliere bene di noi stessi o accettare.

Il Vangelo non cammina a piacimento proprio, ma è maestro nell’indicarci la via della relazione pacifica e pacificata.

Avanzare nel perdono è, appunto e come spesso si dice, avanzare nel crederci capaci di donare.

Perdonare, dunque, è cancellazione benevola e non rimozione a mo’ di “damnatio memoriae”. In questo ultimo modo, infatti, tutto ciò equivarrebbe a uccidere chi ci ha fatto del male.

Le nostre comunità, bisogna anche ciò dirlo, risentono di una certa, pesante, tendenza al ri-pensare al passato. Il presente è sempre dono e benignamente attuale.

Grazie per l’affetto e la lettura di questo breve pensiero.

Luca Sc.

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