#VivereVangelo. Apocalisse: libro di speranza

Modena, 11 novembre 2018

Mentre venerdì aspettavo in una saletta per dare l’esame di Sacra Scrittura sull’Apocalisse, lo sguardo si è fermato su una delle tante xilografie che decorano l’edizione compatta della Bibbia di Gerusalemme che mi ero portato dietro. In particolar modo quella che sta all’inizio del libro dell’Apocalisse mi ha colpito, perché rappresenta un passaggio fondamentale dell’intero libro e lo snodo dalla prima alla seconda parte dell’opera.

«E vidi, nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: “Chi è degno di aprire il libro e sciogliere i sigilli?”. Ma nessuno, né in cielo, né in terra, né sotto terra, era in grado di aprire il libro e di guardarlo. Io piangevo molto, perché non fu trovato nessuno degno di aprire il libro e di guardarlo.
Uno degli anziani mi disse: “Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli.
Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i setti spiriti di Dio mandati su tutta la terra. Giunse e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono» (Ap 5, 1-8).

Il testo è un tesoro ricchissimo di simboli da decifrare e la prima cosa che mi sono detto è che quella xilografia non riesce a renderli tutti. In primo luogo perché mancano i colori, che nell’Apocalisse sono un elemento portante e rendono questo libro un capolavoro cromatico; in secondo luogo perché alcuni simboli sono fatti per essere decifrati uno dopo l’altro e non per essere visualizzati insieme: l’effetto visivo sarebbe mostruoso. L’agnello infatti dovrebbe avere sette corna e sette occhi.

Questa immagine, però, contiene alcuni dei temi principali del libro, su cui non mi soffermo per concentrarmi sull’essenziale. Siamo abituati a pensare al termine “Apocalisse” come ad un sinonimo di “catastrofe” e “fine del mondo”, quando invece è uno dei libri più pieni di speranza dell’intera Bibbia . Di per sé “apocalisse” significa rivelazione ed è la rivelazione di Gesù Cristo, sia perché è lui l’autore, sia perché il contenuto di questa rivelazione è lui, sia perché la rivelazione stessa coincide con lui.
Il trono di Dio è contornato da 24 anziani, simbolo dei personaggi che nella storia della salvezza hanno seguito Dio, e in mezzo al esso e attorno ad esso ci sono 4 esseri viventi, simbolo della natura creata, impregnata dalla presenza divina. Ma in mezzo a quel trono si colloca l’Agnello, nello stesso tempo immolato e ritto in piedi, e solo lui ha il potere di aprire il libro che contiene il progetto di Dio su tutta la creazione.

Il pianto del profeta Giovanni è il pianto dell’uomo di ogni epoca, che si vede preclusa la capacità, con le sole forze umane, di trovare un filo che faccia uscire dal labirinto della storia e risolva il problema del male. Il senso della vita è chiuso, sigillato da Dio col suo nome: ma questo è nello stesso tempo un segno di speranza, perché i sigilli portano il marchio di Dio, di un Dio che condivide il suo essere e la sua potenza, con una figura che può vincere il male e rivelare il senso profondo dell’angoscia umana.

Con un colpo di scena si annuncia la vittoria di un leone che sbrana e compare un agnello sbranato. Questa figura, che ha conosciuto la morte e che ora è permanentemente in vita, conosce i segreti della morte e della vita e può asciugare il pianto dell’uomo, mostrandogli i cardini del tempo. L’Apocalisse proseguirà, mostrando lo scatenamento del male e la sua distruzione, attraverso i settenari che scandiscono l’intervento di Dio, il quale facendo nuove tutte le cose, ricrea l’universo sul ritmo di sette che scandì la poesia performativa della Genesi, fino alla discesa della Gerusalemme celeste, che sancirà il trionfo della luce e del bene.

Scritta in un’epoca di persecuzioni, per dare coraggio a comunità cristiane sottoposte al pericolo del totalitarismo romano e all’idolatria della propaganda imperiale, l’Apocalisse si rivolge all’uomo di ogni epoca con un immenso messaggio di speranza: chi possiede le chiavi della storia ti ama così tanto che si è giocato la vita per te. Solo così è entrato nella dimensione dell’eterno amore, che non può morire mai. Al di là degli apparenti trionfi del male, degli scacchi, degli spaesamenti, la tua vita ha un senso e, se lo vuoi scoprire, devi seguire l’Agnello, lavando la tua veste nel suo sangue, abbandonandoti in un dono reso possibile dal dono che Dio fa di sé stesso, preparato fin dalla fondazione del mondo.
Per questo la rivelazione del senso profondo della storia, “apocalisse”, non è un evento da temere con paura, ma un invito di gioia al banchetto nuziale della vita, da desiderare, chiamando insistentemente lo Sposo e dicendogli: “Vieni, Signore Gesù!”.

Stefano

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