#VivereVangelo: A casa di Tamidi’s

Modena, 4 novembre 2018

È l’esperienza di trovarsi a casa di un nonno, che ti squaderna non i ricordi di una vita, ma le pieghe viventi di una storia che ha il profumo di buono e ti costringe a guardare con occhi diversi anche ciò che fino a quel momento non avevi capito o addirittura disprezzato.

Il sorriso annuncia una sorpresa dello Spirito Santo che ama covare i suoi piccoli nei luoghi più impensati, per far volare sorprese di Dio da nidi inaspettati.
Oto Covotta, in arte Tamidi’s, mi ha accolto come un nipote e mi fa giocare con le sue opere e con le sue intuizioni in uno scambio di doni che a me, in questi giorni di festa di Ognissanti, sa tanto di comunione dei santi.

È bello vedere una vita maturata negli anni che ti dice di sentirsi un cialtrone che non ha combinato niente nella vita di fronte alla grandezza di Dio, lui che è bisnonno, con figli e nipoti, una vita da designer e poi il dono dell’arte, infine la grazia di essere focolarino. Fa bene questa libertà da se stesso e dagli schemi, fa bene a uno più giovane sentire questa autenticità.

Mi rivela cose personali della vita di fede, semplici e immense come quelle che ogni tanto ti confessano i bimbi che per la prima volta hanno visto balenare nel loro cuore qualcosa di più grande e di più bello del mare. Cose che non rivelo, ma che ti sorprendono, perché vissute nella più grande normalità di una vita familiare.
Ci dilunghiamo a parlare della preghiera: “Difficilmente Dio ci dà quello che chiediamo, ma ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno”.
Viene normale chiedergli allora qual è l’essenza del cristianesimo: “Far scendere Dio nel nostro intimo”.

Gli chiedo quale sia la cosa più urgente per la Chiesa, secondo lui: “Uno che non ascolta le parole del Papa, può fare sacrifici a non finire, ma è fuori della Chiesa. Quello che dice è oro colato. Uno che fa male alla Chiesa, fa male al corpo di Gesù. Cominciare a prendere sul serio il Papa: questa è la cosa più urgente”.

Di fronte a tanti dipinti e sculture sulla famiglia, mi risponde: “Perché è il fondamento della società. È dalla famiglia che nascono i santi e i geni: noi abbiamo avuto tre figli e l’ultima si è fatta attendere e quanto l’abbiamo aspettata. Io mi ispiro sempre alla Sacra Famiglia. Il vescovo ha concesso al gruppo Arte in movimento, di cui faccio parte, una chiesa della città di Carpi per fare il presepe. Io farò un dipinto sulla Sacra Famiglia: la prima famiglia è quella. Tante volte ho pregato Giuseppe, che è importantissimo per la Chiesa, anche se è sempre a lato, in disparte”.

Iniziamo poi a parlare di progetti futuri, prossime installazioni, ci scambiamo libri con affetto familiare, sapendo di trasmetterci pezzi di fede con tanto rispetto e amicizia. Poi si parla di icone e di teologia dell’icona, sì perché Tamidi’s non è un semplice pittore, ma lo potremmo definire un iconografo di arte contemporanea. Come dietro alla realizzazione di un’icona c’è una preparazione spirituale, uno studio e solo alla fine l’atto pittorico, così per ogni opera dell’artista di Carpi.

È a questo punto che, dopo essere entrati ancora una volta nel suo studio e aver visto foto di vecchi “atti” d’arte, con comparse fotografate in una narrazione dal vero riportata poi su stampa, ci addentriamo ad esplorare un’opera realizzata questa estate e di cui ho seguito tutta la fase preparatoria. La maternità, intesa nella sua bellezza e nel suo travaglio, diventa la protagonista nella figura della Madre della Chiesa, che come il Figlio, si avvicina ad un’umanità in pena e assume su di sé i suoi dolori per condurli ad un esodo verso la Via tracciata dal Cristo nel Padre.

Tamidi’s ci lascia alcune considerazioni e poi si ferma anche lui davanti al mistero dell’arte, che rivela e vela allo stesso tempo, facendoci capire che il segreto sta nell’abbandonarsi nella fede a quella Presenza che si intuisce di fronte, diventando amore.
Vi lasciamo il video della visita (nella pagina FB ‘labrezzaleggera blog’) e aspettiamo i vostri commenti.

Stefano

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