#VangeloDomenicale: 30° Domenica T.O., Anno B. La cecità e il mantello

Roma, 27 ottobre 2018

Del brano di questa Domenica due particolari hanno il sopravvento in me: la cecità e il mantello.

L’uomo, che sente Gesù, nel suo cammino un po’ arenato e stanco, concepisce la sua cecità come qualcosa che lo blocca fin nella sua dignità personale. Bartimeo ha perso lo scopo della sua vita e non può che gridare aiuto, nonostante tutto intorno a lui pare acquietarlo al dolce non-fare.

La cecità di cui si parla è ovviamente fisica, ma nasconde qualcosa di più profondo: il non vedere più quanto di importante vi sia nell’esistenza, quanto bello sia il dono di essere-per, del nostro ‘ex-sistere’, ‘stare per’, essere come, appunto, persona.

Il cieco ha perso questa dignità e si è fermato lungo la strada della vita.

Il Figlio di Dio ravviva in lui questo desiderio, anche con una sottigliezza psicologica nel compiere il miracolo: Gesù questiona direttamente Bartimeo circa il tenore della richiesta, seppur era ben probabile si trattasse del riacquistare la vista.

Bartimeo, solo dopo aver lasciato il mantello, formula repentinamente il suo intimo desiderio: vedere di nuovo, come prima, come quando credeva nel dono della vita e nella sua dignità filiale.

Ma perché si menziona il mantello? Come alcuni di voi attenti lettori già sapranno, il mantello nella mentalità medio-orientale e, in generale, tardo-antica, identifica la persona e la sua dignità.

Nel caso dell’indumento di Bartimeo viene a lasciarsi una ‘falsa identità’: quella del rassegnato che non ha voglia o forza di continuare a camminare.

Egli, il figlio di Timeo, nel riconoscere la potenza del Maestro di Nazareth, del ‘Rabbunì’, comprende il suo peccato, il suo aver perso la dignità di filiale.

A cosa si riferisce il Vangelo? Marco pare parlare ai Battezzati, che sono chiamati ad essere figli nel Figlio: subito dopo questo brano, Gesù si prepara a entrare a Gerusalemme (cap. 11); il cristiano deve vedere dove conduce la strada della vita vera in Cristo: non deve avere paura di seguire Gesù, coprendosi, come Linus con la sua coperta, in mantelli farlocchi. Chi è cieco non cammina.

Non casualmente, poco dopo il riacquisto della vista, Bartimeo comincia a seguire Gesù, lungo la strada: la stessa che Lo porterà alla donazione totale fatta di amore, Croce e Resurrezione.

La nostra medesima strada.

Grazie per l’affetto, cari lettori, e buona Domenica.

A presto.

Luca Sc.

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