#VivereVangelo: Dio del quotidiano, Dio della festa. Una lettura da Madeleine Delbrêl.

Modena, 26 ottobre 2018

Dio del quotidiano, Dio della festa.

«Si è parlato del “deserto dell’amore”. L’amore aspira al deserto perché il deserto consegna a Dio l’uomo nudo di patria, di amicizie, di campi , di casa. Nel deserto l’uomo è spossessato di ciò che ama, libero da coloro che lo amano, sottomesso a Dio in un gigantesco colloquio frontale.

È per questo che in ogni tempo lo spirito ha sospinto nel deserto coloro che amano .
Missionari senza battello, attanagliati dallo stesso amore, lo stesso spirito ci sospinge verso altri deserti.

Dalla sua duna di sabbia, il missionario in bianco vede la distesa delle terre non battezzate.
Dall’alto di una grande scalinata di métro, missionari in abito a giacca o in impermeabile, vediamo di gradino in gradino, nell’ora in cui c’è più folla, una distesa di teste, distesa che freme aspettando l’apertura dei cancelli.

Cappelli, baschi, berretti, capelli di tutte le tinte. Centinaia di teste: centinaia di anime. Noi lì in alto.

E più in alto, e dappertutto, Dio».

Oggi queste parole di Madeleine Delbrêl mi provocano per la sconcertante quotidianità evangelica di cui sono intrise e mi fanno pensare alla sconcertante quotidianità della vita del falegname di Nazareth, che per trent’anni ha condotto una normale esistenza accanto alla sua famiglia, ubbidendo alle esigenze della ferialità.

Gesù di Nazareth, il sommo sacerdote nascosto negli abiti di un laico, per rompere con una religiosità fatta di formalismi con la tentazione di trasformarsi in formule magiche, attraverso cui mettersi a posto la coscienza davanti ad un Dio da persuadere o da tenere buono.

Gesù di Nazareth, il cui primo miracolo è fatto in una festa, eppure sembra quasi banale, quotidiano, il vino per chi non ne ha più. Il Dio bambino che si ferma a parlare coi bambini ed assicura a chi è come loro il regno dei cieli. Il Legislatore che smonta la Legge e la riorienta verso le persone.

Come è banale questo Dio…! Noi siamo per lo spettacolare, noi siamo per il Dio che sbaraglia tutti i cattivi senza se e senza ma, noi vogliamo insegnare a Dio a fare i miracoli, quelli veri. Ma la Parola trascina nel deserto, dove la sabbia del silenzio purifica tutte le pretese ed apre le mani dei cuori alle attese di quelle verità che si dischiudono, come fiori del deserto, alle carezze della brezza leggera.

Lì, di nuovo limati come sassi essenziali, sentiamo risuonare di nuovo la semplicità dell’origine e la bellezza della luce, del sole e della luna, degli animali e di quelle immagini di Dio così fraintese, così sottovalutate e deformate, ma le sole autentiche immagini di Dio, gli uomini e le donne.

Nel deserto della quotidianità abita il profumo del popolo di Dio, che attende un compimento nel giorno di festa. Se saprai gustare il pane quotidiano come un bimbo che per la prima volta ne ode frangersi le parti, allora sarai pronto per assaporare il Corpo del tuo Dio e trasformarti in Lui. Se saprai bere un bicchiere di vino con un ospite inatteso, gusterai la redenzione contenuta nel calice della Messa. Ed il perdono scambiato con un collega è la strada che ti conduce alla libertà che solo Dio ti può dare con le mani di un suo ministro.

Il Dio del quotidiano è il Dio della domenica, ma mai l’una può viversi senza l’altro. Il Dio infinito ti trascina nel quotidiano per ricordarti il miracolo di ogni goccia d’acqua, il Dio quotidiano ti conduce alla festa per ricordarti che la vita ha senso solo se va verso un eccesso. A chi ha gli occhi di un bambino vedere il miracolo che si nasconde in ogni goccia e l’umanità che genera ogni meraviglia divina.

Stefano

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