#VangeloDomenicale: 29° T.O., B. Una sferzata al nostro protagonismo.

Di Luca Sc.

Roma, 20 ottobre 2018

Il Vangelo di questa Domenica è un benigno pugno nello stomaco: crea un dolore che fortifica e sana.

Da cosa dovremmo guarire? Dal protagonismo.

Tutti ne siamo affetti, fin dalla nostra infanzia; il bambino è per natura un ricercatore buono di attenzioni. Le mamme che leggono lo sanno sicuramente.

I figli di Zebedeo ‘vogliono’ la giusta attenzione da Gesù: devono stare al potere…Ma poi: di quale potere si tratta? Quale protagonismo, tramite esso, avrebbero i due fratelli esercitato?

Loro voglio il ministero del lavoro e quello dell’interno, per fare un esempio d’attualità. Vogliono posti di comando e di direzione: medaglie al valore in ragion del fatto di avere lasciato tutto, per seguire il Maestro itinerante Gesù di Nazareth.

Ovviamente, non sanno ancora bene quanto costi questa richiesta, ma il Cristo è molto chiaro nel far capire quanto i Dodici stiano sbagliando.

Poco prima della richiesta dei fratelli, non casualmente, Egli s’era espresso, per la terza volta, sulla sua passione, in modo inequivocabile! Ma chi Lo seguiva non aveva rettamente compreso il tenore di quanto detto.

Non si trattava di guerra rivoluzionaria e vincente, in termini umani.

La richiesta di posti prestigiosi, di potere, denota una certa umanità che, bisogna dirlo, ci appartiene trasversalmente e in tutte le epoche storiche. Quel tipo di umanità, che fonda la propria forza nel potere e nell’essere ‘attore principale’ a scapito di altri.

Abbiamo bisogno di sicurezze, di gloria, di pompa, d’archi di trionfo…diversamente ci sentiamo nullità. È umano, troppo umano.

‘Regnare è servire’: ecco la medicina di Gesù, che all’inizio fa alquanto male, ma che, poi, sana il nostro fanciullesco egocentrismo.

L’ego alimentato dalla sete di protagonismo pare a noi tutti atto dovuto, ogniqualvolta abbiamo sofferto qualcosa, per arrivare a qualsivoglia agognata meta. Ragioniamo pressapoco tutti in questo modo.

Gesù capovolge la situazione: è maestro in questo.

Il servizio denota il primato; l’ultimo è il primo; il mite è il vincente; il povero sa amare… Le figure cristianamente ‘non ossimoriche’ potrebbero essere tantissime.

Questo Vangelo è proprio un pugno nello stomaco, atto a tarare i nostri parametri e scopo esistenziali.

La gloria vera, a cui sono chiamati i discepoli di Gesù, in ogni tempo, è di ben altro tenore.

Preghiamo sempre più perché la logica evangelica abbia sempre più spazio nei nostri cuori e, di qui, nella società.

Buona Domenica, cari amici.

Luca Sc.

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