#VitaEcclesiale: La povertà aumenta e ci interpella

Di Luca Sc.

Roma, 17 ottobre 2018

I dati Caritas sulla povertà in Italia non lasciano, come si suol dire, adito a dubbi. Dai livelli pre-crisi (tutto sommato dieci anni or sono) il numero di poveri è aumentato del 182%. Un dato che mette in guardia sulle speranze del prossimo futuro.

Il lavoro è sempre più specializzato, come anche sempre più precario. Si cerca il profitto in tutto: le piccole imprese annaspano dietro a pagamenti vari e burocrazie accartocciate, finendo per non poter più assumere, data la scarsa liquidità per il pagamento di un lavoratore.

Questa corsa al profitto, che sembra richiamare le tematiche dei romanzi di Dickens e avere l’ardire iper-tecnologico di quelli di fantascienza alla Verne, non ci porterà da nessuna parte. Avremo i supermercati aperti tutto il giorno, tutti i giorni, ma le bocche affamate.

Il dramma è serio e l’opinione pubblica, quella dell’intellighenzia e della politica più social che mai, pare non rendersene conto nella giusta direzione, proclamando ‘cose’ caotiche, varie ed eventuali, talvolta in modo contraddittorio nonché urlato. Le categorie più a rischio sono i neo-laureati e coloro i quali, per età, possono essere i padri o i nonni dei primi.

I giovani-adulti, il più delle volte, hanno studiato ciò di cui il mondo del profitto non ha bisogno alcuno; i cinquantenni spesso hanno perso il lavoro a causa della crisi e si ritrovano senza qualcun altro che li assuma… Per non parlare della condizione dei commercianti: una tassazione elevatissima, che li tiene ai livelli di sussistenza.

L’assistenzialismo da reddito di cittadinanza non è la soluzione.

Il mondo cattolico, che già opera in vari modi in questo frangente, è chiamato a creare ancor più rete di promozione. Ecco: è la promozione umana che manca. Vi sono numerose forme di aiuto sociale, messe a punto da parrocchie e movimenti, ma, ripeto, manca in alcuni casi, il riferimento alla crescita totale dell’assistito, sia esso giovane, giovane-adulto o senior.

Tenere a cuore i desideri di tutti, promuovendo, nonostante le poche risorse, le legittime aspirazioni di ogni essere umano in difficoltà, è doveroso, è Evangelo che prende forma, è testimonianza.

La povertà la si sconfigge con la fiducia nelle persone, con la crescita di una rete che ponga le basi per un’economia reale, basata su dati concreti.

Chi non vive l’indigenza vagamente potrà ricordare il prezzo di un litro di latte, velato riferimento a una tele-querelle politica di qualche anno fa; egli non si immedesimerà nelle problematiche altrui, né le capirà fino in fondo.

Da cristiani abbiamo una bussola: il Vangelo. Portare un po’ di esso tra le strade della nostra povertà non sarebbe male; conviene, però, portarlo con forza e non a suon di vignette anti-salviniane! Siamo chiamati ad agire in ogni fronte contro il degrado di umanità, che ci renderà più poveri, soprattutto spiritualmente.

Sotto traccia al presente articolo, vi sta il ricordo, vivo e costante, delle parole di Papa Francesco sulla ‘cultura dello scarto‘. E ho detto tutto.

Siamo tutti portatori sani di possibilità di essere scartati e questo fa male. Guardare solo all’utile renderà le nostre coscienze sempre più inutili. Pensateci su.

Grazie per l’attenzione.

Luca Sc.

 

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