#SegniDeiTempi: Reddito di cittadinanza e dignità umana

Di Luca Sc.

Roma, 16 ottobre 2018

Ieri si è sancito il DEF, finalmente. Il problema non sta nella sua pericolosità per la macro economia e, forse, per l’economia reale. Non spetta a questo piccolo blog esprimersi in merito, anche perché testate e opinione pubblica non fanno altro che parlare di questo.
Qui mi soffermo sulla nodosa, arrovellata questione del ‘Reddito di cittadinanza’, ponendomi doverose questioni, questioni cristiane.
Dei segni dei tempi, su cui basare una inculturazione del Vangelo in termini attuali, fanno parte, ovviamente, pure le scelte politiche o politico-sociali.
Inculturazione del Vangelo, lo spiego in parole spicciole, significa calare nel mondo, nella cultura della società in cui si vive, le esigenze della Buona Novella di Cristo. Capirete, cari lettori, che non è per nulla semplice.
Per molto tempo sono stato a guardare la situazione, al fine di comprendere meglio cosa fosse in realtà questo fantomatico e ‘fantasmagorico’ reddito. Devo essere sincero di non avere ancora ben capito che sia, ma le mie reticenze hanno comunque un fondamento conoscitivo, seppur da quel poco comprensibile.
La questione principale che pongo a questo provvedimento è di natura etica, in senso lato.
Il super-social Beppe, in uno dei suoi video e parlando a gente comune, asseriva che ogni uomo, insieme alla vita e a un cuore che batte, avesse, per nitida connessione logica, diritto a una tasca piena di un minino garantito per vivere. Par tutto buono e legittimo, se si sta al suo ragionamento, nondimeno manca in questa non esaustiva linearità, un riferimento molto importante e, qualora usato da quest’utlimo e company, mal postulato: la dignità ineludibile di ogni essere umano. Vi chiederete: Beppe, dunque ha ragione? Il baby ministro dalla cravatta azzurra e fuori moda- per la gioia del varo momentaneamente a lavare – è più che sul pezzo? Io rispondo ‘ni’ e spiego il perché.
Un reddito garantito non fa dignità: è la meritocrazia che crea e accresce dignità; l’essere riconosciuti dall’affetto di qualcuno pone più dignità alle nostre vite; aver chi crede in noi, nonostante tutto, ripristina dignità. Un reddito sociale, buttato lì a casaccio, con la paura di non avere mai un lavoro (in certe regioni italiane tre domande di lavoro non le trovi neppur col lanternino), non è dignitoso: è umiliante.
Il reddito di cittadinanza è, in sé, un qualcosa di discretamente positivo, ma, in mezzo a tutta questa recrudescenza politica (e non scrivo altro), è foriero di vergognosa umiliazione.

Avete mai chiesto come si senta chi percepisce, specie in età adulta, la disoccupazione? La domanda retorica è più che evidente.

Le parole che vi lascio sono dunque due: persona e dignità. Parole, beninteso, usate dal comico genovese e dal suo parterre, ma, nello stesso tempo, non sviscerate e analizzate nel loro senso più profondo. Avrei il desiderio di un progetto di reddito studiato meno a mo’ di ‘4 amici al bar’: sarebbe un inizio, per portare più bellezza nel mondo.

Noi, come cristiani, possiamo, però, porci delle domande critiche, seminando il Vangelo in tutto ciò che potrebbe cambiare in meglio.

Grazie mille.
Luca Sc.

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