#SuiPassiDiPaolo: Lettera d’amore ai miei fratelli più piccoli

Di Stefano Go.

Modena, 15 ottobre 2018

Cari amici, cari fratelli e sorelle,
perché l’esperienza che abbiamo fatto assieme è un’esperienza di famiglia e non una semplice rimpatriata, vi scrivo dopo essere ritornato a casa, mentre la lavatrice va e incombono gli impegni quotidiani. In questi due giorni vi ho guardato mentre assieme agli altri animatori vi aiutavo ad attraversare la strada e vi servivo il pranzo, e vi confesso di aver visto in voi la bellezza dorata che in questi giorni risplende nelle foglie accalcate ai bordi delle strade, in attesa di lasciarsi condurre dal vento al nuovo risveglio della primavera.

Vi ho visto da una punto di vista forse un po’ distante rispetto ad altri animatori, ma non meno vicino… e a volte, come in certi quadri impressionisti, la bellezza la ritrovi allontanandoti un po’ e socchiudendo gli occhi con sorpresa.
Da vicino può sembrare di vedere il rovescio del tappeto, ma da lontano e cambiando prospettiva, rovesciando le cose, ho visto tanti fili preziosi, intrecciati in fini ricami a comporre un disegno magnifico.

Penso proprio che da soli non possiamo raggiungere la bellezza di quegli intrecci creativi che si formano solo lasciandoci intrecciare agli altri dalla mano di un esperto Tessitore. Dio ha voluto prendere parte a questo grande ricamo diventando il centro del nostro arazzo, perché desidera che noi diventiamo parte della bellezza che vive a casa sua. Da soli siamo come l’ossigeno e l’idrogeno separati, due gas molto belli, ma che nel deserto dell’attraversata della vita non dissetano il pellegrino. Assieme, uniti dalla gioia, diventiamo acqua, oasi nel deserto per noi e per le tante persone che con gli sguardi vuoti ci porgono le anfore della loro richiesta d’amore.

Paolo parla della Chiesa come di un corpo, come di qualcosa di vivente, armonico organizzato e diversificato, dove ognuno ha la sua preziosissima parte, perché ognuno è quell’unicità e irripetibilità che stringe la mano al suo vicino, lì dove è, con i suoi occhi, il suo sorriso, i suoi talenti, le sue bellissime fragilità, le sue idee, il suo cammino. Tornate a casa con la consapevolezza che Dio è con voi, che benedice il vostro cammino e che vi vuole l’arcobaleno di talenti che siete.

Lasciate che i temporali del percorso vi spoglino delle nuvole che appesantiscono la vostra vita: solo così, chicco nudo, potrete lasciarvi rivestire di un abito nuovo da portare alla festa della vita.
Grazie per la ricchezza che mi avete regalato. Buon cammino!

Stefano

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