#VivereVangelo: Il cavaliere di Damasco

Di Stefano Go.

Palestina, anno 34 d.C. circa.
Soffiava un forte vento sulla strada che da Gerusalemme conduceva a Damasco e Saulo sentiva tra i denti alcuni granelli di deserto impastati con la sua saliva: era come se la presenza del vuoto si insinuasse in lui e questo lo stimolò a dar di sprone al suo cavallo con più veemenza. La sua missione aveva priorità assoluta e non ammetteva dubbi né ritardi.

Eppure quella sabbia accese nella sua memoria un’immagine: quella di uomo che aveva visto accasciarsi al suolo tra la polvere, ricoperto di pietre e di sangue. Un uomo folle che voleva relativizzare il Tempio e la Legge, un uomo che bestemmiava, dicendo che la Shekinà, la presenza di Dio, ora si poteva trovare in un Nazareno, condannato come maledetto sul legno della Croce poco tempo prima.

Lui, Saulo, aveva guardato con gioia mentre coprivano il suo corpo con sassi, duri come le pietre del Tempio di Gerusalemme, stabili come la Legge di Mosè… eppure il viso di quell’uomo non se lo poteva dimenticare: aveva il sorriso di un angelo. Ma si può essere così blasfemi e sorridere in quel modo? Un aspro senso di colpa salì dalle sue viscere e lui cercò di ricacciarlo giù, nel profondo. Ma quella polvere continuava a tormentarlo nella bocca e gli impediva di trovare la calma che cercava: sabbia impastata… in fondo anche lui non era altro che quello, come il primo uomo, quell’Adam che aveva tradito il suo Dio nel paradiso terrestre. Non capiva perché, ma anche se la sua mente gli diceva che stava facendo la cosa giusta, il suo cuore gli lampeggiava rimorsi, proprio come se fosse lui, ora, a tradire Dio, proprio lui, un fariseo che stava adempiendo alla lettera la Legge di Dio.
Istintivamente la sua mano cercò una sicurezza nella borsa che portava a tracolla e toccò le lettere del sommo sacerdote, che gli davano la certezza che perseguitare la setta del nazareno fosse un’opera giusta e meritoria davanti al volto di Dio. Eppure il suo maestro, il sommo Gamaliele, non era stato così sicuro nel sinedrio e quasi con aria di rimprovero un giorno lo guardò dicendogli: “Quegli uomini seguaci di Gesù, Saulo, non esprimiamo giudizi affrettati… E non lasciamoci intrappolare dalle nostre umane vedute sulla Parola di Dio. Noi pretendiamo di leggerla, ma è lei che deve leggere noi e i nostri cuori”.
Una folata di vento gli coprì il volto col mantello e per un attimo la mente ritornò in Cilicia, nella casa di suo padre, che tanti anni prima gli aveva insegnato a tessere tende. Un giorno per scherzo, gliene aveva lanciata una sulla testa sua e di sua madre, e lui, piccolo bambino, aveva abbracciato la mamma contento di stare sotto quella protezione con la persona che amava. Crescendo e diventando un grande esperto della Parola di Dio, aveva sempre pensato che Dio fosse così: un tenda sotto cui essere abbracciati all’Amore. Ma nella sua vita questa esperienza non l’aveva mai trovata e la sua anima languiva come un assetato nel deserto, perché aveva sete di qualcosa che non riusciva a definire, una sete d’eterno che nessuna cosa riusciva a spegnere, anche le ritualità che più avrebbero dovuto condurlo alle soglie della Sorgente d’acqua viva.

Gli venne naturale pregare con le parole di Isaia: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. E poi continuò: “Se potessi come il salmista stare abbracciato a te come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. Oh mio Dio, non vivrei più la mia vita, ma tu vivresti in me ed io di te”.
All’orizzonte da qualche parte molto lontano si vedeva un temporale: il cielo aperto pioveva gocce di rinascita per le lande deserte. Saulo guardò quei luoghi con invidia, poi un nitrito del suo cavallo lo riscosse e lo riportò alla realtà. Damasco, l’antica, lo attendeva e lì la sua missione: portare le sue lettere con le quali avrebbe catturato gli uomini ribelli per il suo Dio.

Quell’uomo che sapeva parlare di Dio, ma ancora non aveva appreso a parlare con lui… quanto si sbagliava e quanto avrebbe portato a termine la sua missione oltre ciò che i suoi occhi potevano in quel momento vedere…

Stefano

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