#SegnideiTempi: Adolescenti resellers, bagarini figli del consumismo.

Di Luca Sc.

Roma, 11 ottobre 2018

Mi sono documentato un po’ di più sulla questione, esplosa dopo le inchieste di ‘Striscia la Notizia’, dei Resellers.

Ragazzi che dispongono di cifre astronomiche, per accaparrarsi capi esclusivi, e che guadagnano molto più che i loro genitori.

Sappiamo bene che vengono prodotti abiti o accessori a tiratura limitata: un classico della moda. È sulla base di questo postulato che nascono i ‘Resellers’.

Il più delle volte sono adolescenti ‘fissati’ per la moda da ultimo grido, disposti a fare ore di fila fuori dai negozi, al fine di soltanto possedere il capo più ricercato. Scarpe, giacche, t-shirt, cappellini: col rivenderli guadagnano anche cinque volte più di quanto hanno speso.

Si tratta di bagarini della moda: non v’è altra definizione da dare.

La cosa che sconvolge è che ciò divenga lo scopo di una vita di un ragazzo comune, semplice, il quale, nella normalità, è chiamato ad avere ben diversi interessi.

Non mi soffermo su cosa sia normale o meno: non è mia competenza nella fattispecie di questo articolo. Qui vorrei invogliarvi ad esaminare il fenomeno. Andrò, come ormai mio solito, per punti.

  1. Il consumismo lo riceviamo, quasi a mo’ di suzione, fin dal grembo materno. Non ci si può girarvi intorno: è un dato di fatto. Nessuno pertanto è immune da questa matrigna.
  2. Cosa trasmetto io, giovane adulto (chiedo a me stesso), a un giovanissimo millennial, miglior amico dell’ultimo modello di scarpe? Io faccio la stessa cosa: mi lamento se non ho quel che mi serve; la differenza sta nel fatto che io alimento quest’esigenze con motivazioni ‘adulte’, con giustificazioni fintissime e logicamente finissime; il reseller forse ha poca contezza della velleità che ricerca, compra e rivende.
  3. Tanti soldi non fanno la felicità? Questi ragazzi pensano di no. Siamo sicuri che noi la pensiamo diversamente? Non siamo ipocriti. Molti vivono per prendere e accaparrare, pur non essendo adolescenti resellers. I soldi divengono l’unica ragione di vita, insieme al glamour, il quale fa, in questo caso, guadagnare.
  4. Da quanto traspare dal servizio di ‘Striscia’, molti genitori pensano che il comportamento dei loro piccoli resellers sia sano, dal momento che rivendere qualcosa non è equiparabile al danno dell’uso di sostanze stupefacenti. Ovviamente la droga non può essere paragonabile per pericolosità a firme e moda: resellers, tuttavia, significa vita basata su cose inutili.

Servono delle conclusioni, che diano un senso degno de ‘La Brezza Leggera’ a questo articolo. Sarò breve.

Cari lettori, siamo tutti colpevoli di consumismo: quante volte nelle comunità parrocchiali siamo schiavi della compera facile di addobbi e chincaglierie inutili e vani?

Al catechismo è il trionfo di esigenze inutili: basterebbe comprare dei buoni libretti-sussidio e il gioco sarebbe bell’e fatto. Invece no: si vedono certi armadi da oratorio zeppi di giochi in piena vacuità da ‘Tiger style’.

Per non parlare di tutto lo spreco in vista delle Prime Comunioni: qui sfondo una porta aperta.

Con questa provocazione lancio il sasso e invito alla riflessione. Ci rendiamo conto di quanto sia non coerente questo stile?

Finiamo per portare tutto al mero materiale; non stupiamoci, dunque, se dopo la Cresima, i ragazzi diventano bagarini/resellers!

Buona vita nel Vangelo.

A presto.

Luca Sc.

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