#SegnideiTempi: Chi tra noi resterà ancora in Italia?

Di Luca Sc.

Roma, 8 ottobre 2018

Il titolo non è fuorviante: è la cruda realtà…

Sono tante le contingenze storiche e sociali, che chiedono alla mia coscienza di scrivere quest’articolo. In primo luogo per stare al passo con le tematiche del Sinodo dei Giovani; in secondo luogo per un fatto avvenuto proprio ier sera nella mia vita (ovviamente meno rilevante, ma eloquente).

Una cara amica, brillante neolaureata in medicina, già un anno fa, in sordina, aveva cominciato a studiacchiare tedesco, cominciando a preparare gli animi al distacco; secondo passo: chiedere di supplire al medico condotto in un’amena località adicente Bozen, cittadina nella quale è richiesto il bilinguismo.

Ieri sera, al ritorno dall’esperienza, la comitiva di amici si è ritrovata a cena per un saluto, il quale alla mia mente pareva suonare come un ‘bentornato’. Nulla di più lontano. Era una cena di commiato: una di quelle belle e, allo stesso tempo, tristi, abbastanza tristi.

La nostra amica tra pochissimi giorni si troverà, e forse vi resterà, in quel di Germania, a specializzarsi e lavorare. Un colpo, un duro colpo.

Una ragazza di fede, semplice, dalle grandiose risorse che, in barba al bisogno evidente nella società italiana di persone del suo calibro, è a dir poco ‘costretta’ a fare le valigie.

Da una stima del ‘Sole 24 Ore’, su dati Istat, si presume che coloro i quali andranno via dalla penisola a fine 2018 saranno circa 285mila: come nell’ulitmo dopoguerra.

Qualcosa non sta andando per il verso giusto: vanno via giovani. Giovani dalle mille risorse, dal bagaglio umano e culturale non indifferente.

Si depaupera, ancora una volta, la nostra terra di uomini e donne, giovani adulti, cresciuti in un ambiente sociale vivace, seriamente stimolante intellettualmente, talvolta attivissimi nella collettività, alcuni corredati da un forte bagaglio di fede. Ci stiamo suicidando culturalmente.

Per ‘cultura’, beninteso, non si intende solo quanto possa concernere ad una certa ‘intellighenzia’, bensì a tutto uno stile unico e irripetibile. Come ogni uomo è unico, anche ogni cultura umana è unica. L’assioma è semplice, ma della sua evidenza rendersi conto è molto complesso.

La lingua, gli affetti, le tradizioni, i sapori, i modi di fare: cultura!

Lo scorso sabato, il Pontefice, alla festa in aula Paolo VI in occasione dell’apertura del Sinodo, ha spronato con forza tutti i giovani a non accettare d’esser resi schiavi.

Schiavi? Sì, noi giovani siamo alla mercè di molto, di molto al di sopra di noi, e questo è sotto agli occhi di tutti.

Schiavi del mercato, schiavi dell’appiattimento culturale, schiavi delle paure fuorvianti e provenienti dalla società.

Sperare risulta complesso, quasi ardito. ‘Audere semper’ chioserebbe il poeta. Io non ci sto: non mi rassegno alla compagine eterogenea che mi si para dinanzi. Non sopporto la moda dell’urlo e dei redditi facili: non faranno che togliere ancor più speranza.

Siamo al tracollo… e lo scrive un semplice ventinovenne. Ma sì, andiamo via tutti! Qualcuno alla fine avrà più spazio, sebbene non fosse annoverato tra i migliori.

Scusate l’acidità, ma la cena di ieri mi è andata seriamente storta.

A presto.

Luca Sc.

2 Comments

  1. Mi spiace sentirti avvilito, triste. Hai fatto un’analisi della situazione che spaventa. Ritrova la fiducia aggrappandoti alla Parola. Per me è facile perchè sono vecchia ormai (72 anni) e questa vita non mi dice più niente ma per voi giovani è tutta un’altra musica. Forza Luca.

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