#VivereilVangelo: Sui Passi di Paolo 2: il ritorno!

Di Stefano G.

Modena, 11 luglio2018

Manca un mese e si ripeterà il pellegrinaggio “Sui passi di Paolo”, organizzato dalla Famiglia Paolina: ma poiché l’universo non ripete mai due cose identiche, quest’anno la marcia sarà da Pozzuoli a Roma ed io non andrò come partecipante, ma come animatore.
Sono un po’ agitato per il mio piede traballante, che mi ha sempre dato dei problemi, ma lui mi dice che vuole andare e allora…mi fido!

L’anno scorso la cosa più bella che mi sono portato via da quella esperienza è stata l’idea di famiglia, di fraternità, che mi faceva sentire interiormente l’essere legati a tutti da qualcosa di grande eppure non cercato, proprio come l’essere in una famiglia che ti ama: è un dato di partenza che ti viene dato, non un merito, anche se poi certo la famiglia va custodita. E questa scia di casa permane ancora nell’aria come il solco che una bicicletta lascia su una strada ghiaiata, e che mi ha portato a Roma due domeniche fa per sapere come potevo aiutare.

Tutti i miei amici sanno che io sto all’orientamento come Polifemo allo strabismo e riesco a perdermi anche per le strade del mio paese natale: insomma la geografia l’ho studiata a suo tempo e a grandi linee rimane, la cartografia storica del Vicino oriente e i pellegrinaggi di Alessandro Magno li saprei ricostruire anche ora, ma orientarsi, quella è un’altra dote… è l’incarnazione di quel che mi ricordo.

Così penso proprio che se fossi stato al tempo di Gesù, avrei fatto l’obiezione di Tommaso: “Signore, non conosco la via!”, e mi sarei sentito rispondere: “Io sono la Via”. Ma se la Via è una Persona, vuole dire che per percorrerla, devi stare con Lui, mettere i tuoi piedi dove li ha messi Lui, al suo posto, nella sua presenza. Se la Via è una persona, non basta conoscerla, devi lasciare che ti incontri, ti accompagni, entri nella tua vita con il sapore della strada, e a volte, ti porti dove tu non vuoi o non ti aspetti. Se tutte le strade portano a Roma, è anche vero però che la Via ha sempre un’unica meta: Gerusalemme, la città della croce e della resurrezione.

E ogni pellegrinaggio è così, un viaggio verso la tua morte e la tua risurrezione, simbolo del viaggio della vita che, se vissuta bene, prende slancio dal riposo della terra per spiccare il volo tra le braccia del cielo.
Mi chiedo allora: cosa deve morire in me per tornare a vivere, cosa deve essere inchiodato sulla croce della mia anima e subire la potatura, per aprirsi ad una nuova primavera? Avrei tante risposte, che non centrerebbero il bersaglio: penso che la risposta più corretta sia: la mia mente col suo modo di pensare, la mia volontà con le sue pretese, il mio cuore col suo affetto che vuole possedere, il mio corpo con le sue forze che a volte girano a vuoto.

Viaggiare il viaggio della Vita è accettare che sia un Altro ad entrare in te e a condurre il gioco, è un po’ come diventare madre, quando sai che la novità che porti in grembo ha le sue logiche, che vanno oltre quello che vuoi tu, e ti costringono ad uscire fuori dai tuoi schemi, perché nella maternità anche la madre fa esodo da sé per andare verso l’altro che sta nascendo.

La grande paura è sempre quella che nasce ogni volta che recito il “Padre nostro” con attenzione, in quel “sia fatta la tua volontà”, e che può cogliere ognuno di noi davanti a scelte importanti della vita: se faccio la Sua, io non sono più, mi spersonalizzo, quindi o la mia volontà o la Sua. Una cosa da santi, forse ho capito male… e nel fondo dell’anima, un’ansia che rimane e non va via. Ma la Sua Volontà è la mia libertà e la mia liberazione: il Dio dei comandamenti è quello che prima ricorda di essere quello che ha liberato il suo popolo dall’Egitto, e allora solo nella Sua Volontà sta la mia pace.

La Volontà di Dio è luce che fa emergere i colori delle cose, è goccia di rugiada che intenerisce l’essenza di un fiore, è sguardo di Padre che ti fa essere e di Sposo che ti rende fecondo. Dio e l’uomo possono stare insieme, fino alla follia del Cristo in cui Dio è un uomo. Ma questa unione non è buonismo e faciloneria: e il prezzo è la morte dello sguardo rivolto all’io e della mano che sa solo prendere per afferrare.
Non dobbiamo spaventarci se tante volte siamo stati dei giovani ricchi e siamo caduti di fronte a quella proposta: nulla è impossibile a Dio, perché l’imperativo della proposta è fondato sull’indicativo della grazia, che ci precede e rende possibile quel viaggio verso il cuore della Vita.

Teniamo gli occhi fissi sullo sguardo di Dio che ci ama e fa il tifo per noi. Nel cammino che mi aspetta fra un mese, quello sguardo si incarnerà per me nel volto dei tanti che incontrerò, ma anche negli eventi che accadranno e nella Parola di cui mi nutrirò.
Passo dopo passo, verso Roma, seguendo nello spazio le tracce di Paolo, per incontrare papa Francesco, quello che ha seguito nel tempo le orme di Pietro.

Stefano

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