#SegnideiTempi: in campo migrazioni la guerra ‘catto-social’

Di Andrea Miccichè

Caltanissetta, 26 giugno 2018

Giorni di grande tensione internazionale, post scritti in preda a furori apocalittici, citazioni a sproposito del Magistero ecclesiastico: il fenomeno migratorio, sull’onda dei nuovi orientamenti politici, ha assunto (nuovamente) una dimensione mediatica eccezionale.

I social network, nuove piazze virtuali dove ognuno è libero di fare comizi, vedono contrapposti i sempre più numerosi sostenitori della politica dei “porti chiusi” e dell’orgoglio antieuropeista e la minoranza, non meno agguerrita, di quanti appoggiano soluzioni di compromesso.
Le analisi sociologiche e le operazioni di fact checking coprono intere colonne di quotidiani e sono al centro delle trasmissioni televisive, pertanto, mi limiterò ad un solo aspetto di questa “crociata sul web”, cioè il rinnovato interesse per il magistero della Chiesa cattolica.

Anzitutto, è bene precisare che non si tratta del magistero ufficiale, per come risulta dai documenti, visti nella loro interezza: posso scommettere che la maggior parte di coloro che “postano” citazioni non sanno la differenza tra un’enciclica ed un discorso per l’Angelus…

Gli internauti si limitano a riportare quel distillato, spesso distorto, che le agenzie (più o meno ufficiali) di informazione propongono all’attenzione pubblica.
Naturalmente, in quelle frasi, così condensate, così semplici, è facile trovare un argomento per le proprie tesi oppure un bersaglio dei propri attacchi contro il “Vaticano”.

È proprio la semplicità disarmante delle citazioni a dover mettere in guardia: la complessità della situazione migratoria richiede una complessità di pensiero e di approfondimento, che non può essere racchiusa in nessuno slogan.
Quando parliamo di flussi migratori parliamo di persone, non di prodotti da pubblicizzare!

Un’ulteriore precisazione: grazie ai cosiddetti “tradizionalisti” (come se la Tradizione apostolica fosse un prezioso fossile da ammirare e non un organismo che vive con e nella Chiesa) sta tornando in auge il pensiero del Papa Emerito.
A prima vista, la riscoperta della profondità teologica e antropologica di Benedetto XVI dovrebbe essere la soluzione alla bassezza culturale del nostro tempo: invece, è stata creata una caricatura tragicomica di Ratzinger.
Il risultato è l’immagine di Benedetto XVI che, da buon “rottweiler di Dio” (così era appellato quando ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), chiama i “veri credenti” contro l’immigrazione e per la custodia delle radici cristiane d’Europa.

Naturalmente, in questa narrazione fanta-ecclesiastica, il primo antagonista è Papa Francesco, felicemente regnante, colpevole di aver sostituito la propria dottrina al deposito della fede.

Così si scontrano coloro che gridano “prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare!” (espressione tratta dal Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2013) e quelli che rispondono “accogliere, proteggere, promuovere e integrare!” (verbi tratti dal Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018).
Come affermavano i latini, però, “in medio stat virtus”: a leggere attentamente i due documenti, si comprende che né Papa Benedetto intendeva promuovere la chiusura delle frontiere, né Papa Francesco sta imponendo l’accoglienza indiscriminata e irrazionale.

Le forme con cui si realizza la gestione dei flussi sono di competenza statale, ma gli Stati devono impegnarsi affinché siano tutelati due valori essenziali e immanenti al diritto: la dignità umana (di cittadini e migranti in pari grado) e l’integrazione nel tessuto sociale.
Non solo, si deve garantire a coloro che fuggono dalla guerra, dalla fame e dalle miserie un avvenire migliore nelle loro terre di provenienza.

L’Occidente ha corresponsabilità nell’origine dei flussi: lo sfruttamento delle risorse, le mire geopolitiche, le alleanze con i dittatori locali hanno reso impossibile la vita di quanti affrontano i viaggi della speranza.

Ora è necessaria una presa di coscienza comune, anche per salvaguardare la difficile pace tra gli stessi Paesi dell’Europa: se gli strumenti giuridici attuali non sono adeguati, è bene che i nostri governanti ne predispongano di nuovi; ai proclami vuoti di senso, ma carichi di odio e paura, devono seguire proposte concrete; alla guerra di valori (quasi fossero totem) è da sostituire un cammino di formazione delle coscienze, che le orienti alla salvaguardia della dignità e della vita.
Andrea Miccichè

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